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Lo stanno cercando…

Emanuele Gambacciani
Biologo Nutrizionista

Lo stanno sempre cercando, non esiste la certezza assoluta che sia solo “uno”,  ma deve comunque esser esistito quello che gli antropologi chiamano “l’anello mancante”; un Uomo-scimmia, una specie che ha dato, circa 5-6 milioni di anni fa, il via alla nostra linea evolutiva.

Lo stanno cercando là, nella Rift Valley, quella che oggi è riconosciuta un po’ da tutti come la culla dell’Umanità, una regione dove, con ogni probabilità i nostri primi antenati cominciarono a “differenziarsi” dai quelli che sono oggi i nostri cugini più stretti, le scimmie antropomorfe.

La Rift Valley, una regione che si estende lungo il bordo orientale africano, un regione che circa 5-6 milioni di anni fa fu profondamente modificata dai cambiamenti climatici ed ambientali che si abbatterono in quel pezzo di mondo.

Il clima cominciò infatti ad inaridirsi, le foreste cominciarono a lasciar posto alla savana, la frutta fresca fino ad allora sempre abbondante, cominciò a scarseggiare, cominciò a diventare cibo prelibato e prezioso, cominciò a non essere più sufficiente per garantire la sopravvivenza di tutte le specie arboricole.

Si pensa che proprio in queste circostanze, in queste condizioni di estrema emergenza, i nostri antenati si distinsero dai nostri cugini…un Uomo-scimmia, probabilmente del tutto simile alle scimmie attuali cominciò a differenziarsi, cominciò ad assumere la stazione eretta.

Non solo assunse la stazione eretta, ma riuscì nel tempo a perfezionare una locomozione bipede molto più efficiente di quanto non sia quella delle scimmie attuali: una locomozione bipede che andò sempre più perfezionandosi col tempo e, possiamo dirlo, dette origine al nostro filone evolutivo.

Che piaccia o no, siamo umani perché siamo in grado di spostarci su due arti: credete che sia stata una conquista? Non è detto, è molto più probabile che sia stata un’esigenza, qualcosa che permise agli ominidi del tempo di poter sopravvivere in un periodo difficile per le specie arboricole.

La locomozione bipede permise infatti di coprire maggiori distanze impiegando un minor consumo di energia, permise di raggiungere frutti distanti ed irraggiungibili per le specie quadrupedi, permise di scavare alla ricerca di tuberi, permise di cibarsi di cibi di scarto molto coriacei come cortecce e steli, permise di trasportare il cibo raccolto da un posto all’altro grazie all’utilizzo degli arti superiori.

La locomozione bipede diverrà col tempo la caratteristica dei primi ominidi, grandi camminatori e masticatori instancabili che, col passare dei milleni evolveranno in corridori di resistenza e mangiatori, dapprima di carcasse e successivamente di carne fresca. Di lì a poco, la nascita del genere Homo.

Di li a poco… si fa presto a dirlo, ma da quando i primi ominidi cominciarono a camminare su due gambe a quando cominceranno a mangiare carne passeranno circa 2,5 milioni di anni, tutto il tempo per perfezionare una macchina che col tempo sarebbe divenuta quasi perfetta: poca forza fisica, poca agilità, ma una resistenza incredibile, la capacità di percorrere lunghe distanze, la possibilità di sudare come nessun altro essere vivente sulla Terra, la capacità di organizzare e pianificare, la capacità di diventare una specie che col tempo diventerà forse anche troppo intelligente… tutto è partito dalla stazione eretta, sembra impossibile, ma è stata la prima vera conquista del’Uomo attuale!

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