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Recensione: Scarpa Spin RS

Gianluca Gaggioli

Free Trailer – tester materiali tecnici per il trailruning

 

Scarpa Spin RS  Peso:  325gr  Differenziale: 8mm

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Non ci sbagliamo, la Scarpa Spin RS non è una versione Spin maggiorata, alla quale è stata aggiunta gomma all’intersuola ed aumentato il differenziale tacco-punta, per permettere, a chi normalmente usa la Spin, di avere una scarpa per affrontare ultradistanze.

No, non è così, perché chi si trova bene a correre con la Spin, ci può fare Skyrace, o trail da 40, 60 e anche 80-100km, indipendentemente dalle proprie capacità atletiche.

No, la Spin RS è tutta un’altra scarpa, più adatta ad un profilo di atleta meno esigente dal punto di vista di espressione della performance, che ha bisogno di una scarpa più comoda e protettiva.

La differenza di peso tra i due modelli sta proprio nel voler offrire queste caratteristiche.

Comoda e protettiva per quanto riguarda calzata.

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Il piede siede in una tomaia che non stringe all’avampiede, all’interno di un semi-calzino fasciante, su una soletta interna ben conformata, con la possibilità di poterla sostituire con una ancora più protettiva, in dotazione.

La tomaia della SPIN RS, seppur dotata di un esoscheletro in materiale sintetico più importante rispetto a quello della Spin, veste in maniera più morbida, e forse, per questo motivo,  sul collarino è stato aggiunto un ulteriore occhiello passa lacci, che può essere utile se si vuole sentire una allacciatura più costrittiva.

La linguetta, molto sottile ma non fragile,  sembra corta, anzi è corta, ma non come alcuni lamentano, dicendo che questo rende difficile la chiusura: basta piegare all’interno la palpebra in tessuto elastico, fare il nodo normalmente e poi tirare la palpebra sopra il nodo.

La scarpa è stata inoltre dotata di un vero e proprio puntale protettivo per le dita.

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La talloniera è robusta, ha una conchiglia interna, ma risulta flessibile, non veste in maniera costrittiva.

La tomaia, per la maggior parte della sua superficie ricoperta da strati sintetici, non brilla certo per traspirazione, ma non è poi risultata calda.

Nota non positiva è la capacità di drenaggio: quando si imbarca tanta acqua ci vuole un po’ per farla uscire.

Comoda e protettiva per quanto riguarda la fase della corsa.

Con l’adozione di un intersuola formata da due differenti tipi di composto di gomma EVA, quello superiore di densità maggiore a quello inferiore, per ottenere da una parte una seduta del piede comoda e stabile e dall’altra una fase di appoggio che assorbe le asperità del terreno, al punto da non necessitare l’adozione di un rockplate protettivo nemmeno per la zona sotto le falangi.

Nella parte mediale però è stato inserito uno chassis in materiale plastico la cui funzione è dare “struttura” all’intersuola, limitarne la torsione.

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I due strati di Eva sono accoppiati tra di loro disegnando una figura che sembra il profilo di una catena montuosa, ma non penso sia tanto una espressione artistica, quanto la volontà di sfruttare le capacità di risposta della gomma al momento dell’appoggio e della spinta grazie alla “cuneiformità scalare” (che cos’ha detto?!?!?! no, non sprecate tempo a cercare su Google, è una cosa che mi sono inventato adesso…)

La pianta d’appoggio poi è ampia al tallone, rispetto alla Spin, per rendere più comodo il momento dell’appoggio, disperdendo meglio l’energia di impatto.

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La suola, sempre fatta con una mescola Vibram Megarip, presenta tasselli meno aggressivi, ma comunque disegnati e distribuiti in modo tale da favorire le diverse dinamiche della corsa, con “denti” perimetrali e al tallone che migliorano il controllo, e quelli interni orientati per assecondare al meglio una corsa fluida.

La capacità dello strato inferiore di copiare il fondo aumenta la capacità di controllo, e l’assenza di un rockplate migliora la sensibilità del fondo.

La “tenuta di strada” è ottima, sicura sul morbido anche quando bagnato, un pò impacciata nel fango, e si procede bene anche su roccia bagnata, purché si proceda con leggerezza, senza tentare appoggi o spinte di forza per effettuare cambi di direzione o in fase di frenata, l’intersuola “assorbente” non asseconda reattivamente questi tipi di movimento, portando al limite la tenuta.

Insomma, si chiamerà pure Spin, ma è una scarpa tutta nuova con tutta una sua personalità ben definita, adatta per affrontare qualsiasi tipo di terreno e qualsiasi tipo di distanza.

Commenti (4)

  1. Andrea scrive:

    Consiglio: uso la Spin con grande soddisfazione, ma solo saltuariamente e su percorsi brevi, altrimenti mi infiammo il tallone (fascite…); per i lunghi finoro ho usato Akasha, ma non mi trovo bene per la rigidità posteriore che la rende instabile appena si alza il ritmo.
    Secondo te potrei puntare alla Spin RS per le gare lunghe e tecniche?

    Grazie

    Andrea

    • Gianluca Gaggioli scrive:

      Se non ha furia di acquistarle, prossimamente esce la nuova SPIN ULTRA, scarpa che rispetto ai due modelli SPIN attuali è proprio progettato con l’obiettivo di garantire confort e protezione per le ultra distanze. La Spin RS ha un differenziale di 8mm, maggiore rispetto ai 4mm del Spin. Ora, sicuramente i mm di differenziale tacco-punta non risolvono il problema del presentarsi dei dolori alla fascite, può darsi che possano ritardarne l’avvento, avendo un po più di ammortizzazione sotto al tallone, ed un angolo maggiore (dovuto al differenziale) che permette una migliore transizione tacco-punta durante la rullata.

      • Andrea scrive:

        Grazie,
        presa e già usata con molta soddisfazione, i mm di differenziale e l’ammortizzazione aiutano, e rimane l’ottimo grip anche sul bagnato.

        Ciao

        Andrea

  2. francesco scrive:

    che tipo di calzata ha? Che numero bisogna scegliere per un utilizzo corretto ?

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