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Robinson Crusoe era paleo?

Rocco Cardamone

Presidente di AIPA,  psicologia del comportamento alimentare e della salute

Tutti o quasi conosciamo la storia di Robinson Crusoe così come ci è stata raccontata dallo scrittore Daniel Defoe. Pochi però sanno che il testo originale fu, quasi certamente, ispirata a quanto successe ad Alexander Selkirk, un marinaio scozzese abbandonato dai suoi compagni su di un’ isola deserta nel 1704 e ritrovato cinque anni dopo dall’equipaggio di un’altra nave.

Dall’uscita del libro nel 1718 ai giorni nostri questa avventura ha ispirato  scrittori, registi avventurieri, storici e come vedremo più avanti scienziati. Il romanzo di Defoe oltre alla trama avvincente è considerato, da molti, il primo romanzo moderno in quanto concentrato unicamente sulla vita e il punto di vista  di un unico personaggio, cosa inusuale sino a quell’epoca.

A differenza del protagonista del libro, Alexander non sopravvisse fortunosamente ad una terribile tempesta. In realtà, egli venne abbandonato sull’isola, al largo del Cile,  dal comandante della nave su cui era imbarcato per il pessimo carattere dimostrato; trattandosi di bucanieri, il nostro amico scozzese non dove essere uno stinco di santo. Selkirk rimase, da solo, sull’isola per cinque lunghi anni e riuscì a sopravvivere grazie a pochi strumenti a sua disposizione e ad una buona dose d’intraprendenza.

Come andarono esattamente le cose lo sappiamo attraverso i registri di bordo del Capitano Dampier che nel 1718 ritrovò il naufrago e dalle interviste rilasciate dallo stesso Alexander una volta tornato in patria. Inoltre la sua storia suscitò molto interesse in Inghilterra e un resoconto di quegli anni fu pubblicato anche in alcuni libri dedicati alle spedizioni corsare. Se qualcuno poteva nutrire ancora dei dubbi, questi sono stati definitivamente fugati da una spedizione scientifica nel 2009. Gli esperti hanno trovato sull’isola, prove inconfutabili dei resti dell’insediamento decritto, riscontrando inoltre come la morfologia del terreno sia quella descritta dal marinaio.  Ma come ha potuto un individuo solo, con pochi attrezzi, sopravvivere così a lungo e in buona salute su di un isola deserta?

Se poi consideriamo, a differenza del Robinson del romanzo, che l’isola di Alexander non era una calda isola tropicale ma  posizionata  molto più a sud  (nell’arcipelago  Juan Fernandez al largo Del Cile)  e che le temperature lo costrinsero a difendersi dal freddo indossando pelli di capra, capiremo come questa impresa ha dei tratti miracolosi.

L’alimentazione e il conseguente stile di vita giocarono di fatto un ruolo fondamentale per la sua sopravvivenza. Rimasto solo, con un ascia un moschetto e pochi altri attrezzi. Selkirk all’inizio si accampò nei pressi della spiaggia, aveva timore di spingersi all’interno. Il desiderio di variare un po’  la dieta – all’inizio si nutrì prevalentemente di aragoste e crostacei – unito alla necessità di non essere avvistato da navi spagnole – essendo bucaniere al servizio dell’Inghilterra se catturato sarebbe stato torturato e ucciso – lo spinse a spostarsi all’interno. Qui, oltre ad un riparo migliore,  riuscì a nutrirsi meglio. Sull’isola erano presenti, introdotte da navigatori precedenti, rape, cavoli, pepe, oltre a diverse varietà di frutti. Imparò a cacciare le capre selvatiche che diventarono il suo principale sostentamento, offrendogli anche il materiale necessario a proteggersi dal freddo. Durante la permanenza abbandonò l’uso delle scarpe in quanto i calli e la pelle inspessita dei piedi non gli consentivano più infilarle.

Molti penseranno che un’alimentazione fondata quasi esclusivamente su carne e pesce, zero  carboidrati, poca frutta e una così limitata scelta di verdura, col tempo possa avergli causato dei problemi. Eppure, scrive il Capitano Dampier: “ci siamo trovati di fronte un uomo, vestito di pelli di capra,  con un fisico muscoloso e ben allenato il quale si muoveva molto agilmente tanto da catturava le capre di cui si nutriva rincorrendole scalzo e a mani nude”.  Il tutto è molto lontano dall’idea del naufrago malaticcio e denutrito che spesso ci consegna l’immaginario collettivo.

Fu proprio la sua perfetta forma fisica a colpire i suoi contemporanei. Agli inizi del settecento malattie e malnutrizione erano un vero flagello; un uomo sano e muscoloso, rimasto lontano dalla civiltà e vissuto come un cavernicolo per così lungo tempo, deve aver fatto vacillare le idee di molti illuministi i quali guardavano unicamente al futuro e alle nuove scoperte. Forse, proprio per non offendere questa corrente di pensiero,  il nostro Alexander ci viene descritto come molto intelligente. Essendo  il motto di quei pensatori “abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza” l’uomo ritornato dal passato ha potuto salvare il pensiero innovatore.

Interpretazioni a parte,  la paleo, da questa storia -vera- ne esce vincitrice ed è  ben lontana dall’essere  fabbrica di malanni descritti dai suoi detrattori. Per la cronaca Alxander Selkirk, dopo un periodo in patria, dove si è goduto la sua fama, riprenderà il mare perché a causa del suo caratteraccio doveva rendere conto alla giustizia di una lunga serie di liti e aggressioni.

Morirà diversi anni dopo,  a bordo di una nave mentre navigava a largo dell’Africa per le conseguenze della febbre gialla che aveva colpito l’equipaggio.

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