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ROAD and WILD TRAIL… parte 1^

Perché passare dal bitume al muschio?

Viviamo in un mondo cementificato a dismisura, macchine, alveari di cemento, ascensori , metropolitane, autostrade , immersi in nubi di fumo, smog e polveri sottili.

Agli amanti dello sport, che per loro fortuna posseggono ancora un lavoro e perciò’ vivono pigiati nelle città , non resta che approfittare della pausa di lavoro per andare nella palestra più vicina a fare 45 min.di tapis roulant, oppure alzarsi alle 5 di mattina per correre sui marciapiedi delle strade ancora non inondate dal traffico, o ancora aspettare la sera , per fare la medesima cosa cercando la promenade meno affollata .

Io ero uno di costoro, e non me ne vergogno, anzi ne vado fiero. Quando pero’ ho avuto la possibilità di provare cosa vuol dire “correre in natura” e la vita mi ha dato la possibilità di vivere in una realtà vicino a mare, boschi e macchia mediterranea, la scelta è stata semplice, naturale, spontanea, e credo che questo tipo di attività sportiva sia molto meno alienante.

Così l’allenamento è diventato condivisione con la natura, la fauna e la flora locale: si parte spesso senza orologi, cronometri, cardiofrequenzimetri e ci si lascia perdere nei propri pensieri, senza tempo , a volte senza meta!

Perché ROAD?

Quando è difficile avere la possibilità di correre in natura , il tempo è poco , e la città è lontana da boschi, mare, montagne e laghi, consiglio sicuramente l’attività sportiva al mattino cercando itinerari poco affollati, se possibile non trafficati e sempre diversi .

L’ALLENAMENTO: L ‘allenamento su strada e/o in pista sicuramente è più allenante, può essere facilmente schematizzato, io lo definirei “sport per ingegneri”. Chi si allena per una maratona o una mezza può programmare precisamente i suoi lavori, il tempo/km., le progressioni, gli allunghi e le ripetute più idonee al suo obiettivo,  sicuramente potrà sapere con buona approssimazione il suo tempo di maratona, e quindi in maniera matematica a “quanto a km.” dovrà partire, mantenere il ritmo  e terminare la sua performance in maniera “matematica”.

Il trailrunning è più una musica , uno “sport per artisti del running”, dove non si può programmare una velocità, una strategia precisa , visto il tipo di percorso, il terreno tecnico (spesso reso ancora più imprevedibile da caldo, freddo , pioggia , neve ,ecc.).

La corsa spesso deve essere più improvvisata, anche in base alle sensazioni personali del momento, risulta ancora più importante dell’allenamento stesso, una perfetta conoscenza del proprio corpo e delle risposte del fisico, soprattutto sulle lunghe/ lunghissime distanze.

Questo non vuol dire che chi pratica corsa in natura non debba fare lavori strutturati su strada o su pista per aumentare la velocità e la potenza , ma questi sono intervallati da uscite “senza cronometro”, che a mio parere rendono l’attività sportiva molto più gradevole.

NUTRIZIONE: Non esiste una grande differenza tra la corretta integrazione e nutrizione di un maratoneta e di uno skyrunner, se non quella che spesso il trailrunning ti mette in condizioni più estreme rispetto alla corsa su strada, e il limite si sta spostando sempre più in alto, in uno sport dove ormai si battezza “corta” una distanza di 30 km., in base al fatto che le altre due sono di 50 e 80 km., senza parlare delle ultradistanze (UTMB, GRAN RAID CRO-MAGNON, ecc.), oppure corse di 100 miglia o più nei deserti o sul ghiaccio polare.

Qui si rende indispensabile , oltre alla già citata perfetta conoscenza del nostro corpo e una resilienza che non tutti posseggono, la testa fa più del 50 % della base atletica “in una 100km si muore e si rinasce almeno 10 volte”, anche un attentissima e corretta alimentazione e idratazione, non solo durante la gara , ma anche prima e dopo …se si vuole recuperare in tempi ragionevoli.

Gel , barrette e sali sono conosciuti da tutti i runners, e non mi sembra questa una sede idonea per fare tabelle alimentari, anche perché il metabolismo di ognuno di noi è diverso.

Un solo consiglio: provare sempre il miglior sostegno in termini di gel e barrette in allenamento e per più volte, su diversi tracciati, per scegliere quello più idoneo in gara, e non esagerare : ricordiamoci che stiamo INTEGRANDO , cioè dobbiamo assumere quello che l’attività sportiva ci toglie, non ogni genere di supporto, spesso inutile, che le varie aziende ci propongono.

TRAUMATISMI e INFORTUNI: correre su asfalto con un movimento costantemente ripetuto per km., espone a rischi maggiori per coloro che non hanno un assetto perfetto . Mi spiego meglio: se un atleta non è in perfetto equilibrio posturale e/o ha problemi di appoggio (pronatore, supinatore, talalgie , tendiniti Achilleo, fasciti plantari, sperone calcaneare), una corsa con appoggi ripetuti su asfalto , sempre reiterati per tanti km., può essere più traumatica e dannosa rispetto alla corsa su terreni sconnessi, che necessariamente richiedono appoggi sempre diversi per compensare le asperità del terreno accidentato.Peraltro questo tipo di appoggio espone l’atleta a traumatismi diversi , quali distorsioni tibio tarsiche in primis, e traumi per le frequenti cadute a gomiti , polsi e spalle. 

282976_773754735990937_8491176205311673270_nArticolo di; Dr.Ernesto Ciravegna; Agopuntura, Mesoterapia, Neuralterapia, Omotossicologica, Fitoterapia Studi: Via Astengo 1/1 Savona – Via E. Accame 11 Pietra Ligure (SV)

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