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Brooks Cascadia 12 … la recensione !

 Andrea Fergola
 Andrea Fergola
Istruttore Tecnico Trail Running e Corsa Naturale responsabile portale trailrunning.it 

Siamo a 12 ! In dodici edizioni questa calzatura ha subito molteplici modifiche, quasi tutti, prima o poi, l’hanno provata, compreso il sottoscritto. Avevamo già valutato questa scarpa nella versione limitata della Scott Jurek – 2189 dove avevamo già evidenziato alcuni aspetti.

Allora partiamo con questa analisi:

Estetica: Fattore molto soggettivo descrivere una calzatura sotto questo aspetto…le vie sono sempre due, o piace o non piace ! A me personalmente, che trovo sempre molto difficile valutare calzature di questa fattezza, posso dire che esteticamente le trovo interessanti, come pure i colori a me sottoposti. Un bel mix di colore ed inserti.

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SUOLA: argomento molto dibattuto è il famoso “grip”, dove le aziende del settore cercano risolvere il maggior numero dei problemi di noi trailer. In questo caso mi sento di approvare questo tipo di tacchettatura, che su terreno asciutto, ha trasmesso una sensazione di sicurezza nel passo. Diversamente su bagnato ancora non garantisce una massima aderenza su rocce particolarmente lisce. Come potete notare nella foto, la Cascadia 12 differenzia nelle varie zone di appoggio.

TOMAIA: aspetto è molto importante per il buon successo di una calzatura. A mio avviso, ancora troppo poco traspirante, non permette una buona dissipazione del calore accumulato all’interno della calzatura. Si intuisce che tale soluzione è stata dettata nel cercare di proteggere il piede da fattori esterni, non tenendo conto del piede  che dovrebbe muoversi in un ambiente il più confortevole possibile . Forse con un tessuto maggiormente traspirante si potrebbe migliorare questo aspetto. L’allacciatura con le classiche stringhe, sistema di bloccaggio che prediligo.

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FLESSIBILITÀ: la CASCADIA 12 è stata concepita per un essere utilizzata su terreni impervi, quindi sono stati adottati tutti quei criteri di protezione. La trovo ancora poco adatta alla fisiologia del piede, infatti i punti di flessione della calzatura, come del resto nell’80% delle calzature da running, non coincidono perfettamente con quelle naturali delle articolazioni, vengono accontentati quelli della stessa calzatura. La conchiglia, è troppo rigida e protettiva, coincide con troppa precisione nella parte posteriore del piede fra l’inserzione del tendine di Achille ed il tallone, punto molto delicato per molti runners.

Altro aspetto non banale, che spesso sfugge all’occhio poco attento di molti trailer, è quello dell’alloggiamento delle dita del piede. Cascadia 12 propone un progressivo restringimento verso la punta della calzatura, non permettendo, in fase di appoggio, la dissipazione a terra del peso corporeo, non invita ad applicare un corretto gesto motorio.

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Conclusioni: nulla di nuovo per quanto mi riguarda, anzi forse una flessione al passato, rispetto ad alcune dinamiche espresse qui sopra. Si parla ancora di ammortizzamento, di protezione e di “neutral” o di “support” o “precision” ! Percepita come calzatura troppo strutturata e pesante, poco traspirante, anche se nota da evidenziare è il grip molto prestante, che concede sicurezza su terreni asciutti. Forse con un occhio verso quelle che sono le dinamiche bio-meccaniche del piede, si potrebbe trovare un giusto compromesso. La calzatura verrebbe completamente rivoluzionata, ma forse è arrivato il momento di investire su questo aspetto, visto il crescente approccio al “natural running”. A voi la scelta !

Lorenzo CostiglioloSi ringrazia, per la preziosa collaborazione, Lorenzo Costigliolo, apprendista fotografo.

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