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Immaginando un’estate da lupi

Fabrizio Pedruzzi

Ambiente e natura

Immaginiamo per un attimo di non aver passato le nostre ferie estive su spiagge assolate, in città d’arte o magari in montagna  ma, invece in un territorio solitario da dove fosse possibile osservare il territorio di un branco di lupi: che cosa avremmo visto?

Sicuramente degli animali interessanti, che in questo periodo, come sempre, hanno come attività prevalente la caccia, la marcatura e la difesa strenua del proprio territorio. Ora facciamo  che all’interno di questo branco siano nati dei cuccioli, e allora, testimoni eccezionali di una riproduzione,  probabilmente resteremo molto stupiti da quello che accade.

Proviamo a ricostruire l’antefatto di questa situazione.

All’interno di un bosco alle nostre latitudini, in un periodo compreso tra gennaio e marzo una coppia Alpha (l’unica che ha la possibilità di farlo), decide che ci sono le condizioni ideali  per incrementare la composizione del branco.

Si accoppiano e dopo una gestazione di 63 giorni circa ecco che arrivano gli eredi…

Si tratta in media di 3 o 4 animali, dal peso approssimativo di circa mezzo chilo, che si presentano alla vita ciechi e sordi. Spesso vittime di un alto tasso di mortalità e comunque evidentemente bisognosi di cure, per le prime 3 settimane di vita hanno la mamma tutta per loro, che li custodisce in una tana da dove può garantirgli protezione e tutto il necessario per provare a crescere.

Inizialmente si nutrono solo del latte materno, ma in breve, inizia il periodo si svezzamento composto da una sorta di omogeneizzato creato dal rigurgito di carne pre-masticata dagli adulti…un po’ rivoltante il sistema, ma molto efficace.

Da questa pratica dipenderà in fondo la loro sopravvivenza; la stessa sarà possibile solo se tutto il branco avrà la capacità di garantire l’abbondanza di cibo necessaria.

Non hanno molto tempo per crescere i cuccioli di lupo…pochi mesi trascorrono all’arrivo dell’inverno e in quel periodo, dovranno farsi trovare in ottima forma, capaci di seguire i genitori in tutti i loro spostamenti. Dovranno aver acquisito una conoscenza del territorio che li tenga alla larga dalle situazioni pericolose, un protocollo di comunicazione posturale e vocale che le consenta di vivere nel branco, inquadrati nella rigida gerarchia.

Crescendo diventerà anche per loro da rispettare in obbedienza assoluta.

Solo usciti dalla tana godono di un  brevissimo periodo a loro concesso dalla natura per vivere la loro ”infanzia”.

Dalla tana escono tra le fauci della madre, da qui il proverbio in bocca al lupo che non sta a indicare l’augurio di finire sbranato, ma quello di trovarsi evidentemente curato e in un posto sicuro, per rifugiarsi in luoghi tranquilli  definiti dai tecnici ”rendez vous site”. Da lì ci sarebbe possibile vederli continuamente giocare, imparare a ululare e  mostrare un abbozzo del proprio carattere.

Quasi subito il lupo più ”leader” manifesta (o cerca di farlo) la sua tendenza al comando oppure il più sottomesso esibisce la sua condizione con mimiche e movimenti sempre più complessi ma chiari e inequivocabili.

Sarebbe anche  possibile per noi, apprezzare  come in questo periodo tutto il branco sospende provvisoriamente i collaudati moduli comportamentali per orientare tutte le attenzioni sui nuovi arrivati.

E’ inusuale in natura trovare un animale che cerchi di attuare una così completa trasmissione del sapere, ma ricordiamoci che il lupo solo quando è in branco vive in condizioni ottimali, quindi è necessario che all’interno di quel nucleo ogni meccanismo funzioni alla perfezione.

Il processo di crescita ”assistita” dura circa 2 anni. In questo lasso di tempo i nuovi lupi avranno tutte le caratteristiche per essere considerati tali, e ora, come la rondine viene incoraggiata al volo, così all’interno del branco, inizia spesso un aumento di pressione sociale che cerca di spingere gli ultimi arrivati fuori dal branco. Se questo intento si realizza, vedremmo concretizzarsi una dispersione vera e propria, un movimento quasi sempre  unidirezionale .

Chi lascia il gruppo alla ricerca di un’ altro branco pronto a riceverlo o di una compagna/compagno per provare a crearne un’altro, attraverserà probabilmente il momento più difficile della sua esistenza.

Mai più avvertirà così da vicino la sua vulnerabilità.

Fuori dai territori conosciuti, solo per la caccia, percorrendo strade mai viste, sono innumerevoli i pericoli a cui andrà incontro. In questa fase è altissima la mortalità sia per i possibili incidenti con tutto ciò che circola nel nostro mondo, sia  per la minaccia di scontri fisici importanti violando il territorio di branchi confinanti.

Ecco il lupo che personalmente ammiro di più. Il ”lone wolf” un animale che assume su di sé  rischi enormi ma possiede anche una volontà di sopravvivenza che spesso lo porta a coronare il suo  sogno. Un nuovo territorio, un nuovo branco, altre mille sfide perché tutto vada sempre avanti, comunque..

Tante cose avremmo visto da quell’ipotetico territorio che abbiamo immaginato all’inizio, ma non è  andata così. La nostra vita è troppo accelerata per osservazioni così pazienti e dettagliate, anzi  probabilmente tanti non avrebbero neppure la voglia o la curiosità per provarci. Tra noi e la fauna selvatica resta una linea immaginaria ma tangibile, altri ritmi, altre esigenze, altre prospettive ma dobbiamo ammettere stesse necessità.

Aspettando quindi l’autunno, godiamoci quel che resta di cieli azzurri e del sole caldo.

Per me i soliti passi lenti, per voi  allenamenti, ma tutti, quando ci troviamo dentro un bosco, su di un crinale, cerchiamo di pensare  che quella identica  strada che percorriamo per sentirci vivi, per sentir battere il cuore, è la stessa che forse condividiamo con il lupo appenninico.

Lui è tornato per la sua sopravvivenza, ma anche per ricordarci che la  natura non è una nostra esclusiva.

Quello che lei ci concede non è da intendersi a nostro discrezionale uso e  consumo,  ma a disposizione per tutte le altre sue creature.

Credo fermamente che ”condividere” sarà un concetto con il quale, volenti o nolenti, tutti dovremo abituarci a misurare.

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