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Il Tor di Lisa Borzani

Non me lo togliero’ finche’ l’usura non me lo strapperà via. Gliel’ho promesso.

E’ stato, di fatto, l’unico compagno di viaggio che non mi ha mai abbandonato nei giorni del mio Tor.

Fedele, onnipresente, testimone silenzioso, e ne ha viste di tutte i colori….

Ha visto la prima festosa giornata di Tor, tra la folla colorata di La Thuile e del rifugio Defeyes che mi incitava e applaudiva e mi dava piu’ carica di un pieno di carboidrati!

Ha scollinato con me a passo Alto e al Crosatti e poi al Col Finestra e all’Entrelor….ed al Loson con la neve ed il vento che solo al ricordo mi viene ancora la pelle d’oca!

Ha ricevuto le cure amorevoli e preziose nei bivacchi eliotrasportati sull’Entrelor e sul Loson e alle basi vita, la’ dove una parola cara o uno sguardo materno o un abbraccio “vero” fanno la differenza tra l’essere  trailer e l’essere partecipanti al Tor des Geants. Ha ricevuto con me tutte le attenzioni che solo i “volonTOR “ di questa gara sanno regalare a tutti i partecipanti.

E’ riuscito a darmi forza, inconsapevolmente, quando nella solitudine di una fredda e nebbiosa notte tra la Fenetre d’Ersaz e la Fenetre du Tsan, mi ha ricordato che “ero al Tor”..mi ha ricordato che anche se ero l’unico essere umano lassu’ nel raggio di qualche chilometro in realta’ avevo molti amici in gara e non che mi supportavano a distanza e tifavano per me.

Ha condiviso le mie emozioni quando il mio cuore ha cominciato a battere piu’ forte sia per lo sforzo che per l’adrenalina perché Denise era piu’ vicina, perché ero felice e soddisfatta di “battagliare” dando tutta me stessa con l’atleta che mi precedeva e che stimo molto.

Ha sognato con me quelle cime dei Giganti che purtroppo non si sono viste perché la nebbia, quella birbante, le ha coperte permettendo solo di sognare paesaggi ed orizzonti che pudicamente non si sono mai mostrati in tutta la loro bellezza.

Si e’ sporcato un po’ con il sugo al pomodoro,  con il brodo di calde minestrine, con il succo di macedonia fresca che generose mani avevano preparato per noi viandanti proprio in quei rifugi, in quei luoghi magari anche sperduti nei quali non avresti mai pensato di trovare simili delizie.

Mi e’ rimasto accanto quando sentivo la terribile mancanza del mio compagno Paolo, in gara anche lui, che non non ho visto ne’ sentito per giorni da quando il Tor e’ partito…e non ci ero proprio abituata a quella lontananza, per niente.

Ha creato con me un legame forte. Si’ perché puo’ sembrare strano, eppure quel braccialetto che ti chiudono al polso al ritiro del pettorale rappresenta molto e , nel corso del Tor, diventa un riferimento.

E ad un certo punto dismette le vesti di semplice “oggetto” e diventa praticamente un RITO: lui e il suo chip testimoniano che “ce l’hai fatta”, che sei passato in quella base vita, in quel punto di controllo quando senti il suo “biiip”.

E cosi’ il verbo “chippare” diventa musica per le tue orecchie e ti regala un po’ di sollievo ogni volta che “chippi IN” alla base vita ..e ti regala un po’ disperanza e di motivazione quando “chippi OUT” partendo per il successivo punto ristoro.

E non mi ha tradito nemmeno quando le parole “GARA  ANNULLATA” hanno azzerato l’entusiasmo bambino di “giocarmela fino in fondo” e di arrivare sul tappeto rosso a Courmayeur ….

No,  non si e’ fatto contagiare dalla mia stanchezza mista a tristezza.

L’ho guardato e lui mi ha sussurrato dolcemente: “Non tagliarmi, tienimi con te.  L’anno prossimo mi alzerai verso il cielo quando valicheremo assieme  la fessura del Malatra’ “.

Silvia BorzaniScritto da Lisa Borzani Atletica Chirignago

Commenti (1)

  1. Diego scrive:

    Poetessa deĺl’ultra trail.

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