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Corro perchè sono libero, sono libero perchè corro

Quando qualcuno mi domanda perchè corro, rispondo sempre chiedendo alla persona che ho di fronte il motivo per cui invece lei non lo faccia. La mia domanda è provocatoria fino a un certo punto, poiché trovo veramente difficile comprendere come si possa trascorrere il proprio tempo adagiati sul divano, preferendo la passività all’attività. La salute è il bene più prezioso di cui disponiamo, e chi ha la fortuna di possederla, credo dovrebbe impegnarsi a fondo per goderne dei benefici senza condizioni, anche nel rispetto di coloro che invece, per problemi realmente insolubili, non possono dirsi così fortunati. La società contemporanea tenta in tutti i modi di imporci la sedentarietà, facendoci credere che il benessere coincida con la comodità, cercando di indebolirci in ogni modo al fine di renderci più passivi e malleabili.
Rifiutare di arrendersi, in questo senso, può considerarsi un gesto sovversivo, ma al di là di ciò, il benessere che regala l’attività fisica è infinitamente superiore a quello che può derivare da un’oziosa e sedentaria serata, e la corsa costituisce per me lo strumento migliore per raggiungere tale benessere. Insegnando Lettere e svolgendo attività di studio e ricerca ho una vita piuttosto impegnata, ciononostante mi ritaglio quotidianamente uno spazio ( ogni giorno corro almeno 20 km ), con qualunque tempo e con qualunque clima, pensando a quanto sono fortunato a poter fare ciò che molti desidererebbero ma non possono fare; la maggior parte delle persone ha il difetto di elaborare le scuse più incredibili per giustificare la propria indolenza e la propria mancanza di volontà, rimandando a domani ciò che con l’impegno e l’abnegazione potrebbe fare oggi. Credo sia sbagliato considerare lo sport come un impegno, poiché ciò per certi versi equivarrebbe a sminuirne l’importanza; personalmente posso tranquillamente affermare che la corsa rappresenti un simbolo, simboleggi la mia libertà individuale, quella libertà che niente e nessuno riuscirà mai a togliermi. Fino a quando correrò sarò libero e infatti, la stanchezza dopo una giornata lavorativa non mi impedisce di infilarmi le scarpe e partire, anche perchè molto spesso si tratta soltanto di un’ingannevole sensazione: appena inizio a correre mi accorgo che la stanchezza era solo e soltanto un impressione; correndo mi sono reso conto che quando si sostiene di “non potere”, in realtà non si ha il coraggio ammettere a se stessi di “non volere”.
Ognuno di noi ha un enorme potenziale, generato dalla coesistenza della volontà e della salute, uno connubio nel quale una cosa implica l’altra: se lo tratti bene, il corpo non ti tradirà, e se sei in difficoltà, la volontà sarà sempre pronta a correre in tuo aiuto; parallelamente, se lo si abitua all’attività, sarà il corpo stesso a richiederla come un vero e proprio bisogno, e la corsa è diventata per me una fedele compagna di vita, una passione che prescinde dal risultato cronometrico. Infatti, sebbene prenda periodicamente parte a competizioni podistiche, non è mai il tempo della prestazione il mio obiettivo, quanto piuttosto il mio benessere psicofisico; paradossalmente, pur correndo con tempi decisamente buoni ( l’ultima mezza maratona l’ho corsa in 1 h 23′ e 43″, avendo corso 25 km il giorno precedente ), potrei tranquillamente non prendervi parte ed essere ugualmente felice. Ho ricevuto diverse proposte per entrare in squadre di podismo, ma ho sempre declinato l’offerta, poiché se accettassi, la corsa diventerebbe un’attività subordinata al volere degli altri, e smetterebbe di rappresentare ciò che per me rappresenta. Correre mi ha permesso di conoscere meglio il mio corpo, consentendomi di distinguere ciò che è un bisogno da ciò che esclusivamente un vezzo. Probabilmente, una frequenza cardiaca a riposo di 38 battiti al minuto mi predispone naturalmente all’attività aerobica, ma a trentatré anni posso dire di essere fisicamente molto più in forma di quando ne avevo venti, e a ciò ha sicuramente contribuito anche il cambio di alimentazione; da sempre amo molto gli animali, ciononostante, abituato a seguire la consueta alimentazione occidentale, per lungo tempo non ho prestato particolare attenzione al fatto che ciò che mangiavo strideva decisamente con ciò che pensavo. Per tale motivo ho iniziato a documentarmi sulle caratteristiche dell’alimentazione vegetariana e, gradualmente, ho eliminato dalla mia dieta le proteine animali ( oltre ai latticini e alle farine raffinate ), riscontrando inoltre immediatamente enormi benefici fisici: ho raggiunto il pesoforma, non ho mai né affaticamenti né infortuni, mai nulla. Mangio molti legumi e cereali, moltissima frutta e verdura, soia e cibo di origine vegetale. I vantaggi che ho tratto da questo stile di vita sono notevoli, e lo riscontro ogni giorno in ogni aspetto della mia vita: dalla maggior lucidità mentale alla mancanza di stanchezza, dall’umore alla qualità del sonno. Comunque, a prescindere dalle motivazioni etiche, credo che l’errore più frequente sia quello di ritenere di dover vivere per mangiare anziché mangiare per vivere, sfogando nel cibo mancanze di altra natura.
Relativamente alla corsa ho diversi progetti, e a breve mi piacerebbe coprire di corsa i chilometri del “Cammino di Santiago”. Vedremo…
Molte persone mi dicono che sono pazzo a correre ogni giorno e si domandano come io ci riesca, ma immediatamente, in maniera più o meno diretta, quasi tutti mi chiedono cosa dovrebbero fare per tenersi in forma e iniziare a fare ciò che faccio io, chiedendomi di poter correre insieme a me. In linea generale, rispondo sempre alla stessa maniera: “Basta volerlo!”
Matteo AndriolaMatteo Andriola 33 anni, vivo a Udine dove sono insegnante di Lettere e mi dedico ad attività di studio e ricerca in ambito filosofico-letterario, collaborando con l’Università degli Studi di Udine. Da circa un anno gestisco un blog di Filosofia, sono appassionato d’arte e accanito lettore, amante dei viaggi e dello sport in generale

Commenti (8)

  1. Federico Caon scrive:

    Ciao Matteo, ho letto il tuo articolo, hai espresso in modo chiaro (da prof. di ita. quale sei) quello che sento che provo e che vivo tutti i giorni sula mia pelle. Mi piace sentire il mio corpo, sfruttare le sue potenzialità, sentire il battito lento del mio cuore a riposo e veloce e secco sotto sforzo…… Mi piace sentire il mio respiro quando mi alleno, mi piace sentire la fatica che avanza e l’energia che si consuma piano e che lascia spazio all’esigenza di riposo. Mi piace l’apertura mentale e le prospettive che si generano quando il corpo sfiora i suoi limiti….
    Bravo sei un grande come tutti noi che ci definiscono … malati di sport…. Anche Nicolò è simile a Noi…

    • Matteo Andriola scrive:

      Sono molto felice di essere riuscito a riassumere emozioni e sensazioni comuni. Possono dirci ciò che vogliono, ma noi continueremo a correre!

      • Federico Caon scrive:

        Sai Matteo a 5 mesi scarsi dall’infortunio che mi hanno provocato sono di nuovo con le scarpe ai piedi, un miracolo per come sono i danni che ho riportato.. Oggi ho fatto 15 kM, il fisico risponde bene e ho già i battiti a riposo da popolazione “watussi”. Sono prorpio contentissimo… Ciao

        • Matteo Andriola scrive:

          Sono molto felice, e sono sicuro che i miglioramenti saranno costanti. Se lo tratti bene, il corpo ti sarà riconoscente e ti aiuterà a ripristinare la condizione.

  2. Sara scrive:

    Bellissimo! Un grande insegnamento sul valore della libertà e della volontà! E pure un gran gnocco!

  3. Maurizio scrive:

    Bellissimo articolo. Fenomenale. Da far leggere nelle scuole e non solo. Un esempio. Complimenti Matteo.

    • Matteo Andriola scrive:

      Grazie Maurizio. Effettivamente, spero la mia esperienza possa fungere da stimolo per tutti coloro che ancora non hanno compreso appieno l’importanza della salute o che magari la danno colpevolmente per scontata.

  4. Claudia scrive:

    Meraviglioso!!in una società di persone sovrappeso e svogliate questo è un grande messaggio!!

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