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LA FILOSOFIA DI BAREFOOT TED SULLA CORSA A PIEDI NUDI

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 di Paolo Iavagnilio
Istruttore Tecnico Nazionale di Trailrunning, Presidente SURVIVAL TRAIL RUNNERS

Prima d’iniziare ad illustravi l’articolo, vorrei raccontarvi brevemente chi è l’autore; molti di voi lo conosceranno come Ted lo Scalzo, perchè magari avranno letto il libro “Born to Run”, altri lo avranno conosciuto per via dei “Luna Sandals”, azienda che fabbrica sandali da corsa, della quale egli è Presidente e Fondatore. Fatto stà che Barefoot Ted McDonald è uno dei pionieri della corsa a piedi nudi, il primo ad aver testato le “Five Fingers” ed è quindi considerato uno dei massimi esponenti del movimento barefoot mondiale. Sono stato autorizzato proprio da lui nel tradurre e pubblicare questo articolo, vi auguro quindi una buona lettura e spero che le sue parole possano essere d’aiuto a chi vuole saperne di più sulla corsa a piedi nudi.

So you wanna start running barefoot? Così vuoi iniziare a correre a piedi nudi ?

Innanzi tutto, prima di cominciare, dobbiamo riflettere su quale sia la logica che stà dietro al concetto di correre a piedi nudi. Sappiamo tutti che il Barefoot Running stà riscuotendo molta attenzione ultimamente; gran parte dei concetti che ruotano intorno alla corsa a piedi nudi, meritano quindi la tua attenzione.

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Tuttavia, bisogna prima di tutto chiedersi: questa è una scelta valida per me?

Prima che tu risponda a questa domanda, vorrei spiegarti perchè penso che la corsa a piedi nudi o con calzature minimaliste, potrebbe non essere adatta a te. Non è cosa buona pensare che questa sia una sorta di cura da tutti i tuoi problemi, nella quale sia sufficiente togliersi le scarpe, per iniziare a correre liberi da infortuni, senza però fare prima dei cambiamenti radicali nel modo in cui hai pensato di eseguire il gesto della corsa, che differiscano da quello che hai avuto sino ad oggi. Se la tua strategia di corsa, è mirata a raggiungere dei tempi o delle distanze specifiche e sei stato disposto a spingerti attraverso dolori e traumi, vorrei metterti in guardia: i tuoi piedi nudi non ti permetteranno di continuare in questa direzione.

Aimè, il segno distintivo della mia filosofia di corsa a piedi nudi, stà nel riguadagnare connessione con il proprio corpo e consapevolezza della presenza di sè stessi durante la corsa.

Il Barefoot Running non ha niente a che vedere con l’arrestare o lo spingersi attraverso il dolore, o almeno non dovrebbe essere così. Piuttosto si tratta di sintonizzarsi, con i sistemi di sensibilizzazione altamentente sofisticati intergrati nel nostro corpo, i quali comunicano attraverso i sentimenti e le sensazioni che vengono raccolte in tempo reale mentre si muove. Dal mio punto di vista, imparare a correre bene, significa apprendere a gestire al meglio le sensazioni che ci porteranno a correre bene ed il più delle volte questo non richiedere di scoprire il piede per ottenere la piena sensazione di ciò che accade mentre ci muoviamo.

Tuttavia, anche se tu decidessi che il Barefoot è la tua strada, fai un passo indietro e realizza che questa scelta richiede un processo di riabilitazione dei piedi e delle gambe, rese negli anni diversamente abili. Atrofia, perdita d’estenzione nel movimento, debolezza, negligenza, ci fanno capire che il piede non è stato trattato bene negli ultimi tempi. Tutti i sistemi d’ammortizzazione, sostegno e protezione, non hanno portato i piedi ad essere più forti… purtroppo.

Così, la prima chiave è quella d’iniziare lentamente, per poi incrementare, cercando di non esuberare troppo ed evitare quindi di non essere guidati dal proprio ego. Pensate di essere come un frutteto in crescita e non come un fast food. Pensate al tempo che trascorrete nella vostra vita, come ad uno sviluppo ed una crescita. Pensate gioiosamente.

Quindi, quali sono i miei segreti? Cos’è che voglio condividere con chi mi chiede di essere introdotto al Barefoot Running con un Clininc?

Il mio obbiettivo è quello di convincere le persone ad imparare a correre bene, per poter sentire ciò che si prova. Voglio che loro sviluppino una sensibilità per questo. Una delle primarie sensazioni diventa la consapevolezza della consistenza e della durezza del terreno e dell’impatto. Questa consapevolezza è l’inizio. Per padroneggiare questa consapevolezza, prima di tutto insegno ai miei cienti a muoversi su superfici dure. Non facendoli focalizzare su distanza o velocità, preferisco farli prima camminare e trottare su superfici dure ed abbastanza lisce. Lavoro con loro per farli focalizzare e per padroneggiare tre obbiettivi, che sono: calma, rapidità e bilanciamento.

I TRE OBBIETTIVI

1) Padroneggiati dolcemente, con tranquillità, atterando con la parte centrale dell’avampiede, silenziosamente ed in maniera fluida.

Imparate a muovervi senza movimenti spigolosi, non calpestando forte, per imparare a comprendere il flusso dell’impatto nell’atterraggio, attraverso tutto il piede, partendo dall’avampiede e sentendolo diffondersi rapidamente attraverso le gambe senza creare problemi. Notate come i vostri movimenti diventano silenziosi. Immaginate il movimento di un grande gatto. Immaginate il vostro come un trotto di un cane. Tenete presenti questi due modelli per sintonizzarvi su un movimento fluido, che sprechi poca energia atterrando e che faccia quindi poco rumore.

2) Accelerare la cadenza: la corsa a piedi nudi favorisce che questo avvenga naturalmente.

Le scarpe di alcuni corridori sono rumorose. Potete sentire il loro arrivo da lontano. Un sacco d’energia viene sprecata a causa di un tempo d’impatto errato. Accelerare la cadenza finirà per impressionarvi, quando vi renderete conto della vostra capacità di assorbire il contraccolpo energetico e di quanto l’elasticità del vostro corpo vi aiuti a disperderlo rapidamente. Imparare ad entrare in contatto con i vostri punti deboli ed ottimizzare l’efficienza nel contraccolpo, è più facile, quando si può sentire i nostri piedi, sensazione che favorisce una fase d’atterraggio con il piede, che sia più in linea con il nostro centro di gravità (pensate a come atterrereste se saltaste a piedi nudi su una superficie dura, l’atterraggio non avverrà mai sui talloni!).

3) Postura stabile ed eretta: testa in equilibrio, core impegnato, torso non piegato, sensazione di bilanciamento, rilassamento, ma anche forza.

Penso che una buona corsa può essere giudicata esteticamente. Dovrebbe apparire bella, non penosa. Quando si vede qualcuno compiere il gesto della corsa bene, questo appare dolce, fluido, elegante ed efficiente. Viceversa, quando qualcuno è curvo, rigido, macchinoso e goffo, apparirà penoso. Infatti, un funzionamento efficiente è slanciato e stabile, la parte superiore del corpo agisce come fulcro dal quale braccia e gambe possono muoversi liberamente, con un’assenza di sbilanciamenti ed ondeggiamenti da parte della testa.

In definitiva, l’obbiettivo del mio metodo d’insegnamento è quello d’aiutare le persone a perfezionare quella che io chiamo la “caccia al trotto persistente”… un’andatura non puramente di velocità, ma liscia, che scorre, efficiente, sostenibile, un movimento che ti lascerà libero di cacciare o giocare il giorno seguente.

Correre Barefoot significa acquisire consapevolezza e presenza di sè stessi. Correndo come un primate, in posizione verticale, non come un robot. Consapevoli del proprio corpo e dell’ambiente intorno ad esso IN OGNI MOMENTO.

 

BarefootTed 2Ascoltate il vostro corpo… imparate a sentire cosa vi stà dicendo. Regolatevi di conseguenza. Avanzate di conseguenza. I miei migliori saluti,

Barefoot Ted McDonald

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