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Perchè dobbiamo correre ?

 Andrea Fergola
 Andrea Fergola
Istruttore Tecnico Trail Running e Corsa Naturale responsabile portale trailrunning.it 

La nostra vita scorre in maniera abbastanza innaturale, soprattutto per chi vive in centri urbani. Tutti i giorni i soliti problemi: affrontare il traffico, rispettare gli orari di lavoro i colleghi, bisticciare per il parcheggio, non sopportare la folla, deprimersi davanti alla bolletta della luce o del telefono, insomma una vita che tutti noi, o quasi, viviamo quotidianamente e che difficilmente riusciamo a sopportare (l’elenco ovviamente è molto più lungo).

Ma quando arriva il momento di indossare le scarpe da trail, diamo un taglio netto a quelle che sono le problematiche quotidiane, che col passare degli anni ci logorano. Nella prima oretta di corsa, la percezione della fatica ci farebbe immediatamente smettere, ma arriva il momento in cui il fisico passa “oltre” , arriva quella sensazione di non tornare più a casa. Vi siete mai chiesti il perché ?

Molte volte ho cercato una spiegazione, credo di aver trovato quella più attendibile !

Del chi e del cosa siamo ce lo siamo sempre chiesti tutti, ma credo mai nel modo giusto. Del come siamo fatti fisicamente abbiamo dato sempre tutto per scontato, del perché abbiamo due braccia, due gambe e del fatto che le usiamo in modo unico rispetto a tutto il mondo animale.

Ebbene si, in  quel poco di romanticismo che rimane, siamo semplicemente, se così si può dire, animali capaci di camminare correre in maniera molto produttiva, se vogliamo.

La nostra pelle così delicata ma nello stesso tempo così resistente, i nostri piedi così complessi che ci permettono di fare cose che nessun altro essere vivente sul nostro pianeta riesce a fare… ma perché ? Ripeto… ve lo siete mai chiesto ?

Partiamo con ordine… la prima cosa che salta agli occhi, o meglio, al tatto è la nostra pelle, a prescindere dal colore, è un vero e proprio organo termoregolatore, attraverso il quale percepiamo il mondo che ci circonda. Ci copriamo se la temperatura scende, oppure ci riempiamo di goccioline d’acqua se la temperatura sale, in un equilibrio perfetto. Ma quanti di voi si sono chiesti come mai rispetto al mondo animale non abbiamo pelliccia  (perlomeno per il 99 % della popolazione mondiale) ?  Questa domanda ovviamente non sono stato il primo a porsela, ma paleo-antropologi di fama mondiale.

La pelliccia, l’abbiamo persa soprattutto per facilitare un gesto motorio primario fondamentale per la nostra sopravvivenza, cioè la corsa ! E per quale motivo è nata tale necessità ? Semplice, per il cibo!  Non avendo ne la velocità ne la forza di altri animali predatori, abbiamo adattato il nostro fisico ad l’unica strada possibile, cioè resistere. E per resistere si consuma molta energia che a sua volta si produce calore, che non deve superare una certa soglia per non cadere nel così detto colpo di calore.

La prossima volta che andrete a correre, fate un piccolo esperimento; toccatevi la pelle… vi accorgerete, che rispetto alla temperatura interna, sarà sicuramente più fredda. Questo significa che il vostro sistema di termoregolazione è in funzione, permettendo di mantenere la vostra temperatura nei parametri vitali. Questo accade anche mentre state leggendo questo post, ma in maniera meno percettibile. Figo vero ?

Questo sistema è il frutto di milioni di anni i evoluzione, non saremo veloci non saremo feroci, ma resistenti … infatti tale caratteristica, unica nel mondo animale, ci ha permesso si predare anche animali di grossa taglia, applicando due tecniche fondamentali; la corsa e la caccia, messe insieme portavano gli altri animali allo sfinimento dovuto alla produzione di un eccessivo calore corporeo, avendolo completamente ricoperto di pelliccia. Per farvi capire meglio il concetto, prendete d’esempio un cane, apparentemente non suda, o perlomeno come noi l’intendiamo. Il cane dissipa il calore tramite la bocca, infatti la tengono spesso aperta per questo motivo. Se avete una razza di cane particolarmente adatta alla corsa, noterete che per un tot di km di corsa non riusciremo a stargli dietro se non avessimo il guinzaglio, ma superato un certo chilometraggio, la povera bestia dovrà fermarsi per poter raffreddarsi. Ecco spiegato in parole semplici il fatto di essere delle scimmie nude.

Ma come si sviluppava la caccia di persistenza ? Dopo molti adattamenti, abbiamo perfezionato questa tecnica, utilizzata ancora oggi in alcune popolazioni nel mondo, che consisteva nel portare a sfinimento la preda, inseguendola correndo/ camminando, alle volte anche per giorni. La nostra capacità di socializzazione ha permesso anche di cacciare in sinergia con altri nostri simili. Un gioco di squadra per la sopravvivenza. Ogni componente del team, aveva un ruolo ben preciso:

  • Trasportare dell’acqua
  • Trasportare degli attrezzi per la caccia
  • Ruolo dell’inseguitore
  • Cambio ruolo nel team

Il team collaborando in perfetta sintonia, prima isolava dal branco l’animale più debole, rincorrendolo spesso a vista, alle volte solo seguendo le tracce, fino all’esaurimento dell’animale predato. A quel punto, privo di forze, veniva terminato con gli attrezzi per la caccia. Questo comportava un consumo energetico notevole, una lotta per la sopravvivenza per tutti i protagonisti.

Ad oggi a noi è rimasto solo questo istinto assopito risvegliato solamente dallo sport, in quanto la disponibilità di cibo è a portata di portafoglio.

Dopo questa lunghissima parentesi, torniamo alla questione motivazionale. Noi, essendo il risultato di milioni di anni di evoluzione, il nostro fisico ad oggi non ha certo perso tali caratteristiche, quando noi ci riavviciniamo al contesto naturale per correre, riattiveremo inconsciamente tutte quelle funzioni che ci hanno reso umani. Molti sono gli ormoni che vengono attivati per farci correre, ma ce ne uno in particolare che si sviluppa: l’endorfina.

Questo oppioide endogeno, viene prodotto naturalmente per lenire il dolore causato dall’attività fisica intensa, trasmettendo quella sensazione di benessere e di euforia che dura anche ore dopo lo sforzo. Anche qui, tornando al contendere della questione, se la “caccia” andrà a buon fine il premio sarà il cibo, ed il cibo procura piacere nel consumarlo. Quindi correndo, si produrranno sostanze oppioidi che condurranno alla sicura dipendenza ! Ma non spaventatevi, non è tale finché la interpreteremo come funzione vitale, se invece si ricercherà  sempre e solamente la prestazione agonistica a tutti i costi, produrrà  frustrazione.

Quindi, a prescindere del tuo risultato agonistico, tu corri per star bene e non per vincere sull’altro, poi se il risultato arriverà bene, ma quello sarà un aspetto secondario !

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