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Quello che non vi hanno mai detto sul trailrunning

 Andrea Fergola
 Andrea Fergola
Istruttore Tecnico Trail Running e Corsa Naturale responsabile portale trailrunning.it 

Quante volte, su consiglio dei “veterani” del trail, avrete sentito dire: “mettiti le scarpe, una maglietta ed un paio di calzoncini e corri libero sui sentieri”, ed una volta assaporato quella sensazione unica di libertà pace interiore, da quel momento in poi si attivano tutte le dinamiche di performance e di sfida che tutti noi conosciamo.

Ma è tutto così semplice ? Basta veramente indossare un paio di scarpe una maglietta e mettersi a correre liberi su sentiero per assaporare appieno questa disciplina ? Ma allora perché nonostante il crescente numero annuale di partecipanti e di fans del trail, accadono sempre maggiormente situazioni particolari, dal semplice infortunio al ritiro per esaurimento risorse fisiche durante le gare ?

Prediamo di esempio il recentissimo Tor des Geants, con i suoi 867 partenti, che hanno tentato la sorte per oltre 330 km e 24.000 D+. Il risultato è sotto gli occhi di tutti 406 ritirati, quasi il 50% (in questa percentuale si contano anche nomi illustri) ! Il dato maggiormente significativo è quello della versione “corta” del Tor la Tot Dret…298 partenti solo 86 finisher ! In questo contesto ci staranno molte motivazioni in entrambe le parti (atleti – organizzatori) ma questi dati mi fanno riflettere. Per par condicio possiamo citare anche l’UTMB che con i suoi 2300 partiti, si registrano solamente, si fa per dire, 400 ritiri. In questo caso la percentuale si abbassa di parecchio… sarà l’effetto punti esperienza ? Molto probabile.

Le immagini delle basi vita del Tor, sono molto lontane dal pensiero del correre liberi sui sentieri… con medici, fisioterapisti, massaggiatori, che cercano di rimettere in piedi gli atleti claudicanti, la dice lunga sulla poca poesia di questi frangenti. Ovviamente per i finisher, il Tor non si conclude sotto il traguardo, il recupero fisico proseguirà molti giorni dopo l’evento.

Non voglio focalizzarmi sul Tor, preso solo da esempio, ma semplicemente farvi riflettere. Il trailrunning non si può inventare, bisogna conoscerlo in tutte le sue dinamiche intrinseche, tutti gli aspetti positivi e negativi, quindi sarebbe meglio essere seguiti da persona esperta o titolata.

Non è tutto qui, il fatto di correre in contesti impervi non è una cosa così scontata o semplice. Anche in questo caso i dati sono a confermare una sempre maggiore propensione agli infortuni dovuti a molte cause, dalle cadute a problemi osteoarticolari. Ognuno di noi, prima o poi ha dovuto fare i conti con stop di medio lunga durata.

Eppure come si dice sempre e ribadito anche sul nostro portale, correre dovrebbe essere un gesto insito nel nostro DNA ! E allora perché si fanno male così tanti trailer ? Semplice, essendo una disciplina quasi giovane o nuova, l’approccio viene fatto da persone prevalentemente adulte, che dovrebbero imparare a correre, ed invece si trovano ad applicare le abitudini quotidiane alla corse, non  parlo solo di schemi motori non adatti alla corsa.

Quindi come risolvere il problema ? Semplice bisogna ri-imparare a correre… e già proprio così ! A parte quelli che hanno un background di atletismo, tutti gli altri (si parla quasi dell’80% dei trailer) hanno un approccio non adatto alla corsa ed un gesto motorio non corretto e alla lunga, può procurare fastidi e dolori, soprattutto nelle specialità del trail che prevedono distanze importanti ed alle volte tempi di percorrenza molto lunghi. E’ pur vero che in una gara come il Tor, dove si corre pochissimo se non addirittura niente, l’aggravante è dettata dal limite fisico di ognuno di noi.

Concludendo… il trailrunning è una disciplina bellissima, ma dovrebbe essere fatta con buonsenso con un approccio progressivo alla media lunga distanza. Sistemati questi piccolissimi dettagli, possiamo anche indossare; maglietta, calzoncini, scarpe (magari non dimentichiamo un minimalista zainetto) e via verso nuove avventure !

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