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La riproduzione dei caprioli: un miracolo della natura

La riproduzione dei caprioli è un piccolo “miracolo” della natura.

La stagione degli amori cade in piena estate nei mesi di luglio – agosto mentre le nascite si concentrano in maggio – giugno, una gravidanza di ben dieci mesi ! In realtà lo sviluppo dell’embrione si arresta subito dopo il concepimento, per un lungo periodo, circa 5 mesi, per riprendere in dicembre – gennaio, così che i cerbiatti, alla nascita, possano godere di condizioni ambientali favorevoli.

Quando la primavera è matura, come le bacche sulle siepi e le notti si fanno più tiepide, le femmine dei caprioli mettono al mondo i loro cuccioli, normalmente due esserini tenerissimi color della nocciola, con ampie macchie, magnificamente irregolari, candide come nuvole, due occhioni scurissimi incorniciati da lunghissime ciglia sinuose come da cartone Walt Disney, totalmente inermi e alla mercé di bene e male intenzionati.

Ai male intenzionati, ci pensa egregiamente la madre, adottando una strategia di annebbiamento affinata nei millenni. Alla nascita e per alcune settimane, i cerbiatti sono privi di un odore proprio, assumono quello della madre che li allatta per tutta la giornata.

I caprioli debbono nutrirsi poco e spesso, sono ruminanti quindi dopo aver ingurgitato il cibo lo rielaborano, rimandandolo alla bocca perché venga ancora masticato e definitivamente inghiottito; sono animali di piccole dimensioni, i maschi adulti più prestanti non superano i trenta Kg, i loro stomaci possono contenere poco materiale, costringendoli a frequenti pasti inframmezzati da altrettanto frequenti riposini, questi animali prediligono una dieta caratterizzata da cibi poco voluminosi ma energetici, come le bacche o i germogli primaverili degli alberi da frutto.

I cerbiatti vengono allattati nel prato dove l’erba, ormai alta, protegge e nasconde i cuccioli, tra una poppata e l’altra, la madre, si nutre nella siepe ai limiti del bosco dove trova arbusti coperti di bacche.

È l’occasione per assicurarsi che non ci siano intrusi nei paraggi, i cuccioli l’attenderanno acquattati nell’erba alta, nascosti dal colore mimetico del loro mantello. I predatori non distinguono il loro odore da quello della madre. Se un intruso dovesse avvicinarsi allora lei si farebbe notare ed inseguire, si allontanerebbe di qualche centinaio di metri per fermarsi e assicurarsi che il predatore, cane, lupo o volpe che sia, abbia continuato ad inseguirla, e così ripetendosi decine di volte, alla fine, il predatore stanco e disorientato, rinuncerebbe alla caccia, mamma capriolo, certa ormai di non essere più inseguita, percorrendo a ritroso la traccia del proprio odore, ritroverà i suoi cuccioli che, immobili, saranno restati in attesa, di un’altra poppata.

La madre riesce quasi sempre ad ingannare i predatori, almeno sino a quando, i cuccioli non avranno imparato a seguirla nei suoi depistaggi strategici. Il vero problema finiscono per essere gli “amici” e anche noi rischiamo di diventare un pericolo mortale per i giovani caprioli. Se, durante le nostre escursioni ci dovesse capitare di imbatterci in un paio di cerbiatti acquattati nell’erba dovremo resistere alla tentazione di toccarli, anche una sola carezza, cancellerebbe l’odore della mamma sostituendolo con quello temutissimo dell’uomo, la madre non li riconoscerebbe più, non riuscirebbe neppure a ritrovarli, per i cerbiatti non ci sarebbero speranze, se non quella di essere strappato al suo ambiente e a sua madre.

In cattività sopravvivrebbe per poco tempo, il suo giovane sistema immunitario, non “istruito” dagli anticorpi che gli venivano trasmessi dalla madre con il latte, non sarà in grado di difenderlo dalle malattie, che lo aggrediranno sfinendolo. Anche se riuscisse a diventare adulto, la sua vita non sarebbe affatto semplice, e probabilmente, soprattutto se maschio, non potrebbe essere rilasciato in libertà, i caprioli maschi sono, infatti, almeno per alcuni mesi all’anno, ferocemente aggressivi e tenacemente territoriali, liberato sul territorio entrerebbe immediatamente in conflitto con i maschi residenti che lo ferirebbero o più verosimilmente lo ucciderebbero, se rimanesse in cattività in quegli stessi mesi diventerebbe un vero pericolo anche per i suoi benefattori, che scambiati per maschi competitori, verrebbero furiosamente attaccati, con conseguenze anche molto gravi.

Quindi se la fortuna che accompagna i viandanti ci regalerà lo spettacolo indimenticabile dei cerbiatti nell’erba, fissiamo bene quelle immagini nella nostra memoria, se abbiamo con noi una fotocamera, o una videocamera raccogliamo tutti i fotogrammi che possiamo, ma non tocchiamo mai quegli esserini. Allontaniamoci serenamente, in silenzio, felici d’aver condiviso una briciola del loro cammino su questa terra, certi che la loro madre tornerà a riprenderli, per guidarli nell’avventura della vita.

Eraldo Minetti Scritto da Eraldo Minetti

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