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Recensione: Saucony Peregrine 8

Gianluca Gaggioli

Tester materiali tecnici

 

Peso 320gr taglia us 9  differenziale 4mm,  25mm al tallone, 21 mm all’avampiede

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Impressionante.

Impressionante perchè la indossi la prima volta per andare a rodarle, programmando di far da pacer alla moglie per una quindicina di km; ma trovando il terreno trail un po troppo bagnato, fangoso e persino ghiacciato, insomma, un po rognoso da affrontare, preferisci riportarla su un percorso di campagna meno difficile, più sicuro e corribile, anche se con lunghi tratti di asfalto; e alla fine, dopo 15km ad un ritmo di 5’/km, ed aver fiaccato la moglie che così decide di tornare a casa, riprendi la via per salire sulle montagne, e farti altri 17km con 1600mt D+…  e così, dopo un totale di 3oree45minuti di divertimento, rientri a casa, e togliendoti le scarpe prima di attraversare l’uscio di casa per non far incazzare la moglie che intanto ha fatto pulizie, ti ricordi che avevi ai piedi un paio di scarpe nuove e ti sei dimenticato  di “provarle”.  E ti accorgi che, come per tutte le cose che funzionano bene,  ti rendi conto che funzionano bene solo quando smettono di funzionare bene.

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Queste Saucony Peregrine 8 funzionano proprio bene.

Ci ho poi fatto dei giri più corti e veloci, e ci ho fatto anche giri anche più lunghi, con tanto dislivello e tante discese, e fortuna volle che ci fosse sempre brutto tempo. E niente, niente che sia mai andato storto. Lunghi di 45km, di 60km, fino a 10ore di impegno,  uscendone coi piedi “freschi” (beh, forse anche calzini Injinji aiutano in questo).

Cos’ha di speciale questa scarpa?

Da un certo punto di vista sembra essere ritornati al passato, alla versione nr 6, con una tomaia che abbandona il sistema ad esoscheletro in Tpu della versione nr 7, per tornare all’uso di un “classico” tessuto mesh con layer esterni di rinforzo in flexfilm. Il tessuto però è molto più comodo e traspirante, ha un sua elasticità, e la tomaia fascia in maniera migliore, con una forma stretta e compatta al punto giusto all’avampiede. L’allacciatura, con le “sponde” degli occhielli che sono più distanziate rispetto alla versione 7, non chiude sul collo del piede, ma più lateralmente; e una certa indipendenza degli occhielli stessi permette un tiraggio maggiormente regolabile nei vari punti lungo il collo del piede. La linguetta è generosamente imbottita e presenta soffietti laterali che migliorano la calzata ed evitano spostamenti della stessa. Il contrafforte tallonare è ben imbottito, molto, sul collarino, ed il tallone è ben trattenuto anche nelle situazioni più difficili su fango compatto, in fase di rilascio.

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Una cosa bella di questa scarpa è che quando la si indossa sembra di stare in una scarpa da running da strada. E da questo punto di vista,  questa scarpa può candidarsi per neofiti come miglior scelta per un passaggio a scarpa da trail.

Certo, rispetto alle versioni precedenti, la scarpa si è appesantita un po. Le prime versioni potevano considerarsi delle scarpe A2 abbastanza leggeri, secche e reattive;  adesso possiamo considerarla parimenti ad una A3 a tutti gli effetti: stiamo parlando di 315gr per una taglia US10, un peso massimo nel mondo delle scarpe da trail. Eppure, considerando che io corro abitualmente con sandali e fivefingers, non ho sentito tutta questa pesantezza. Perchè è una scarpa che ha volumi normali, con un tallone alto da terra 25mm ed un drop tacco-punta di 4mm,e  che non impaccia durante la corsa, anzi, risulta molto agile sul tecnico! Gran parte del peso è dovuto alle abbondanti imbottiture che la rendono una scarpa veramente confortevole da indossare, adatta alle lunghissime distanze. E a questa condizione contribuisce anche un reparto intersuola che mantiene uno strato in Everrun, al quale è stata accoppiato uno strato in  PWRFoam: questo abbinamento rende la scarpa ancora più ammortizzante e confortevole rispetto alla precedente versione, ma con una maggior capacità responsiva. Questo ha inoltre reso inutile la presenza di una rockplate all’avampiede, e la scarpa adesso è allo stesso tempo più protettiva e più flessibile, sia in senso longitudinale, che trasversale – grazie anche a delle visibili scalanature della suola, presenti per tutta la parte anteriore della scarpa . Forse è proprio per questa assenza di un inserto rockplate che si ha un feeling da scarpa stradale.

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Inoltre, questa aumentata flessibilità ha conseguentemente  migliorato la capacità della scarpa di copiare il fondo, aumentando così il grip di una suola in PWRTRAC che ha tasselli molto aggressivi – 6mm di profondità – ma più distanti tra di loro, che facilitano il rilascio rilascio del fango, cosa in cui difettavano le versioni precedenti

Tirando le somme, questa è una scarpa che si adatta a qualsiasi tipo di atleta e a qualsiasi tipo di uso, comoda e protettiva per lunghe distanze a ritmo lento, agile e propulsiva per una corsa veloce.

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Commenti (8)

  1. Daniele scrive:

    Ma in tempi come questi dove se non usi il megagrip o sei la salomon o non sei nessuno, come si comporta questa suola sui sassi bagnati e su situazioni difficili ?

  2. Gianluca Gaggioli scrive:

    Ahahaha! Beh, posso dire che con queste scarpe non sono mai caduto, in questo periodo di pioggia e fango, sui terreni pietrosi dei miei monti (Monte Ferrato e Calvana),. Il grip, in certe situazioni, dipende molto dal peso dell’atleta, dalla velocità con cui si affronta un certo ostacolo; personalmente, mi capita più facilmente di scivolare in camminata che non correndo! In merito a questa scarpa temevo che il tipo di tassello alto e una minor superficie di appoggio, diminuisse la potenzialità di grip su roccia bagnata, ma non ho avuto problemi, allo stesso modo di scarpe equipaggiate di Megagrip o ContaGrip. Se poi vogliamo parlare di valori assoluti, ma sempre relativi alle mie capacità: sui miei sentieri ho un tratto di una quindicina di metri di discesa tutta in lastricato lisco (sotto il link all’immagine del percorso) , sui cui passo a provare le scarpe, in questo periodo poi è ottimo che trovo sempre bagnato. Beh, solo la suola Continental della Adidas Riot 5 (era il 2014 o giù di li) ha retto questa discesa anche in camminata.

    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/28576996_10212862780143237_654734665440902662_n.jpg?oh=1aaaa1d2e34a8c071afce2e5be4263a1&oe=5B39C789

  3. Stefano scrive:

    Articolo TOP!
    Gentilmente, potrei chiederti una dritta?
    Attualmente esco 2-3 volte a settimana, per 10-15km, su strade sterrate / sentieri tranquilli, lievi pendenze a tratti, mai su strada.
    Il mio dubbio è se per correre principalmente su strade bianche siano meglio delle A3 come le Ride o le Triumph o le A5 leggere come le Peregrine 8…
    Infatti sulle indicazioni delle A3 quasi sempre si vede ‘per strada’ e su quelle delle A5 ‘per sterrato’…
    Grazie!

  4. Gianluca Gaggioli scrive:

    Ciao Stefano, su strade bianche puoi benissimo usare una scarpa A3,le Ride o Triumph che hai citato sono ottime scarpe A3. Lo scorso sabato erano in motli ad usare scarpe A3 durante una gara nel Chianti, e anche io l’avrei fatto, avendone! L’unico problema nell’uso di una scarpa A3 potrebbe essere l’usura della suola, se i percorsi affrontati sono del tipo che comportano parecchia salita o discesa tecnica, dove la tomaia viene “tirata” “contorta” dai movimenti più estesi del piede.

  5. Andrea scrive:

    Ciao, una domanda, secondo te sono adatte anche per corse medio/lunghe in montagna (penso ad esempio a Trans D’Havet e Dolomiti Brenta Trail).
    Grazie

    • Gianluca Gaggioli scrive:

      Ciao, Andrea,
      ho in programma di correre la TDH proprio con le Peregrine 8: tra tutte le scarpe che ho provato e sto provando, sono quelle su cui mi affido di più per affrontare qualsiasi fondo e condizione.

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