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Soccorso animali selvatici, come comportarsi coi mammiferi

Bianca Thiglia

Volontaria del Centro Recupero Animali Selvatici (CRAS) di ENPA Genova, da oltre due anni si occupa del recupero e della riabilitazione alla libertà della fauna selvatica ligure. Dedica il suo percorso universitario di studi internazionali alla conservazione e alle politiche ambientali globali.

I Centri Recupero Animali Selvatici (CRAS) sono strutture presenti in tutta Italia, dei veri e propri ospedali per fauna selvatica con l’obiettivo di riabilitare gli animali alla libertà con la minor interferenza umana possibile. Sono il punto di riferimento per ognuno che trovi un selvatico in difficoltà e il loro servizio è gratuito, trattandosi spesso di ONLUS. Le loro strutture sono complete di recinti e voliere riabilitative che riproducono l’ambiente naturale degli ospiti in degenza.

Solo un anno fa nasce il primo CRAS della Liguria, la regione più boscosa del Paese e un importante corridoio ecologico. Questo permette il contatto tra la sua ricchissima biodiversità e specie migratorie e non, fungendo da connessione tra l’ambiente mediterraneo e quello continentale. Nonostante questo vero e proprio patrimonio naturalistico e le numerose aree protette, non esisteva fino all’anno scorso un ente in grado di fornirne la salvaguardia necessaria. La Sezione di Genova di ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) Onlus ha così deciso di portare avanti il progetto e il suo CRAS è stato inaugurato a Campomorone a maggio 2016.

Da allora, gli ingressi di animali si sono susseguiti senza sosta e il Centro è in continua espansione. Molte volte però, cittadini animati dalle migliori intenzioni, soccorrono animali a sproposito. Queste creature raggiungono i CRAS quando avrebbero invece ricevuto migliori possibilità se lasciati nel loro ambiente naturale.

È il caso dei piccoli di mammifero, dai caprioli ai pipistrelli. La maggior parte di essi, sono lasciati in posti nascosti dai genitori che spesso poi si allontanano in cerca di cibo o per depistare i predatori. A chi li dovesse trovare spesso sembrano abbandonati ma non è questo il caso. La madre sarà di ritorno non appena lo riterrà opportuno – e questo spesso implica quando noi ci saremo allontanati. Un errore di cui molti sono consapevoli ma che incredibilmente c’è chi continua a commettere è quello di toccare il piccolo. Questo inevitabilmente “inquina” il suo odore, rendendolo facilmente individuabile dai predatori e irriconoscibile alla madre. A contatto avvenuto, il ricongiungimento col genitore è impossibile. Dai leprotti agli ungulati quindi, bisogna semplicemente lasciarli stare. Solo se evidentemente feriti, chiamare il CRAS più vicino per chiedere indicazioni prima di agire e dimenticarsi di fiondarsi a cercare un biberon di latte: il latte vaccino può essere mortale per ogni animale che non sia un vitello.

Una storia esemplificativa è quella della volpacchiotta arrivata al CRAS di Genova all’inizio di questo maggio. Lo svolgimento del suo recupero è stato esemplare. Trovata nel sottoscala di un cortile privato, è stata lasciata sola e senza alcun contatto per tutta la notte, periodo in cui la madre sarebbe dovuta tornare a riprenderla. Al mattino però, la piccola era ancora lì. Solo in questo caso e dopo il tentativo di ricongiungimento è risultato necessario soccorrerla, evidentemente orfana. Dopo essersi consultati con i volontari del CRAS, i Carabinieri Forestali l’hanno portata presso il centro. È qui che sta crescendo, insieme a altri due coetanei recuperati dopo essere stati investiti da un’auto.

Un altro ritrovamento tipico di questa stagione è quello dei piccoli e delicatissimi pipistrelli. Passano l’infanzia aggrappati alla madre, dalla quale capita che cadano. Nel caso li trovassimo, è possibile toccarli con estrema attenzione –soprattutto alle ali- per metterli in sicurezza e tentare il ricongiungimento al genitore. Bisogna però prima assicurarsi che si tratti effettivamente di un cucciolo dato che alcune specie nostrane di pipistrello sono così minute che è facile confondere gli adulti per dei piccoli. Alcuni parametri di riferimento:

-La pelliccia: in assenza di pelliccia, si tratta sicuramente di un piccolo. In presenza di pelo, controllare anche i seguenti parametri.

-La stagione: i piccoli sono presenti solo tra giugno e agosto. In qualsiasi altro periodo, si tratta necessariamente di adulti.

-La dentatura: se l’animale, seppur giovane, presenta dentini è già svezzato/svezzabile. Non si alimenta quindi a latte ma a determinati insetti.

-Rivolgersi a un centro specializzato per chiedere indicazioni prima di agire è sempre una buona pratica.

Una volta sicuri che si tratti di un piccolo, per il ricongiungimento, bisogna posizionare una bacinella su un tavolo o un punto elevato il più vicino possibile al luogo del ritrovamento. Il piccolo va poi messo in un punto rialzato all’interno della bacinella, come su un rotolo di carta o una scatola. Se ne cadrà, avremo la sicurezza che rimarrà al sicuro, appunto nella bacinella. Così posizionato, il piccolo va quindi lasciato solo nelle ore crepuscolari. La madre potrebbe andare alla sua ricerca e riprenderlo nel caso lo trovasse. È consigliabile fornire anche una fonte di calore, come un termos, nonostante la stagione calda. I piccoli possono essere alimentati in emergenza con latte di capra tiepido. Questo può essere fatto succhiare attraverso una garza imbevuta ogni 3-4 ore circa. Ma, come al solito, in caso di difficoltà, dubbi, o assenza della madre, chiamate il CRAS più vicino! Sapranno darvi i giusti consigli.

Tutti i contatti del CRAS di Genova (a Campomorone) si possono trovare sul sito di ENPA Genova: www.enpagenova.org e tutte e tre le volpine ospitate dal centro sono in cerca di adozioni a distanza. Per sapere di più su di loro e su come aiutarle, basta scrivere a adozionigenova@enpa.org

Qui c’è anche un video della volpina di cui abbiamo descritto il soccorso (che ammettiamo essere troppo carina per i deboli di cuore e sì, quello che si sente all’inizio è proprio il suo verso):

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