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Comfort Zone…chi è costei ? Ecco perché è meglio conoscerne il significato

Maurizio Seneci

Trailrunner, Pedagogista Sportivo e istruttore di Trail Running
www.seneci.com

 

Anno dopo anno, impari a spostare la sofferenza. Quello che un anno è sofferenza, l’anno dopo è solo fatica. Hai maturato fisicamente, ma soprattutto psicologicamente la capacità di accettare il disagio. Roberto Ghidoni

Rovistando, leggendo e assaporando libri di pedagogia e psicologia, posso prenderne la definizione e scriverla così: la “Comfort Zone” rappresenta una condizione mentale di sicurezza che, per alcuni è un punto di arrivo o un traguardo, mentre per altri è uno stato di passaggio o un caldo e luogo sicuro in cui tutto sembra andare per il meglio, ma in realtà si percepisce uno strano desiderio di cambiamento.

È preferibile stare o uscire dalla “comfort zone”? Se rileggiamo e proviamo a tradurre letteralmente queste due parole, potremmo interrogarci su cosa possa spingere una persona a desiderare di uscire da una situazione di benessere e di comodità. Se invece analizziamo meglio e sposiamo il significato che oggi viene perlopiù assegnato a tale concetto, allora, viene naturale chiedersi come si possa considerare “confortevole” un benessere apparente da cui, più o meno consciamente, si vuole fuggire per sperimentare una nuova dimensione.

Stare nella “Comfort Zone” non è sbagliato. Il giusto equilibrio può essere identificato nella capacità di sfruttare tale zona in seguito ad un periodo particolarmente stressante, quando fisicamente e mentalmente, quindi, abbiamo bisogno di riprenderci dopo un forte stress.

Questa zona può però risultare una trappola.

Continuare a fare ciò che si è abituati a fare risulta facile, ma non permette nessuna evoluzione. Questo significa che se non riconosci di essere giunto dove vorresti essere, o come vorresti essere, nella tua vita è perché sei fermo nella tua comfort zone!

Se hai paura di affrontare le cose che ti spaventano, di assumerti dei rischi o cose di cui risulta difficile prevedere il risultato finale, non potrai scoprire chi sei davvero.

Possiamo affermare che riusciamo a conoscere noi stessi, proprio quando decidiamo di correre dei rischi. È il concetto di prendere a braccetto la paura (cfr “l’ignoto e la consapevolezza della corsa in notturna”): è proprio in questo modo che scopriamo di che stoffa siamo fatti, cosa sappiamo veramente fare, entriamo in contatto con il “vero sé”.

Per conoscere il ‘vero te stesso’ devi assumerti dei rischi.

E quando sei in collegamento con il “vero sé”, puoi scoprire il cambiamento, crescere, conoscere nuove esperienze e anche Amare, sperimentare vissuti che nella “comfort zone” non potrai trovare.

È solo nell’ignoto che potrai trovare i tuoi sogni, in un luogo quasi magico dove si Vive la vita. La “comfort zone”, viceversa, è un aeroplano in stallo.

“Se la strada non c’è, fattela da solo” così cita un detto scout, un movimento di un grande “condottiero” che ha saputo affrontare difficoltà inimmaginabili. Ed è così che finché si resta rinchiusi nella “comfort zone”, è impossibile crescere ed imparare.

Seguendo la strada meno trafficata e più impervia, impari di più su te stesso, sperimentando cose nuove e soprattutto ciò che non avresti mai scoperto e pensato di poter fare e raggiungere.

Trovare il coraggio di andare avanti anche nelle difficoltà è la giusta resilienza che ti permette di scoprire la felicità. Se alzi bandiera rossa, se ti ritiri di fronte alla situazione difficile, resterai nella tua “comfort zone”. Puoi utilizzarla per recuperare, per rifocillarti, ma è necessario non abbandonare il cammino, continuare a Tracciare la Nuova Via!

La routine è proprio una parte della “comfort zone”: può, inizialmente, soddisfarti ma ti toglie la capacità di aprirti al tuo vero sé e condividere le tue potenzialità con gli altri, con coloro a cui vuoi bene, con chi Ami.

La “comfort zone” è comoda, accogliente e calda, ma è anche una lama a doppio taglio. Se stai al sicuro per troppo tempo, infatti, diventi annoiato, pigro, appagato e perdi una parte di Te, quando la vita diventa abitudinaria.

L’approccio mentale in questi casi è fondamentale.

Comprendere che, in ogni caso sarà un’occasione di crescita e di sperimentazione, ci permetterà di avvicinarci al cambiamento senza traumi paure: “non perdo mai, o vinco o imparo”.

 

Non occorrono grandi imprese, è sufficiente uscire anche di poco dagli schemi, ma cosa possiamo fare concretamente?

Quando ti viene proposto qualcosa di nuovo, soffermati un attimo a pensare e cogli l’occasione di cambiare anche solo un poco della tua abitudinarietà.

Confrontati, incontrati con persone che hanno opinioni diverse dalle tue. È una questione di prospettive: quelle che crediamo siano verità assolute in realtà sono punti vista su cui costruiamo la nostra sicurezza.

Non rinchiuderti in una gabbia dorata.

 

La vita è fuori dal porto… Lascialo e prendi il largo!

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