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Corri al cinema ( seconda parte )

Ben ritrovati amici! Permettetemi di  accompagnarvi  nella  lettura della seconda parte di film scelti da me tra i moltiplici che sono stati girati a livello internazionale e non, che vedono come protagonisti uomini, atleti che hanno fatto della corsa la loro ragione di vita.

Marathon (2005) Corea del Sud

MarathonQuesto è un film molto poetico e toccante. Basato su una storia rigorosamente vera, quella di Cho-won, bambino autistico e di sua madre che non si arrende all’isolamento del proprio figlio determinata a dimostrare al mondo che il suo bambino può essere normale. Cho-won cresce, comincia a trovare una passione, quella per la corsa e la madre lo incoraggia e lo sostiene. Il ragazzo riuscirà a raggiungere il terzo posto in una gara di 10 km, convincendo il genitore a fissare un altro obiettivo per il figlio: completare una maratona in meno di tre ore. Questo non sarà un compito facile, anche perché la donna non è sicura se è lei stessa che sta costringendo il figlio a correre o se la corsa è davvero una passione per Cho-won. Il film mostra le lotte emotive, esplora e rivela l’amore profondo, genuino e puro dei due protagonisti. Marathon ha un ritmo bellissimo a mio parere né troppo veloce né troppo lento, immagini ricche ma non eccessive e la musica che accompagna le scene, sottolinea, in particolari situazioni, una grande intensità. Un film molto piacevole lo consiglio a chi pensa che la parola “ impossibile” non fa parte del suo vocabolario, a chi vuole sorridere, ridere, piangere e in generale sentirsi felice.

De Marathon (2012) Olanda

DeMarathonL’idea geniale di correre la maratona di Rotterdam, dopo aver scoperto di avere un debito di EUR40.000 con il fisco, viene a quattro uomini molto fuori forma che lavorano in un’officina meccanica nella città olandese. Chiedono ad un loro collega, ora fisicamente disabile, ma ex maratoneta, di aiutarli ad allenarsi per la gara in cui potrebbero vincere i soldi per estinguere il loro debito. I protagonisti sono persone comuni che non hanno mai corso in vita loro, non hanno di certo capacità naturali di riuscire in questo sport, abituati a bere birra e a fumare sigarette quotidianamente, ma spinti da una loro sfida personale, vedono nella maratona la possibilità, il desiderio di migliorarsi. Questo lavoro di origine olandese che a volte ricorda le storie di Full Monty è un bellissimo ritratto di amicizia e di determinazione, dove le vite dei quattro amici sono piene di sorprese e dove per loro mantenere vivo il morale tra alti e bassi, non è facile. Si ride si piange, si combatte per vincere anche se qualche volta non ci si riesce e quindi può succedere di perdere. Ma la vittoria, per questi uomini è molto relativa se gli forzi per raggiungerla possono essere usati come fonte di ispirazione per capire chi si è veramente e cosa si vuole dalla vita. E’ un bel film, divertente con un velo di amarezza e che vale la pena di vedere. Lo consiglio a chi ha già partecipato ad una maratona o ha già considerato l’ipotesi di prenderne parte un giorno.

Un ragazzo di Calabria (1987) Italia

un ragazzo di calabria2Calabria 1960. Mimì, 13 anni, primo di tre figli, ama la corsa: in essa trova spazio la sua ricerca di libertà, preferisce correre invece di andare a scuola o a lavorare nei campi. Ma il padre, uomo povero, vuole a tutti i costi che il figlio studi , per imparare una professione. Mimì ha invece una passione sviscerata per il podismo e verrà aiutato e incoraggiato ad allenarsi dalla madre. Il ragazzo adora Abele Bikiki, etiope che vince le olimpiadi a Roma, e proprio come il suo eroe corre scalzo, di nascosto dal genitore che non ne vuole sapere di questa sua strana passione. Grazie alla propria caparbietà, viene selezionato per i giochi della gioventù che si svolgono nella capitale e gareggerà con ragazzi provenienti da tutta Italia trovando la vittoria convincendo finalmente sue padre delle sue capacità. Subito dopo: i titoli di coda perchè il film finisce così. Quante pellicole americane in cui si raccontano storie di sport, hanno sommerso i nostri teleschermi? Quante gare finite al fotofinish con inevitabile vittoria del “nostro eroe”? Quanti ralenti utilizzati per protrarre il più possibile nel tempo l’attimo fuggente della vittoria? Quanti tifosi sugli spalti a tifare a favore o contro l’eroe di turno? Quanti esaltanti festeggiamenti nel dopo gara, con abbracci, pianti, lacrime di gioia? In “Un ragazzo di Calabria” non c’è nulla di tutto ciò. Mimì vince, ma quasi non festeggia, in uno stadio deserto dove ci sono solo pochi genitori. Il registra si fa quasi distrarre da altro, non si sofferma poi troppo sulla vittoria del ragazzo perchè Mimì corre per passione e non per una particolare rivendicazione. Non cerca un’ascesa sociale, né vuole sopraffare l’avversario. A lui basta vincere in modo tale che nessuno gli impedisca di correre. Un ragazzo di Calabria è un apologo sulla necessità dei sogni e sugli sforzi che occorre affrontare per realizzarli.

I protagonisti dei film che ho volutamente scelto corrono per raggiungere un sogno, per fuggire alla chiusa, retriva realtà in cui si trovano a vivere ogni giorno, a volte come prigionieri. Alla base della loro passione c’è il desiderio di libertà, la voglia di evadere da un mondo soffocante, la volontà di emergere, di mettere a frutto le proprie capacità.

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