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L’Ultrabericus visto dall’altra parte

Tutto è nato, oramai, più di 6 anni fa… in quegli anni seguii l’esempio di Pollo ed organizzai alcuni Trail Autogestiti nei Colli Berici.

Il successo di quegli allenamenti in compagnia rendeva evidente che i Colli Berici ben si prestavano al Trail. Posti piacevoli, dislivelli moderati, angoli sconosciuti da scoprire.

Venne naturale; si cominciò a parlare tra di noi di quanto sarebbe stata bella una corsa vera anche nei nostri colli. Una Gara.

Pollo, al secolo Enrico Pollini, che conosce bene la zona dei Colli a ridosso di Vicenza, città dove vive, ha tirato le fila del progetto e disegnato la parte nord. Io quella più a sud, dove vivevo e che frequentavo da molti anni come escursionista.

L’entusiasmo ha fatto il resto e in poco tempo è nato il tracciato che è servito per l’edizione Zero. I due tracciati di gara, leggermente diversi tra gli anni dispari e quelli pari, si basano ancora su quel percorso.

Fin da subito nel gruppo, diventato in seguito Ultrabericus Team, ci siamo suddivisi i compiti per competenze. Io, con il fido amico Massimo Massignan, mi sono sempre occupato del percorso.

Non ho quindi una visione completa dell’organizzazione della gara, molti aspetti logistico-burocratici li conosco quando comportano decisioni da prendere come direttivo. Conosco però molto bene il lavoro che sta dietro alla preparazione del percorso della gara.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAI Colli Berici sono modeste elevazioni nella pianura padana che superano di poco i 400 metri. In alcune zone, in particolare a ridosso della città di Vicenza, sono molto urbanizzati. In altre l’agricoltura è molto presente, in altri ancora, i versanti più ripidi in particolare, sono praticamente abbandonati. Non esistono zone demaniali. Tutto è proprietà privata. Alcuni sentieri, in passato vie di comunicazione, sono ancora accatastati come strade vicinali, anche quelle completamente coperte dalla vegetazione e che in più casi abbiamo riportato alla luce.

Molti altri transitano su proprietà  private, talvolta con il consenso dei proprietari, altre volte con grandi tensioni che ne causano la chiusura e l’abbandono. La bassa quota favorisce inoltre la crescita della vegetazione, in particolare nelle zone meno frequentate. Insomma un terreno non semplice.

Rispetto all’altra gara che organizziamo, la Trans d’Havet che si sviluppa sulle Piccole Dolomiti in un ambiente di montagna con sentieri CAI ben segnalati, l’Ultrabericus  richiede un grande lavoro di manutenzione del tracciato e di dialogo con i proprietari dei terreni. Generalmente cominciamo a dicembre a dedicare un giorno alla settimana ai sopraluoghi sul percorso.

Ma non pensate a divertenti allenamenti. Si tratta quasi sempre di uscite con attrezzature tecniche quale seghe, forbici da potatura, in alcuni casi vanghe e picconi. Ci sono anche le uscite per provare nuovi tratti di percorso. C’è sempre la voglia di ridurre al minimo l’asfalto ma non sempre gli eventi ci sono favorevoli.

Pulizia sentieri UbericusAd esempio per la terza edizione, quella del 2013, abbiamo lavorato molto per aprire un sentiero. Una vecchia traccia oramai abbandonata da anni. Purtroppo l’anno successivo una grande movimento franoso ha reso impraticabile ed  insicuro il passaggio per cui siamo tornati nuovamente al tratto di asfalto. Altri tratti che prima erano sterrati sono stati cementati e abbiamo dovuto trovare delle alternative.

Alcuni tratti di anno in anno sono da ripulire, ahimè non solo dai rovi che crescono rigogliosi ma anche dall’effetto dell’inciviltà degli uomini che in un tratto di sterrato che affianca una strada hanno l’abitudine di gettare di tutto, non grandi cose ma la scatola della pizza, la lattina, il pacchetto vuoto di sigarette, i gratta e vinci; alla fine anche quest’anno abbiamo riempito un sacco condominiale di immondizie.

Il lavoro si infittisce a ridosso dell’evento quando si concentrano in un paio di week end i lavori più importanti facendo appello a tutti gli amici di buona volontà. A dir il vero, a questi appelli, non vi è una grande partecipazione, e pensare che molti di questi ogni settimana macinano svariate decine di km di corsa….

Pochi quindi, ma buoni tanto che è sempre stato fatto un eccellente lavoro. Dal  fine settimana precedente alla gara si può quindi passare alla fase di  segnatura del percorso,  attività che si protrae sino al giorno dello start.  Anche in questa fase del lavoro i Colli Berici non ci aiutano. Una fitta rete di sentieri rende difficilissimo l’orientamento.  Tanto per fare un paragone per la Trans d’Havet di 80km servono meno di 1500m di fettuccia.

IMG_20150307_164325Per l’Ultrabericus che di chilometri ne ha 65 ne servono 2500m. Inoltre le zone urbane devono essere segnate all’ultimo minuto mentre nelle altri tratti organizziamo sopraluoghi  giornalieri per monitorare i punti dove i vandali rimuovono i segnali.  Nelle prime edizioni i rapporti con i proprietari dei terreni non sono stati semplici e parte della rimozione delle fettucce veniva certamente da loro. Individuare i proprietari dei terreni è stato un lavoro che ha richiesto anni, come sono serviti anni a far capire che il Trail (usiamo delle frecce con scritto Ultratrail) è una corsa a piedi e nulla ha a che fare con le moto da Trial…

I rapporti però sotto questo aspetto sono via via migliorati. I proprietari hanno in genere apprezzato  il nostro impegno, anche fisico, per tenere aperti i sentieri. E ancora il vedere che i segnali posti lungo il percorso,  la sera stessa della gara sono tutti rimossi e che non lasciamo segni permanenti, che passiamo ogni anno a chiedere il permesso di passaggio e la distribuzione di qualche buona bottiglia di vino hanno fatto il resto.

E proprio il rapporto con gli abitanti è l’aspetto che più mi piace di questo lavoro. Dopo anni in alcuni borghi dove eravamo sconosciuti ora ci conoscono per nome e ci accolgono con il sorriso, intrattenendosi lungamente in piacevoli conversazioni. Ovviamente anche i complimenti aiutano trovare la motivazione e le energie per proseguire.

Ultrabericus_2015_Adami_Eros_34L’Ultrabericus coinvolge 250 volontari,  ma trovare persone disponibili è sempre più difficile. Nei commenti post gara molti atleti esprimono gratitudine per il lavoro svolto dai volontari ma difficilmente si vedono atleti disposti a sacrificare il loro tempo.  A mio parere sarebbe da seguire l’esempio dato dalla Western States  e da altre gare made in USA dove l’aver fatto attività di volontariato  in qualche manifestazione è prerequisito fondamentale per poter partecipare alle gare. Quest’anno l’amico Filippo Canetta del team Salomon che parteciperà alla Western States  ha lavorato con il suo solito entusiasmo all’Ultrabericus sia alla distribuzione pettorali sia il sabato precedente nella preparazione del percorso. Quando questo accadrà in Italia?

Forse temiamo  che la crescita del movimento Trail venga frenata chiedendo hai partecipanti di diventare saltuariamente anche parte attiva?

Claudio CunegattiArticolo scritto da Claudio Cunegatti , uno degli organizzatori del Trail Ultraubericus, Istruttore Tecnico Nazionale di Trailrunning, padre di 4 figli. Il disegno in evidenza è stato creato dalle mani di Margherita !!

 

Commenti (3)

  1. Ivan scrive:

    Grande Claudio
    Le grandi persone come te fanno venire voglia di impegnarsi ancora di più.
    Complimenti ancora a tutti voi per il percorso e l’ organizzazione.
    Sempre disponibile Ivan Borin

  2. gianluca scrive:

    Approvo e sottoscrivo, ho fatto e faro’ attivita’ di volontariato in passato. Ad ora oltre che corricchiare trail…mi piace anche andare a vedere le gare o fare semplicemente assistenza . E’ sempre una grande attivita’ formativa ed educativa per te stesso , favorisce l’autostima e promuove una sensibilita’ ancora maggiore . E visto l’aumento impressionante di gare trail, direi opportuno questo pensiero per non inquinare l’ambiente con persone che non hanno ancora uno spiritotrail. Una sensibilta’ verso l’ambiente. Una cultura che niente ha a che fare con la strada.

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