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Il terzo tempo si fa in quattro

Tagliatelle al ragù di cinghiale, polenta al sugo di funghi, torta di castagne e vino rosso: un menù completo alla scoperta del territorio.

Il terzo tempo è un aspetto costitutivo e importante delle manifestazioni di Trail Running, è un momento di aggregazione, un occasione per scambiare opinioni sulla gara, sul percorso e sulle proprie prestazioni, rappresenta, in un certo senso, il meritato premio ristoratore che appaga la fatica dell’impresa. Ma il terzo tempo è anche un modo indiretto per conoscere il territorio circostante. Un menu di tre portate, primo, secondo e dolce, può trasformarsi in un viaggio, tra aromi e sapori, alla scoperta dell’ ambiente e delle tradizioni.

Accomodatevi al vostro tavolo e lasciatevi guidare dai sensi.

Accogliamo la prima portata, tagliatelle al cinghiale. Succulenti nastri dorati, morbidi e vellutati, avvolti da un rosso ragù, denso e profumato. Un gusto pieno e pungente ci pervade e ci troviamo in un bosco. Davanti a noi, una scrofa di 80 kg si sposta tra i cespugli, scavando il terreno in cerca di qualche radice, bacca, frutto o piccolo animale.

Dietro di lei cinque piccoli dal manto striato, quasi invisibili nella penombra del sottobosco, avanzano trotterellando. Poco distante alcune femmine con i loro cuccioli e giovani maschi, figli dell’anno precedente, la accompagnano. I maschi adulti vivono appartati. Nella stagione degli amori, tra metà novembre e fine dicembre, si avvicinano al gruppo, con cui stanno solo i pochi giorni dell’accoppiamento per poi allontanarsi. Conducono una vita solitaria, difendendo il proprio territorio nel quale si spostano alla ricerca di cibo e di pozze di fango dove rotolarsi per rimuovere parassiti e proteggersi dalla calura estiva.

Un bicchiere di vino rosso, un nettare agrodolce dal gusto intenso. Nella nostra mente si fa strada l’immagine di ordinati filari che salgono lungo i dolci pendii. I grappoli, dagli acini color rubino, fanno capolino tra le grandi foglie palmate, mentre si ode in lontananza il verso inconfondibile dell’allodola. Un sorso e siamo pronti alla seconda portata. Polenta, calda e fumante, piccoli chicchi di mais impreziositi da una crema corposa. Un meraviglioso connubio, tra il delicato sapore del grano e l’intenso aroma dei funghi. Siamo di nuovo nella foresta, in una radura sotto l’ombra delle querce, fanno capolino tra le foglie secche quattro porcini dal cappello color nocciola e dai candidi gambi, frutti di misterioso organismo. Dalla base del gambo, filamenti sottili, le ife, si dipartono in un invisibile ragnatela sotterranea, una massa cotonosa che assorbe nutrimento decomponendo resti vegetali e altre sostanze organiche o talvolta instaurando con le radici degli alberi vicini un rapporto simbiotico: la pianta fornisce sostanze nutritive alle ife fungine che in cambio la favoriscono nell’ assorbimento di acqua e sali minerali. Durante il periodo di riproduzione, due filamenti si fondono tra loro e si spingono in superficie. E’ così che dal terreno sbucano i frutti dalla forma ad ombrello, ingegnoso strumento di diffusione delle cellule riproduttive, le spore.

Un altro sorso di vino e il dolce è servito. Morbida e fragrante torta di castagne dal gusto speziato. In una grande stanza, riuniti attorno ad una stufa scoppiettante, giovani, adulti e anziani sono intenti a raccontare storie e antiche leggende. Al piano superiore su un graticcio di legno, le castagne stanno essiccando lentamente. Dopo una quarantina di giorni saranno raccolte in sacchi di canapa e battute con forza al suolo, per separare il frutto dalla sua coriacea buccia. Solo allora saranno trasportate al vicino mulino, dove una grande macina di pietra, mossa dalla forza dell’acqua, le trasformerà in tenera farina, prezioso alimento nei freddi mesi invernali, quando i campi sono a riposo.

Questo pranzo si conclude qui, ma il nostro viaggio continua. Ogni piatto tradizionale ha una storia diversa da rivelare e molti sono gli ambienti e i valori culturali da scoprire. Il terzo tempo del Trail Running valorizza questi aspetti come parte integrante della manifestazione. Si corre in ambienti naturali di pregio e si mangiano prodotti locali dove gusto e tradizione si incontrano in un percorso in cui ci si riappropria del legame con la natura. Il Trail non è una gara fine a se stessa, ma un evento di promozione e valorizzazione del territorio, un’esperienza unica che comincia dal ritiro del pettorale e si conclude quando si risale in automobile.

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