Instagram Twitter Facebook Vimeo Youtube
Home » Articoli » Recensione: Hoka One One Challenger ATR

Recensione: Hoka One One Challenger ATR

Gianluca Gaggioli

Tester materiali tecnici

 

275 gr circa, differenziale 5 mm (29 al tallone, 24 all’avampiede)

Prendete una Hoka One One Clifton 3, cambiategli la tomaia e sostituite al battistrada stradale uno con tasselli alti 4 mm, ed ecco che nasce la Challenger ATR 4, con ATR che sta per “All-Terrain”.

Che vuol dire indossarle e sentire il piede accolto da una tomaia che si percepisce subito essere molto resistente,  composta da un doppio strato di tessuto con gli inserti laterali del sistema di allacciamento, tomaia che è ben conformata e spaziosa sull’avampiede, risulta ben fasciante,  e stabilizza bene il piede con un contrafforte tallonare rigido e molto esteso ai lati del tallone;  il un collarino veste alto, specialmente sul collo  del piede, che presenta una minima imbottitura al bordo.

hoka challenger atr_2

Ed una volta indossata e stretti bene i lacci, uscire di casa ( e facciamo finta sia la tipica casa americana di periferia, di quelle col giardino che dà sulla strada), ed iniziare a correre sul vialetto lastricato, poi proseguire sul marciapiede del viale alberato, di buon passo, la rullata ben accompagnata del rocker dell’intersuola, godendo di una ammortizzazione che non è data tanto dalla consistenza del composto dell’intersuola –  che anzi è alquanto rigido –  quanto dalla sua ampiezza, specialmente nella zona del ponte, che espandendo la superficie di contatto dissipa maggiormente lo scarico del peso di impatto. E allo stesso tempo stabilizza la rullata, funziona un po come un supporto antipronazione, tant’è che se non se ne soffre, sulle prime volte può dare una sensazione fastidiosa, non tanto perché sia fastidiosa in sé, ma perché si percepisce un qualcosa di diverso dal solito.  Ma basta poco per farci l’abitudine.

Ed una volta indossata e stretti bene i lacci, uscire di casa ( e facciamo finta sia la tipica casa americana di periferia, di quelle col giardino che dà sulla strada), ed iniziare a correre sul vialetto lastricato, poi proseguire sul marciapiede del viale alberato, di buon passo, la rullata ben accompagnata del rocker dell’intersuola, godendo di una ammortizzazione che non è data tanto dalla consistenza del composto dell’intersuola –  che anzi è alquanto rigido –  quanto dalla sua ampiezza, specialmente nella zona del ponte, che espandendo la superficie di contatto dissipa maggiormente lo scarico del peso di impatto. E allo stesso tempo stabilizza la rullata, funziona un po come un supporto antipronazione, tant’è che se non se ne soffre, sulle prime volte può dare una sensazione fastidiosa, non tanto perché sia fastidiosa in sé, ma perché si percepisce un qualcosa di diverso dal solito.  Ma basta poco per farci l’abitudine.

hoka challenger atr_4

E stiamo correndo veloci, adesso, e ci prende bene perché stiamo per abbandonare la superficie di cemento per entrare all’interno di un parco pubblico,  le vie in terra battuta o con fondo di brecciolino, il suono del passo che batte atterra è più attutito, magari proseguire verso la campagna e le colline,   lungo qualche strada bianca di campagna, o per un tratturo molto scassato, e correre senza incertezze, senza sentire le asperità del fondo ben filtrate dalla scarpa,  e poi andare verso quella macchia di foresta, alla ricerca di un singletrack, per assaporare il piacere di correre sull’argilla morbida che non si è ancora asciugata dalle ultime piogge, affrontando saliscendi divertenti, magari coperti di foglie, sentire il suono delle foglie schiacciate sotto il passo, affondare il piede nello strato di foglie senza paura di poter sbattere la punta contro un sasso nascosto, tanto il puntale rialzato e rinforzato non teme impatti…   macinando chilometri e chilometri, lasciandosi tutto il quotidiano dietro, lo stress lavato via dal sudore che scivola sulla fronte in questa bella giornata secca….

E stiamo correndo veloci, adesso, e ci prende bene perché stiamo per abbandonare la superficie di cemento per entrare all’interno di un parco pubblico,  le vie in terra battuta o con fondo di brecciolino, il suono del passo che batte atterra è più attutito, magari proseguire verso la campagna e le colline,   lungo qualche strada bianca di campagna, o per un tratturo molto scassato, e correre senza incertezze, senza sentire le asperità del fondo ben filtrate dalla scarpa,  e poi andare verso quella macchia di foresta, alla ricerca di un singletrack, per assaporare il piacere di correre sull’argilla morbida che non si è ancora asciugata dalle ultime piogge, affrontando saliscendi divertenti, magari coperti di foglie, sentire il suono delle foglie schiacciate sotto il passo, affondare il piede nello strato di foglie senza paura di poter sbattere la punta contro un sasso nascosto, tanto il puntale rialzato e rinforzato non teme impatti…   macinando chilometri e chilometri, lasciandosi tutto il quotidiano dietro, lo stress lavato via dal sudore che scivola sulla fronte in questa bella giornata secca….

Sperando che non venga a piovere. Perché la All-Terrain “takes you everywhere”, ma non significa in… All-Situation.

Lo sapevo, eccome se lo sapevo. Eppure son andato oltre. Sono salito in alto, sulla montagna, a cercare la poca neve ancora rimasta, trovando sentieri zuppi di nev-ango (come chiamar quella poltiglia mista di neve e fango?!?!?),  le rocce ricoperte di umidità ghiacciata,  i sentieri singletrack ridotti a piccoli torrenti, e le vecchie “strade” romane, ormai scassate , ricoperte di muschio bagnato… Vuoi non cadere una, due, tre volte? Vai piano! Lo sapevo, e sono andato cauto, ma il limite era basso.. Ma dovevo provarlo.

Sperando che non venga a piovere. Perché la All-Terrain “takes you everywhere”, ma non significa in… All-Situation.

Lo sapevo, eccome se lo sapevo. Eppure son andato oltre. Sono salito in alto, sulla montagna, a cercare la poca neve ancora rimasta, trovando sentieri zuppi di nev-ango (come chiamar quella poltiglia mista di neve e fango?!?!?),  le rocce ricoperte di umidità ghiacciata,  i sentieri singletrack ridotti a piccoli torrenti, e le vecchie “strade” romane, ormai scassate , ricoperte di muschio bagnato… Vuoi non cadere una, due, tre volte? Vai piano! Lo sapevo, e sono andato cauto, ma il limite era basso.. Ma dovevo provarlo.

hoka challenger atr_1

Perché la Challenger ATR 4 è un’ottima scarpa corsaiola, adatta per farci tanti km in allenamento ed in gare trail tipo quelle nelle terre del Chianti e della Valdorcia, in Toscana; ecomaratone  nei territori delle Langhe;  oppure ultra  sui sentieri degli altipiani del GranSasso, ovunque sia indicato un percorso  sentieristico adatto ai  mountainbiker;  così come per allenarsi sulle ripetute in pista…  ma la sua struttura rigida non le permette di affrontare quei tipi di percorsi di montagna dove occorre quella maggior flessibilità torsionale che assecondi la reattività necessaria per adattarsi alle situazioni più impegnative; e la suola, coi suoi tasselli, aiuta sui fondi friabili e erbosi, ma acqua e fango non le vanno proprio a genio.  Per affrontare queste situazioni, meglio affidarsi alle Hoka Speedgoat 2, modello più specifico per le condizioni di montagna,  “gommato” con una suola prodotta da Vibram

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *