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IL MIO PENSIERO

 

Lo scalpiccio dei passi, il ticchettio dei bastoncini da trekking, i respiri affannati ed il mio pensiero. Questi  sono i rumori che sento durante una gara di ultratrail. Si avete capito bene! Io SENTO il mio pensiero perché lui è rumoroso. Certe volte è fastidioso. Spesso è insopportabile.

Mi dice: <<Stai attento, li c’è un sasso, non cadere!>>  Mi controlla. << Ehi tu dove vai? Non vedi che hai sbagliato sentiero!  Ritorna indietro.>>  Spesso mi rimprovera.  << Su coraggio. Ma che fai? Non ce la fai?>> Non lo sopporto! Ma il mio pensiero è li, sempre presente e non mi lascia mai da solo! Mai! Neppure quando sono passate parecchie ore dalla partenza di un ultratrail ed io, come per magia, mi ritrovo da solo immerso nel paesaggio incantato di una montagna che fino a poco prima mi era sconosciuta o addirittura mi era persino ostile.

Ma lui, il mio pensiero, è li con me.  In certi momenti però anche lui riesce a rilassarsi e si confida come neppure un amante riesce a fare. Sono parole che non avevo mai sentito. Sono  profonde, dirette, vere  ma soprattutto belle.<< Ma dove si erano nascoste? Perché non me le hai confidate prima? Io ho bisogno di loro come un neonato ha bisogno del latte della propria mamma!>>  E solo in questi momenti ti accorgi di essere vivo come raramente lo sei stato prima!

Respiro affannato, sudore, dolore ad un piede, stanchezza, pensieri, pensieri, pensieri. Sono vivo! <<E’ bello stare con te! Adesso però stai zitto perché mi devo concentrare e la mia gara è ancora lunga ed io devo farcela, devo finirla a tutti i costi. Sai, che ti credi, mi sono allenato per mesi e mesi e non certo per stare a sentire te!>>

Si, anche noi tapascioni abbiamo bisogno di allenarci. D’estate con il caldo torrido che ci costringe a fermarci spesso per fare rifornimento d’acqua da fontanelle più o meno funzionanti; d’inverno con il freddo tagliente che neppure  l’indumento più supertecnico riesce a respingere; in città su ciclabili piene di buche e sterpaglie incolte lasciate lì da un amministrazione pubblica sorda alle richieste di quella parte, sempre più numerosa, di cittadini che vorrebbe trascorrere il loro tempo libero in ambienti più curati; in campagna su sentieri solitari con la paura di incontrare cani randagi non così amichevoli; in compagnia di un amico o del gruppo di runner che condivide la tua stessa passione; da solo ma sempre in compagnia dei nostri pensieri.

Ho tolto tempo alla famiglia, ai miei figli ed al riposo. Sarebbe stato più semplice la mattina starsene a letto e dormire qualche ora in più. Sarebbe stato più semplice starsene la sera comodo sul divano a guardare qualche bel film insieme alla mia famiglia. Ma tu, il mio pensiero, eri sempre li a ricordarmi che se non mi fossi allenato a sufficienza non ce l’avrei fatta ad affrontare una gara dura come un ultratrail. <<Ehi mica sei un super runner. Tu, più di altri hai bisogno di allenarti altrimenti non ce la farai mai a portare a termine la tua gara. Ricordati anche che hai più di cinquant’anni>> Cafone, maleducato ,screanzato.

Ma lui, il mio pensiero parla, parla sempre e lo fa soprattutto durante le gare. <<Silenzio ho bisogno di stare da solo. >> Lo minaccio. Ma lui niente continua imperterrito.  <<Ehi guarda, non vedi che c’è qualcuno davanti a te. E’ un altro trailer.  Dai su raggiungilo.>> Con uno sforzo lo affianco. Lo conosco, ci salutiamo e lui mi fa passare. Ma prima cerco di scrutare  il suo viso. Ciò che mi colpisce però non sono i segni superficiali che la fatica di un ultratrail ha potuto imprimere  sul suo viso marchiandolo di rughe profonde. Ciò che mi colpisce è  il suo sorriso.

<< Lo sai perché sta sorridendo? Perché in questo momento lui è felice!>> E lui, il mio pensiero, mi colpisce così duramente che ci metto un po’ a riprendermi da questa meravigliosa scoperta. << Hai capito? Tu non sei venuto qui  solo per correre un trail ma per vivere la tua vita! E di sicuro non per viverla da solo perché tu non sei un isola solitaria in mezzo al nulla di un oceano sconfinato ma una penisola che confina con altre penisole. Tutti hanno bisogno di tutti>>

Il mio pensiero mi sprona ed allo stesso tempo continua a suggerirmi << Affrontala, combattila, calpestala e vedrai che non sarai mai solo, mai. Anche nei momenti di solitudine del tuo lungo cammino incontrerai sempre qualcuno che ti sorriderà.>>

< Uffa! Basta con questi pensieri. Non mi convinci! La vita è un’altra cosa e non puoi paragonarla ad una corsa trail.  Dai su andiamo avanti e possibilmente in silenzio che la gara è ancora lunga.> Ma lui, il mio pensiero, è sempre li con me! Mi parla, si confida, si meraviglia ma soprattutto non mi lascia mai. Non manca ancora tanto. Il paesaggio è stupendo ed i chilometri che mi separano dall’arrivo piano piano diventano sempre di meno.

<<Perché corri?>> Ah ma allora non mi lascia proprio mai in pace  lui,  il mio pensiero. <<Perché hai così fretta di arrivare?>> Insiste. Ed io, ed io…. non so che cosa rispondere. Se non ricordargli che è pur sempre una gara e,  anche se non sono un campione,  bisogna che tenti di finirla nel minor tempo possibile.

Ma no lui no non è d’accordo. Anzi mi ricorda quello che ha detto e scritto un trailer di grande spessore umano, sportivo e, perché no, di aspetto. ”E se non si corresse solo per il cronometro? La società sempre più competitiva e selettiva ci spinge sempre a tavoletta e al minimo segno negativo ci butta via come roba vecchia, quindi anche correndo siamo abituati a pretendere il massimo”.

<<Uhmmm non so.>> Tentenno dubbioso. <<Abbiamo ancora tempo per pensarci  anche se il traguardo non è poi così lontano. Ma ora fammi concentrare che ho da affrontare l’ultima salita con 500 metri di dislivello positivo.>>  La salita è li davanti a me che mi sta aspettando. Non ha pietà la salita. Affrontala da perdente e sarai spacciato. Affrontala senza umiltà e sarai spacciato. Affrontala invece come affronteresti una persona che hai appena conosciuto, con il giusto rispetto e vedrai che te ne darà merito. Passo dopo passo insieme al mio pensiero affronto la salita del Rifugio Averau, della Forcella Giau e del Col de Bos e tutte le salite della mia vita.

Piano, non riesco ad andare forte. Molti mi superano ma io vado avanti, sempre piano,  perché so che devo canalizzare tutta la mia energia residua nell’ultima discesa prima dell’arrivo. Eh si, l’ultima discesa la voglio correre senza di lui, senza il mio pensiero. Non voglio pensare a niente e correre libero fino alla linea del  traguardo di questa insensata e folle corsa.

Mancano cento metri, il paese è tutto in festa, lo speaker grida il mio nome ed io non mi sento più stanco. Ma succede una cosa strana. Tutti  gli spettatori sono lì che mi sorridono, che mi applaudono, che mi danno pacche sulle spalle e che mi gridano <<Bravo!>>  Ma perché poi, non sono mica arrivato primo. Ma è finita ed io ce l’ho fatta! Mi volto per un attimo indietro e rivolgo il mio pensiero a ciò che è stato. Fantastico!!

FABRIZIO FELIZIOLI 1Opera di FABRIZIO FELIZIOLI

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Commenti (2)

  1. Torello Felizioli scrive:

    Scritto molto bello e emozioni profonde e sentite

  2. Ha la profondità e la forza del “sentire”, che porta all’essenza della persona. Semplicemente meraviglioso. Complimenti

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