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Fine estate: qualcuno parte, qualcuno resta

Anastasia Cella

Studentessa di Scienze Naturali all’Università di Genova, volontaria presso il c.r.a.s. di ENPA Genova a Campomorone e amante della fotografia.

 

Siamo ormai quasi giunti alla fine dell’estate, come noi rientriamo dalle ferie e ci accingiamo a tornare a lavoro, anche la natura si prepara.

Vi sono animali che necessitano di cambiare luogo e/o abitudini per sopravvivere alle stagioni avverse. Se volgete il vostro sguardo al cielo potreste accorgervi dell’assenza di alcuni comuni uccelli che hanno accompagnato l’estate con il loro festoso cinguettio e il loro agile volo.

Sto parlando dei rondoni (apus apus), uccelli migratori della famiglia degli apodidi dalle ali falciformi (con un’apertura di 38-44 cm) e il piumaggio grigio scuro ad eccezione della gola bianca.

Questi uccelli, tra i più veloci d’Europa nel volo (fino a 200 km/h) arrivano in Italia in tarda primavera per la stagione riproduttiva, e ripartono per lo svernamento alla fine dell’estate per raggiungere le calde foreste dell’Africa.

La migrazione può durare diversi mesi, durante i quali i rondoni dormono e si alimentano in volo, insomma non si fermano mai, questo grazie alla capacità, in comune con altre specie migratorie, di dormire con un emisfero del cervello mentre l’altro controlla il volo.

Il nome “apus apus” (apode = privo di zampe) deriva dalla credenza che questi uccelli avessero le zampe atrofizzate e che ciò impedisse loro di poggiarsi. Non è del tutto vero, il rondone possiede piccole zampe artigliate che servono perlopiù per arrampicarsi o aggrapparsi, ma la partenza da terra gli risulta quasi impossibile, ecco perché questa specie, se trovata in difficoltà, va raccolta e portata al CRAS (centro recupero animali selvatici) più vicino, dove verrà riabilitato e liberato il prima possibile.

Per quanto riguarda l’alimentazione il rondone è una specie insettivora, un buon surrogato, in casi di emergenza, può essere qualche pallina di carne tritata e delle gocce d’acqua. Al CRAS ENPA di Campomorone (GE) ogni anno vengono recuperati almeno un centinaio di questi uccelli, adulti e non, vengono cresciuti e riabilitati per potergli restituire la libertà.

Un altro uccello migratore presente proprio in questi giorni nel nostro CRAS è il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus) rapace diurno della famiglia degli Accipitridi, una specie protetta che sverna anch’essa in Africa. L’aspetto e le dimensioni sono simili a quelle di una poiana, con un’altezza di circa 50 cm e un’apertura alare che supera il metro, ma la sua peculiarità sta nell’alimentazione a base, principalmente, di vespe.

Date le sue dimensioni necessita di grandi spazi per le prove di volo, per questo motivo vi invito a partecipare alla nostra raccolta fondi per la costruzione di nuove voliere, di cui troverete le indicazioni sul sito: www.enpagenova.org .

La migrazione non è l’unica strategia adottabile per lo svernamento, infatti altri animali affrontano l’inverno cercando o costruendo un riparo dove trascorrere il letargo. È il caso del riccio (Erinaceus europaeus), animale molto conosciuto e presente ovunque sul territorio italiano, onnivoro, famoso per la sua strategia di difesa che consiste nell’appallottolarsi e difendersi con gli aculei posti su quasi tutto il corpo, i quali attutiscono anche eventuali urti o cadute. Aculei che però non sono presenti dalla nascita, i ricci infatti nascono praticamente glabri, le loro armi di difesa si svilupperanno nel tempo. Una domanda che sorge spontanea è come facciano ad accoppiarsi senza pungersi, a questo proposito il maschio è dotato di un organo sessuale dalla lunghezza pari alla metà del suo corpo, che gli permette di non ferirsi con gli aculei della femmina durante la copula.

Un altro animale conosciutissimo ma forse meno apprezzato per via del suo conflittuale rapporto con l’uomo è il ghiro (Glis glis). Somigliante ad uno scoiattolo, ma di colore grigio/bruno con la coda che presenta un ciuffo nero, il ghiro è l’animale che per antonomasia accompagna il concetto di letargo, ma purtroppo la sua natura lo rende un animale poco desiderato, nonostante sia una specie protetta.

Questo contrasto nasce dall’abitudine dei ghiri di cercare riparo nelle abitazioni di campagna, occupando cantine e sottotetti, rosicchiando legni e disturbando il nostro sonno, in quanto animale notturno. Essendo un roditore necessita di rosicchiare per affilare i suoi 4 incisivi che gli servono per alimentarsi con ghiande, bacche, castagne e altri vegetali.

Con l’arrivo dell’autunno è preferibile prevenire questa convivenza indesiderata anziché dover ricorrere a metodi dannosi ad una specie che, ripeto, è protetta. Come prima cosa dobbiamo isolare la nostra casa: se abbiamo alberi nelle vicinanze con rami che si avvicinano al tetto o alle finestre conviene potare questi per eliminare eventuali ponti naturali. Se ció non è possibile é necessario porre degli ostacoli lungo le pareti arrampicabili. Un altro metodo è installare dispositivi elettronici di dissuasione che producono ultrasuoni non udibili all’orecchio umano ma certamente fastidiosi per molti roditori.

I casi sopracitati mostrano come specie diverse abbiano strategie differenti per superare l’inverno, nel caso del ghiro e del rondone sono opposti. Il nostro centro di recupero lavora su più fronti: si impegna a preparare gli uccelli in tempo per la migrazione ed assicura un riparo per i mammiferi che trascorreranno il letargo come nostri ospiti.

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