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La roccia della discordia

I Trail Runner guardano le rocce che affiorano lungo il percorso come una minaccia, un ostacolo da aggirare o scavalcare, ma osservando con attenzione ci si accorge che non sono tutte uguali. Ognuna ha un aspetto particolare, risultato di eventi e processi avvenuti in miliardi di anni. Ciascuna, con la sua vicenda, rappresenta un capitolo dell’ avvincente libro della storia del nostro pianeta.

Non importa che tu sia un corridore assiduo o saltuario, amatoriale o professionista, prima o poi percorrendo una strada bianca, un single track, in salita, in discesa oppure in pianura, capiterà,  è un destino che accomuna tutti i Trail Runner.

Un attimo prima stai correndo dritto sulle tue gambe e un secondo dopo sei sdraiato per terra. La sequenza è sempre la stessa. Con scatto felino ti alzi simulando un esercizio di stretching, ti guardi attorno e con aria indifferente, mascherando il dolore dietro un sorriso plastico, controlli se qualcuno ha notato il tuo gesto atletico. Quindi si procede all’appello: caviglie, ginocchia, braccia, mani, tutto è dove deve essere. È ora di tornare alla gara. Stai per riprendere la corsa ma qualcosa ti blocca. Devi saperlo, vuoi guardare negli occhi il tuo nemico. Ti volti, abbassi lo sguardo ed eccola li, dura e  immobile, la roccia colpevole. Pezzo di minerali aggregati senza anima. Se avesse un volto, ti squadrerebbe accigliata e fiera, con la superiorità di chi la sa lunga – “Sono secoli che sono qui! ma guarda dove metti i piedi!” – una verità che brucia più delle ferite.

La loro natura può essere diversa, differenti gli ambienti di formazione, molteplici i processi a cui sono sottoposte, ma uguale è il loro destino, prima o poi, affiorano in superficie, spesso trasformate in qualcosa di diverso. Tutte le rocce che oggi vediamo esistono da migliaia di anni, vecchie testimoni di un passato ormai lontano. Granulari, stratificate, cristalline, vetrose, dalla struttura omogenea o fratturata, ognuna porta impresso nel suo aspetto un racconto. Singoli tasselli di un puzzle frammentato e affascinante, la storia del nostro pianeta.

Possono formarsi da sedimentazione di frammenti di altre rocce, erose nel tempo dagli agenti meteorologici, o di resti di organismi viventi, frantumati dalle correnti. Rocce di questo tipo appaiono come un impasto in cui sono dispersi gli elementi di diversa natura, oppure come sabbie più o meno fini solidificate e impilate in strati sovrapposti di differente composizione, talvolta con impronte o fossili di animali e piante ormai scomparsi.

Altre possono originarsi da magma, che solidifica lentamente all’interno della terra. Gli elementi chimici hanno così il tempo di organizzarsi in strutture definite e ordinate, i cristalli. Cubi, piramidi, esagoni, parallelepipedi, bianchi ,viola, gialli, forme e colori sempre diversi in base alla composizione e velocità di cristallizzazione del magma, ma anche alla pressione e presenza di sostanze chimiche dell’ambiente circostante. Ma se questo fluido incandescente trova una via per raggiungere la superficie, da camini vulcanici o fratture della crosta terrestre, la lava  si raffredda velocemente e le rocce appaiono scure e dall’aspetto vetroso, senza una ben definita struttura.

Qualunque sia la sua origine, nessuna roccia è stabile nel suo ambiente di formazione. La terra è viva, i continenti si muovono, i mari si chiudono, i monti si alzano. Questi fenomeni avvengono continuamente, senza che noi ce ne rendiamo conto. Sotto queste forze invisibili le rocce possono piegarsi, fratturarsi, sprofondare sotto la crosta terrestre o al contrario sollevarsi verso l’alto. Le notevoli pressioni e temperature a cui sono sottoposte, determinano fenomeni di metamorfismo, che  le trasformano, molte rocce assumono un aspetto omogeneo e uniforme, altre variegato, macchiettato o striato. È cosi che rocce che una volta giacevano sul fondo di oceani si possono trovare a centinaia di metri d’altitudine, quelle plasmate da processi glaciali in collina, altre dall’interno della terra emergere in superficie.

Guardiamo la roccia che ci ha offeso con rabbia, ma nello stesso tempo con curiosità e meraviglia. Quella stessa roccia, chissà quanti soli a visto sorgere, quante stagioni passare, chissà a quali eventi ha assistito e che storia ha da raccontare. Quella roccia, rigida e impassibile, un tempo lontanissimo, poteva essere una barriera corallina o una montagna, giacere infondo al mare o svettare in cima ad un ghiacciaio. E così ci inchinano con rispetto davanti alla nostra nemica, ci meravigliamo ancora una volta di fronte ai misteri della natura e un po’ acciaccati, ma contenti, riprendiamo la nostra corsa verso il traguardo.

Foto Luca Franzi

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