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Recensione: New Balance 910v4

Gianluca Gaggioli

Tester materiali tecnici

 

Peso: 325 gr tg 44
Differenziale: 8 mm (26 mm al tallone -18 mm all’avampiede)

Questa versione della 910 non si discosta molto dalla precedente, per quanto riguarda la forma della tomaia e la vestibilità; stesso materiale per l’intersuola e stessa geometria con differenziale tacco-punta di 8mm, ma una suola differente, che assomiglia a quella della Leadville V2 per design generale e per forma dei tasselli, anche se questi sono più piccoli e in maggior numero.

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La tomaia è stata rinforzata con layer sintetici che coprono quasi completamente la superficie laterale, ed il rivestimento del puntale si estende molto lungo i bordi laterali dell’avampiede.
Tanta protezione e robustezza però incide negativamente sulla traspirazione e sulla capacità di rilascio dell’acqua – mancando di aperture che ne facilitino il drenaggio.

La zona del puntale è molto raccolta ma priva di punti di pressione sulle dita dei piedi, anche durante il movimento; lateralmente la tomaia fascia molto bene il piede, molto tirata nella zona di congiunzione tra metatarso e falangi, e ben supportante nell’arcata interna, grazie al fatto che i layer mediali – facenti parte del sistema di allacciatura – sono più estesi in lunghezza sul collo del piede, e possono essere tirati maggiormente.

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La zona del contrafforte tallonare è solida, la conchiglia molto rigida, e il collarino è alto sulla caviglia, col bordo anteriore che si avvicina al malleolo; facendo passare i lacci anche dall’ultimo occhiello il collarino aderisce in maniera perfetta e

La linguetta, fatta con lo stesso tessuto mesh della scarpa e irrobustita da un rivestimento interno e dà degli ulteriori layer sintetici fusi sulla parte superiore, è ancorata internamente alla scarpa tramite delle alette laterali in tessuto, ed è efficace nel filtrare la pressione dei lacci sul collo del piede.

Una volta allacciata, questa scarpa è pressoché fusa al piede. Non una scarpa comoda e rilassante da indossare, ma una scarpa che trasmette senso di robustezza e sicurezza.

L’intersuola è composta in RevLite, materiale che, in un intersuola di questo spessore, ha una capacità torsionale molto limitata, sia nella zona mediana che nella zona dell’avampiede, dove è inserita anche una placca protettiva “rockstop”: seppur lo spessore sia ridotto, la flessibilità della zona riguarda il punto in corrispondenza del primo dei solchi che attraversano la suola: qui la scarpa si piega notevolmente, quasi a 90°, ma il resto dell’avampiede resta rigido!

Al tallone, in fase di appoggio, non si comporta come un cuscino, ma ha una compressione secca ed una risposta propulsiva, efficace in fase di accompagnamento della rullata, con quel rocker molto pronunciato nella parte anteriore che aiuta la spinta; comportamento che migliora con l’aumentare della velocità.

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La 910v4 è un scarpa adatta per correre imperturbati su singletrack con fondi compatti o friabili, che protegge bene il piede dalle asperità su tratturi e strade bianche. Quando però il fondo inizia a essere più dissestato, la troppa rigidità dell’intersuola impedisce di copiare il fondo, e la scarpa diventa un po’ instabile in fase di appoggio su diversi profili del fondo, e difficile da controllare. Il collarino alto e il drop elevato limitano la mobilità della caviglia, e di conseguenza la capacità correttrice/compensatrice del piede. Non è una scarpa esprimersi in una corsa agile e acrobatica.

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La poca profondità dei tasselli (3mm) la rendono ottima per correre anche su asfalto, ma ha un comportamento poco mordente su fondi fangosi.
In caso di fondi bagnati, occorre fare attenzione: bene finché si tratta di affrontare tratturi con superficie composta da un manto fitto di piccole rocce miste a terra, ma sulla superficie liscia di un lastrone o di un sasso abbastanza grande da poterci poggiare anche solo l’avampiede, si rischia una bella scivolata, specie se la superficie è inclinata. Va meglio se si appoggia sul dorso di un sasso con la parte mediale del piede – dove la suola presenta una lieve ma efficace “dentatura”. In fase di salita, dovendo affrontare lastricati di roccia sedimentaria o i dorsi di rocce metamorfiche, bene farlo in agilità, non forzando la spinta, che si rischia di perdere l’appoggio.
Sinceramente, mi spettavo un comportamento migliore da una suola con materiale denominato “hidrohesion”: forse proprio i tasselli, sebbene siano poco pronunciati (3mm), ma rigidi, nient’affatto comprimibili, e molto distanziati tra di loro- riducono la superficie di appoggio, e di conseguenza, diminuisce il contatto grippante.

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Una scarpa che trovo adatta ad atleti pesanti – provenienti dal mondo del podismo stradale – che hanno bisogno di una scarpa stabile (non ha supporti anti pronazione, ma la rigidità mediale può far comodo) e che vesta come un armatura, per esprimersi con un bel passo su percorsi medio-lunghi con poco dislivello (quindi poca discesa, poca “tecnicità”, percorsi da mountain-bike)

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