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Psicologia dello sport e Psicologo dello sport…facciamo un po’ di chiarezza

Valeria Varello

Psicologa dello sport & Psicologa del lavoro e delle organizzazioni

Per ogni individuo, lo sport è fonte di miglioramento interiore.

Inizio con questa citazione di Pierre de Coubertin per evidenziare come lo sport diventa maestro di vita. Da sempre infatti si regge su valori che lo rendono prezioso e necessario per la formazione integrale della persona: lealtà, rispetto di sé e dell’altro, spirito di squadra, temperanza, capacità di affrontare sacrifici, prove e sconfitte, scoperta di sé, delle proprie potenzialità e dei propri limiti, capacità di mettersi in gioco, formazione della coscienza, prendere decidere di fronte ad emergenze e l’elenco potrebbe continuare.

Per alcuni lo sport è un lavoro, per altri è una passione, per altri ancora è l’occasione per mettere alla prova se stessi.

Per me è un po’ tutto questo. Sono sempre stata attratta da due ambiti, entrambi hanno contribuito alla mia formazione come persona e come professionista. Il primo è la psicologia intesa come conoscenza di sé, delle proprie potenzialità e dei propri limiti, presenti per un’unica ragione: quella di essere superati; l’altro è lo sport, che svolgo a livello amatoriale, specie quello di “fatica” verso il quale nutro un particolare interesse specie per lo studio degli aspetti psicologici coinvolti.

Quando ho deciso di scrivere questo articolo, la prima riflessione che ho fatto è stata: come posso far capire che cos’è la Psicologia dello sport a chi non se ne occupa direttamente, la sua applicazione e la sua importanza, senza dover essere fraintesa, senza annoiare o peggio, senza dare l’idea che in quanto psicologa o “strizzacervelli” mi occupo solo di disagio e patologia!

KEEP CALM! La Psicologia dello Sport non è niente di tutto questo: intanto si lavora sul “qui ed ora”, cioè sul presente, sulla situazione attuale; ci si occupa “della parte sana” delle persone, siano essi atleti professionisti o amatoriali, cioè si lavora sulle qualità, sulle risorse che vengono già espresse e che devono essere potenziate, su quelle che devono essere individuate, in modo da permettere ad ogni atleta di esprimersi al meglio delle proprie capacità e vivere l’attività sportiva, sia essa agonistica o di puro divertimento, in modo sereno e positivo. In quest’ottica lo sport diventa uno strumento di crescita oltre che di benessere.

A questo punto resta da chiarire il ruolo dello Psicologo dello sport! Intanto per poter diventare psicologo è necessario frequentare 5 anni di Università, sostenere un esame di Stato per poter essere iscritti all’albo di categoria (verificate che i professionisti a cui vi rivolgete lo siano!), in ultimo frequentare un Master sulla psicologia dello sport. Dopo questa lunga formazione gli ambiti in cui la nostra professionalità può essere utilizzata sono le Società sportive, le Associazioni, con il Settore giovanile di vari sport, con Atleti professionisti e con chiunque chiunque voglia massimizzare il proprio potenziale e vivere con il maggior benessere possibile la sua esperienza sportiva. Sono tematiche proprie di questa figura, la motivazione, la resistenza psichica, la capacità di gestire le proprie emozioni e l’ansia da prestazione, la definizione degli obiettivi e tanti altri ancora…

Sono riuscita a chiarirvi le idee e a togliervi qualche paura sul reale ruolo dello psicologo dello sport? Mi auguro proprio di si! Vi aspetto al prossimo appuntamento, affronteremo assieme un altro argomento interessante.

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