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DIARIO DEL TOR

Jean Pierre Perrier

Appassionato di sport, montagna e viaggi. La mia giornata ideale inizia la mattina presto con una bella camminata e si conclude con la lettura di un buon libro. Studio ingegneria e sogno di girare il mondo per scoprire nuovi posti e culture.

 

Dall’11 al 17 settembre ho seguito giorno dopo giorno il Tor des Géants, per raccontare con un reportage i momenti, le emozioni, i paesaggi, le storie che fanno parte di questa avventura.

Il Tor des Géants è una delle gare di trail più dure e difficili del mondo: 330 km di sviluppo e 24 mila metri di dislivello da affrontare in meno di 150 ore, percorrendo le due alte vie che uniscono le montagne della Valle d’Aosta. I concorrenti arrivano da ogni parte del mondo: ci sono valdostani e giapponesi, svizzeri e abitanti della piccola isola del Pacifico chiamata Vanuatu. Alla partenza, oltre alla musica, tanti colori e circa 800 zaini, c’è un’atmosfera magica, ogni atleta ha la sua espressione, i suoi pensieri, le sue speranze, ma hanno tutti lo stesso sogno: riuscire ad arrivare al traguardo.

C’è chi si è iscritto per puntare alla vittoria, chi per scoprire nuovi posti favolosi, chi per sfidare se stesso, cercare i propri limiti o dimostrarsi di essere forte… In prima fila, per ricordare a tutti il grande valore di una vita “normale”, ci sono alcuni ragazzi in sedia a rotelle, simpaticamente chiamati “Maratonabili”, che salutano con un sorriso gli atleti, che avranno la fortuna di correre su e giù dalle montagne con le proprie gambe. 5, 4, 3, 2, 1, via! Inizia il cammino, l’avventura, la fatica.

Una fatica che per alcuni durerà tre giorni, per altri quasi una settimana. Nessun trailer si sente solo: migliaia di volontari lo assisteranno in ogni luogo, conoscerà tantissime persone e di notte, in mezzo al buio, sarà accompagnato dai canti degli animali e dalle lampade frontali degli altri concorrenti. Si cammina… Passo dopo passo, con i piedi rotti, le gambe distrutte, la testa stanca… Ma non ci si può fermare se si vuole realizzare il proprio sogno.

E’ anche questo che rende unico il Tor: non basta l’allenamento, non bastano le gambe… Serve la testa, serve il cuore, bisogna superare se stessi, raggiungere i propri limiti e andare oltre, non mollare mai. Bisogna camminare sotto il sole caldo, di notte, con la pioggia, in mezzo al vento gelido… In ogni condizione. Un colle dopo l’altro il traguardo si avvicina.

Gli atleti ne hanno già scalati 14, ne manca solo uno, il Malatrà. Un’ultima lunga salita, con le gambe che fanno male e la testa che non ce la fa più. E’ il cuore a spingerli, non si possono arrendere proprio ora, e così ce la fanno, arrivano in cima, in una fessura tra le rocce che è per loro come una porta.

La porta per i sogni… adesso c’è la discesa, che è fantastica perché ogni passo è indimenticabile: mancano pochissimi chilometri alla fine, il traguardo è laggiù, e poi si sente la musica, in lontananza, che diventa sempre più forte.

Ecco il centro di Courmayeur, ancora pochi passi, in mezzo a tante persone accorse ad applaudirli, ed ecco raggiunta la meta, la fine della fatica, il sogno che ricorderanno per sempre…

Foto in evidenza di Jeantet Stefano, con Lisa Borzani

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