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Recensione – New Balance Hierro V3

Gianluca Gaggioli

Tester materiali tecnici

 

Tutte le scarpe da running si evolvono. Le Hierro V3, invece, si … stravolgono.

Di versione in versione, possono essere introdotti cambiamenti sui particolari costituenti, come tessuti, materiali, forma, geometria. Sono cambiamenti introdotti gradualmente che non cambiano fondamentalmente la scarpa, soprattutto per quanto riguarda finalità di utilizzo, e tipo di atleta a cui si rivolgono.
Con le Hierro V3 questo non avviene. Anzi!

Rimane inalterato isolo il materiale dell’intersuola, e la soletta interna Ortholite; ma il resto cambia, completamente, drasticamente.

Le Hierro V2, ottima scarpa, poteva considerarsi una scarpa di stampo stradale con una suola Vibram dedicata per uso off-road, adatta ad una corsa fluida su terreni compatti, secchi o bagnati.

Le Hierro V3, invece, è una scarpa propriamente progettata per i sentieri, con:

  • una suola – Vibram Megagrip – con tasselli più profondi, stile waffle, che aumentano la tenuta su fondi morbidi e friabili
  • una geometria strutturale dell’intersuola – sempre in Fresh Foam – con drop maggiorato a 8mm, che oltre ad aumentare la capacità di ammortizzamento nel momento dell’appoggio – davvero notevole! – la rende anche più adatta a favorire la corsa a ritmo lento e la camminata, cosa che può favorire molti trailrunner nelle lunghe distanze, specialmente in momenti di stanchezza.
  • una tomaia esterna in tessuto sintetico e mesh che si sovrappone alla struttura interna “a calzino” – tecnologia HypoSkin” – che fascia completamente il piede aumentando la tenuta e l'”affiatamento” con la scarpa. Calzata raccolta senza essere chiusa.

Sorprende, in tutto questo, la mancata introduzione di una allacciatura tipo “quick-lace” oppure “boa”!

E con tutto questo cambiamento, a che fine? Appunto, maggior comfort di marcia per ultra distanze per atleti anche non troppo performanti che hanno necessità di un ammortizzazione soffice dell’impatto di tallone.

Chi mi conosce sa che da “barefoot runner”, ho predilizione per scarpe con drop basso, e nella mia esperienza ho scoperto che a 6mm si trova il mio limite di accettazione di differenziale tacco-punta, oltre il quale sento che, in fase di appoggio, il tallone tocchi prima del mesopiede. Nei primi km effettuati su strada con questa scarpa, dotata di un drop di 8mm, il tallone impattava prima del resto del piede, cosa che non avveniva con le Hierro V2, dotate di drop 4mm. Ho potuto così sentire l’impatto come dissiparsi sotto il mie piede, immaginando proprio delle frecce rosse che, al momento dell’impatto, partivano dal centro del tallone irradiandosi verso l’esterno. Figo! roba del genere l’ho provata in scarpe come Salomon Sense Pro Max (33mm al tallone) o le North Face Endurus (31 al tallone). E la cosa si è rivelata molto molto comoda percorrendo percorsi su tratturi compatti e con discreto dislivello, di quelle corribili a tutta – se uno ha le gambe – o in cui procedere con ritmo adagio, controllato. Con queste Hierro V3 si riesce a controllare molto bene il passo, copiando bene le asperità del fondo, rendendo l’andamento molto leggero e sicuro. Nelle discese più tecniche, dove si procede a salti ed è necessario un approccio d’attacco, la zona dell’avampiede reagisce in maniera più secca, ed in maniera più reattiva.

La scarpa dimostra di avere una buona capacità torsionale, cosa che non sembrava cercando di torcerla con le mani!
La tenuta si è dimostrata efficace, i tasselli, per quanto profondi e distanziati, sembrerebbero ridurre la superficie di appoggio, ma la capacità dell’intersuola di copiare il terreno – i tasselli, se spinti con le dita dei piedi, si comprimono a livello della base! – compensa ottimamente questa mancanza. E questa nuova conformazione dei tasselli ha sicuramente migliorato l’approccio con gli strati fangosi – grande limite della versione precedente.

Tanti cambiamenti, tante belle caratteristiche.
Difetti? be, sospetto – perché le condizioni climatiche erano “favorevoli” – un limite nella traspirazione con alte temperature, visto il rivestimento completamente plastico della tomaia, che presenta fori di traspirazione sulla zona avampiede, ma di sicuro non ha la capacità di un mesh tradizionale.
E un altro limite potrebbe rivelarsi la durata del film plastico proprio nelle sezioni dell’avampiede, dove maggiori sono le torsioni del tessuto.

Commenti (8)

  1. Runnerpercaso scrive:

    Ho il modello V2 con cui mi trovo davvero bene, proverò le V3 perché questo articolo mi ha incuriosito. Per quanto riguarda l’allacciatura io ho risolto comprando dei lacci lazy lock on line. Grazie per la recensione

    • Gianluca Gaggioli scrive:

      Anche io mi trovavo benissimo con le V2, e le trovavo più in sintonia con il mio “assetto”. Il cambio radicale mi ha sorpreso, ero un po perplesso… ma ho trovato subito buon feeling; e proprio il drop maggiorato mi ha fatto riflettere sul probabile bisogno di una scarpa “maggiorata” per tornare ad affrontare degli ultratrail che ho in programma, dove so che camminerò parecchio, dopo i 40km di percorso.

  2. Daniele scrive:

    Sembrano piú un evoluzione delle Leadville V3 piuttosto che delle Hierro.
    Mi intrigano, soprattutto per il calzino che funge anche da mini-ghetta.

    La traspirazione mi preoccupa anche a me, le ho viste dal vivo e la tomaia sembra molto plasticosa. Mi domando quando drenino l’acqua dopo un guado.

    Leggo che manca il rock-plate, come le hai trovate sui sassi ?

  3. Gianluca scrive:

    Usandole senza conoscerne le caratteristiche tecniche, ho avuto modo di apprezzare la capacità dell’intersuola di assorbire le asperità del fondo senza per questo lititare la capacità torsionale all’avampiede – necessaria per copiare il fondo. Solo dopo ho verificato e scoperto che non c’era rockplate, proprio come le V2.

  4. diego scrive:

    Ciao… io le ho provate per 80km, e a livello di grip davvero ottime, pèrò a livello di comodità non mi sono trovato…. le ho trovate troppo fascianti e ho avuto dolori alal pianta del piede… Cosa che invece con le vecchie scarpe trail che avevo ( mutant e salomon slab sense ultra ) non avevo questi fastidi… a primo impatto mi semrbavano comodissime, invece dopo un po di km, ho avuto dolori al collo del peide e sotto… ora vorrei virare su peregrine8… opinioni?

  5. Luciano scrive:

    Usate per 100 km.su percorsi misti e tecnici.
    Ben ammortizzate dandomi una sensazione di ottima sicurezza.Ho trovato difficoltà a calzarle perchè il calzino tende a risvoltarsi all’interno. Dopo però tutto ok.

  6. francesco scrive:

    Usate in due trail (Ossola Trail e Motty Trail). Appoggio fantastico, tenuta e grip pazzeschi sia su asciutto che su bagnato, ottima capacità ammortizzante. Unico difetto: sono poco protettive in punta, ma nn si può avere tutto.

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