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Recensione: Tecnica Supreme Max 3

Gianluca Gaggioli

Free Trailer – tester materiali tecnici per il trailruning

 

Peso: 338gr – Differenziale: 8mm
Non sono un amante delle scarpe con un intersuola alta, delle scarpe super-ammortizzanti.
Ma mi considero una persona pragmatica, ma ne ho provate diverse, in passato. Ai tempi in cui volevo e potevo programmare qualcosa di “ultra”  e l’ultima volta che ci ho provato, per affrontare una 100 miglia, avevo ai piedi una Supreme Max 2.0, che aveva già percorso 500 km di allenamenti, eppure era ancora integra. La Supreme Max 3.0 continua questa tradizione, migliorandosi: Supreme Max Nomen Omen,“un nome, un destino” dicevano gli antichi Romani, e qui il destino si è pienamente incarnato in questa scarpa.
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Max può star benissimo per “maxima protezione” ed anche per “maximo rendimento”: l’intersuola così alta, ed il materiale abbastanza rigido – responsivo, più che ammortizzante – da non necessitare l’adozione di una placca protettiva, protegge ottimamente il piede dalle asperità, garantendo minor affaticamento. Allo stesso tempo, il rocker dell’intersuola, combinato con le caratteristiche della gomma ed un differenziale di 8 mm, lavorano insieme, sistematicamente (TRS: Tecnica Rolling System) al fine di permettere una rullata fluida, sia durante la corsa che durante la camminata. Una gomma troppo ammortizzante avrebbe forse migliorato la sensazione di comodità in fase di appoggio col tallone, ma avrebbe generato un momento di dispersione dell’energia, avrebbe diminuito la capacità dell’intersuola di accompagnare il piede durante la rullata, facendo perdere di efficienza, aumentando dispendio energetico, contribuendo ad affaticare il piede ed il corpo proprio su quel “terreno” per la quale è predisposta: l’ultratrail, l’ultradistanza.
Conosco persone che l’hanno fatta risuolare per correrci su asfalto ed affrontare le 100 km o le 100 miglia. Quel tipo di corridori che procedono a passo lento ma costante.

Ciò non significa che questa sia una scarpa lenta, anzi: mi son divertito a “tirarla” sulla pista ciclabile (nei miei limiti di pochi km) a velocità di 4’15″/km, proprio approfittando dei vantaggi della meccanica pendolare: una volta messi in marcia, si va che una bellezza! E anche quando si va pianissimo (ed al proposito ho messo sulle spalle uno zaino da 30L con 5kg di materiale tra abbigliamento-viveri-acqua) si può impostare quel passetto di marcia – 7’30″km – senza faticare tanto di ginocchia. Di solito a quel passo preferisco optare per andare più piano e camminare, che mi “incarto”. In questo caso mi sono trovato abbastanza bene, fluido.

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Supreme può star bene per benessere supremo per il piede, in quanto la tomaia veste in maniera fasciante e molto stabile, col piede che si infila nel mezzo “calzino” interno, ovvero due ali di “tessuto” a rete elastico che unisce lateralmente la linguetta alla suola; ed è ben supportato, anche nella seduta, grazie alla presenza di una soletta Ortholite. Talloniera non troppo rigida, il cui collarino è ben imbottito; la linguetta posteriore è alta, le prime volte può dare un po’ fastidio e creare un certa sensazione di costrizione al tendine che fa temere il presentarsi di irritazioni cutanee da sfregamento. Se siete abituati a calzature con linguetta posteriore alta, non proverà questa sensazione. Altrimenti, le prime volte, mettete un cerotto sul tendine, per evitare il sorgere di qualsiasi problema. Eliminato, rispetto alla Supreme Max 2, il puntale rigido a protezione delle dita: l’elevata altezza da terra – unita alla lunga curva del rocker anteriore – diminuisce il rischio di sbattere contro i sassi.  Eliminato l’unico particolare che poteva rendere scomoda la tomaia sulle dita dei piedi..
Ciò che mi ha stupito di questa scarpa è che, nonostante abbia un intersuola così alta, non presenta grandi volumi, e la pianta d’appoggio ha una superficie normale. Di solito le scarpe così alte compensano l’instabilità della struttura – per di costituite in gomma più morbida – aumentando la larghezza dell’intersuola, che permette anche una maggior capacità di dispersione delle forze scaricate nell’impatto; in questo caso, però, l’adozione di una gomma rigida, ha permesso di evitare grandi volumi, e la scarpa – in conseguenza della reattività del materiale dell’intersuola – risulta essere persino agile, capace di accompagnare svelta anche nelle discese tecniche, se si procede con passo/salto veloce, puntando il sentiero con appoggio di avampiede e mesopiede. Nelle discese corribili e con fondi non “disastrati”, il rocker dell’intersuola permette di procedere comodamente anche quanto si sta cercando il “contenimento” della velocità.
La suola Vibram con tasselli non profondi e molto distanziati, è molto resistente all’usura., ed offre buon grip anche su fondi rocciosi e bagnati, purché non si abbiano grandi pendenze, dove è meglio andare o spediti o camminando, che a volte le medie velocità comportano più rischi di trovare il momento di rottura del grip. Sul fango, se non quello che ti affossa, meglio procedere adagio: la Supreme Max non è una scarpa invernale.

Quindi, tenete di conto di questa scarpa se la prossima estate avete in programma qualche ultra trail o avventura in fastpacking da affrontare con zaino importante.

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