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5 punti su cui basare la propria scelta della scarpa trail

Marco Goglino

fisioterapista, personal trainer, runner, scialpinista

 

Consigliare una scarpa da trail è abbastanza difficile, ognuno di noi è diverso e tante sono le variabili relative a questo sport. Cerchiamo allora di trovare i punti essenziali di riflessione:

006-fashionTomaia: personalmente non consiglio il gore-tex in quanto, a meno di essere anche dotati di ghette impermeabili, l’acqua non entrerà “attraverso” ma da sopra con maggiori difficoltà di smaltimento. Può essere invece efficace nella corsa su neve. La tomaia per me deve essere a rapida asciugatura, non rigida da dare pressione nei punti di flessione, non costringere il piede ma rimanere ben fasciante migliorando così la mobilità propria del piede e quindi la sua capacità di rispondere e adattarsi al terreno.

003-womenDrop e altezza: un drop basso facilità una migliore meccanica di corsa, soprattutto in discesa. Sicuramente chi possiede una buona tecnica potrà essere meno discriminante su questo aspetto. L’altezza dell’intersuola personalmente la consiglio la più bassa possibile in rapporto ovviamente all’ammortizzazione ricercata a seconda del tipo di distanza, più è alta e più il rischio di distorsioni aumenta, soprattutto se è inversamente proporzionale all’impronta a terra. Nel mio lavoro ho avuto spesso a che fare con runner con problemi a caviglie e ginocchia causati da questi eccessi, cambiata la tipologia di scarpa, risolto velocemente il problema.

001-vehicleAmmortizzazione: tasto dolente che viaggia di pari passo con il punto precedente, in quanto ormai si va sempre più ad estremizzare il parametro, fino a qualche anno fa le massimaliste (tipo hoka per intenderci) erano nei piedi di chi correva dalle 100 miglia in su, ormai c’è chi corre così equipaggiato anche le dieci chilometri, con fattori di instabilità aumentati come spiegato sopra! Esistono tanti modelli ammortizzati e piacevolmente filtranti anche per le lunghissime distanze e pesi massimi senza per forza salire sui trampoli. La differenza del percorso permette tanti distinguo, in un percorso tecnico e corto meglio una scarpa più “secca”, reattiva e precisa, in un endurance trail meglio più morbida, comoda e confortevole in toto.

005-detectiveGrip e mescola: questi fattori dipendono tanto dalle superfici e condizioni climatiche del tracciato, in condizioni di fango e terreno molle meglio una tassellatura aggressiva ma che permetta lo scarico del fango, in caso contrario ci si ritroverà a portare a spasso una “zeppa melmosa”. Su superfici secche e asciutte invece meglio un battistrada più minimalista, maggiormente efficace e confortevole. Negli ultimi anni i vari marchi con le rispettive mescole hanno fatto passi da gigante migliorando il grip medio, ma una buona mescola funziona a dovere se abbinata a un disegno corretto e non in tutti i casi succede. Purtroppo sono caratteristiche difficili da valutare se non provando i prodotti, magari a test organizzati da marchi e negozi.

002-moneyCosto: non per forza la scarpa più costosa è la migliore e soprattutto non per forza lo è per chiunque di noi. Ci sono meccaniche di marketing e sponsorizzazioni che fanno lievitare i prezzi anche non di pari passo con la qualità e la ricerca tecnica e di materiali! Oltre al fatto che non sarà la scarpa che calzano i top runner a farci correre più forte, anzi potrebbe non essere per nulla la nostra e causarci più di un problema fisico.

In conclusione consiglio sempre di “perderci” tutto il tempo necessario al momento dell’acquisto, ragionare in base al percorso/terreno/chilometraggio in cui le userete e di non basarsi solo su consigli di venditori o amici, loro possono, se competenti, indirizzarvi, ma i piedi sono i vostri e spesso non siamo nemmeno uguali tra destro e sinistro, figuriamoci tra persona e persona! Provare modelli diversi permette di avere sensazioni e risposte diverse, quindi se non potete partecipare a delle giornate test almeno correte in giro per il negozio, salite e scendete le scale, saltate!

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Commenti (2)

  1. Davide scrive:

    Sì ora siamo invasi da una gran quantità di marche e modelli di calzature, negli anni 70 usavamo Diadora in tessuto e suola in mescola di gomma, e si correva dove poi sono nate le gare trail, ora per i piedi è un lusso…le scarpe sono importanti ma importante è chi ci sta dentro…

    • Marco Goglino scrive:

      Sicuramente il valore di un runner non lo fa la scarpa, però se questa ci permette di migliorare la performance e/o di diminuire la possibilità di infortuni grazie all’evoluzione dei materiali e alla possibilità di utilizzarne una piuttosto che un’altra a seconda del percorso e delle sue condizioni ben venga. Anche un’auto del ’70 ci può portare al lavoro, ma nessuno di noi o quasi rinuncia all’aria condizionata e a una maggior confort!

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