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TAM: Trans Atlas Marathon, 285 chilometri e 14.000 D+, il primo passo verso le “lunghe no-stop”

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 a cura di Tommaso de Mottoni
Giornalista di Viaggi ed Enogastronomia, più escursionista estremo che trail runner. Sempre alla ricerca di nuove vie su sentierouno.it

Spopolano le “gare lunghe”, ormai il muro dei 42 è infranto da un bel pezzo, il muro dei 100 km sta crollando e quello delle cento miglia si sta incrinando. Lo dicono i numeri: le iscrizioni e l’interesse per le gare su lunghe distanze sta aumentando costantemente, come costantemente aumentano i trail runner che amano questa specialità.

Non è un caso se quest’anno il Tor des Geants ha registrato il nuovo record di preiscrizioni e La Petite Trotte à Léon ha fatto il sold out in meno di quarantotto ore, contro i tre mesi dell’anno scorso. I motivi dell’interesse verso questo genere di gara sono molti, e le caratteristiche di queste specialità sono ben lontane dalla corsa su strada o dal trail breve, per andare a sposare quasi completamente la tradizione ed i valori dell’alpinismo e dell’escursionismo.

In questo panorama di crescente interesse verso le lunghe percorrenze si colloca il progetto di Mohamad Ahansal campione Marocchino e plurivincitore della Marathon des Sables che ha cercato di spostare l’interesse dei runner internazionali dalle ormai fotografatissime dune Sahariane, alle vette selvagge e quasi inesplorate dell’Atlante.

Circa trecento chilometri e quindicimila metri di dislivello da percorrere in sei tappe in autosufficienza alimentare. Una notte in tenda a 2200 metri di altitudine e le altre nelle “gites” locali, dei ricoveri che ricordano un ibrido tra i nostri ostelli ed un rifugio di montagna. Lunghi tratti da percorrere oltre i 3000 di altitudine e condizioni meteo sempre variabili. Questi sono gli ingredienti della formula di Ahansal.

La Trans Atlas Marathon è una gara a tappe che richiede un grande impegno fisico pur non coinvolgendo abilità tecniche elevate. Il percorso si snoda lungo la catena e gli altipiani del gruppo dell’Atlante, seguendo un percorso ben segnato e tutt’ora in uso dai pastori e contadini locali. Sono del tutto assenti i tratti esposti e pendenze elevate dando all’intero tracciato le caratteristiche del sentiero percorribile a dorso d’asino. Se da un lato non siamo stimolati da un terreno altamente tecnico, la difficoltà arriva dalla gestione dell’energia e dai lunghissimi tratti in alta quota, cosa del tutto inusuale per chi è abituato a gareggiare sulle alpi.

Le nostre gare raramente toccano i tremila, questa non solo li tocca ma porta i concorrenti a correre per lunghi tratti tra i tremila e i tremilacinquecento metri.

La bellezza di un viaggio nelle maestose montagne dell’Atlante, tra paesaggi lunari intervallati da macchie di colore e profonde vallate di roccia rossa con incastonati orti di un verde rubino sono solo alcuni degli scenari che si aprono davanti agli occhi di chi compie questa avventura. E’ l’estrema varietà dei paesaggi e gli scorci inaspettati che rendono questa esperienza diversa da qualunque altra in Europa. L’Atlante regala un continuo susseguirsi di ricchezza di colori, vegetazione lussureggiante e vita, con tratti dove prevale la durezza del territorio con scorci lunari dove ci si chiede come possa esistere la vita. Ed è questa altalena di esplosioni di vita e di colore che caratterizza tutto il viaggio rendendo impossibile annoiarsi o incontrare lo stesso scenario nell’arco dei trecento chilometri del viaggio.

La Trans Atlas Marathon non è però una gara adatta solo a chi vuole immergersi nella forza e nella bellezza di queste montagne. A mio avviso rappresenta la risposta ideale a chi sta pensando a gare come il Tor des Geants e La Petite Trotte à Léon se da un lato la divisione in tappe mitiga gli aspetti legati alla difficoltà del percorrere terreno impervio di notte e riduce di gran lunga gli effetti della privazione del sonno, un contesto come la T.A.M. è la palestra ideale non solo per testare la propria tolleranza al carico di chilometri, ma soprattutto per mettere alla prova la propria capacità di adattamento alle altitudini, alle differenti condizioni climatiche e in particolare ad una lunga permanenza all’aperto. Svolgendosi alla fine di maggio nella regione montana del Marocco, troviamo condizioni climatiche e una variabilità del meteo assai compatibile con quelle che si possono incontrare durante TOR o PTL.

E se mi sento libero di consigliare questa esperienza a chi ha fatto il TDG o la PTL dicendo loro che sarà un viaggio di emozioni uniche e inaspettata bellezza su una delle catene montuose più belle del mondo, la consiglio ancor più vivamente a tutti quelli che si iscrivono “tanto per provare” al TDG, senza ben sapere a cosa vanno incontro.

Verissimo è che sale l’interesse per le nostre gare lunghe, ma altrettanto vero che aumenta il numero delle persone che partecipano a queste competizioni senza averne i requisiti e finendo inesorabilmente nelle file dei ritirati o degli infortunati da soccorrere. Le gare lunghe in quota non rappresentano solo una “maggior distanza e maggior dislivello” ma richiedono un rapporto con l’ambiente e l’alta quota che appartiene solo a chi proviene dalla tradizione alpinistica e che il runner da strada non può avere.

Lo scegliere un passo intermedio, una gara che abbia tutti gli aspetti delle lunghe non-stop, ma mitigandone alcuni aspetti, rappresenta la scelta più saggia per chi si vuole affacciare a questo mondo.

Unico neo: c’è da dire che oltre alla poca chiarezza del sito, anche il referente per l’Europa, tale Jorge Divi, colui che dovrebbe aiutare e dare supporto ai runner, oltre ad essere chiaramente impreparato in fatto di corsa, si comporta come se invece di trovarsi al lavoro si trovasse in vacanza. Ne consegue che da chi dovrebbe arrivare supporto e spiegazioni, arrivano tracce GPS sbagliate, informazioni di gara scorrette, comunicazione solo in spagnolo e un comportamento da animatore turistico del tutto fuori luogo in un contesto come questo.

Il mio consiglio a chi si iscrive, è quindi di rapportarsi unicamente all’organizzatore in loco (che invece è una persona disponibile e cordiale), senza fare nessun affidamento sul referente europeo, organizzandosi in autonomo o con altri concorrenti, ad esempio, per le foto che sono per molti, me compreso, un momento importante, la traccia, il ricordo di una bellissima esperienza. Il fotografo e factotum, sembra ignorare i posti bellissimi che si visitano e scatta foto solo ai margini delle strade in prossimità dei campi base. Sarà anche per questi motivi che siamo alla terza edizione e si trova un numero di iscritti europei ingiustificatamente basso. Ovviamente, di fronte a questi segnali, non viene voglia di finalizzare un’iscrizione. Superiamo questo ostacolo andando direttamente all’organizzatore e il tutto è risolto.

10 giugno 2015: In seguito alla pubblicazione di questo articolo sono stato tempestato  di insulti dalla persona che cito come poco affidabile e seria. Mio dovere di giornalista recensire in modo obiettivo una manifestazione che nel complesso valutavo ottima. L’organizzazione non si è mai dissociata da questi comportamenti e li ha avallati. Sconsiglio quindi vivamente di mettersi nelle mani di questo apparato organizzativo, non solo per effettivi e anche comprensibili problemi organizzativi, ma per atteggiamento che ha dimostrato non essere per niente garantista del benessere dei partecipanti ma unicamente incentrato all’incassare iscrizioni dimenticando le basi di come ci si comporta con il cliente.

La bellezza di questi luoghi e sensazioni analoghe possono essere vissute correndo la UTAT  – Ultra Trail Atlas Toubkal, con un organizzazione impeccabile e massima cortesia, sia a livello centrale che come referente per l’Italia.

Commenti (2)

  1. Aicha scrive:

    Nice article. Although I don’t think that Jorge felt as if he was on vacation, I witnessed his hard work last year as well as this one. I think the work load with which the staff is confronted to shall not be underestimated. Further more, the work quality is progressing every year through experience and a really hard working team.

    • Tommaso Mottoni scrive:

      Aicha, I understand that you are writing here on direct request of Jorge. This is not a conversation on him.
      This is an article on TAM.
      Did you enjoy? Good. Read it again and enjoy more.

      Jeorge behaviour IS rude, his work inaccurate and created many problems.
      He was supposed to take pictures put spent most of his time on paved roads and the only pictures he shoot were not representative of the beauty of the places we saw, so also as photographer he is inadeguate.
      He is stalking me (6 messages and emails today) and sent HEAVY insults BEFORE I wrote this article just because I asked him 7 times pics of the race for my article.

      Aicha, please, tell me your name and surname, where and when you witnessed what you describe. Take responsibility of what you say. I DO. YOU DON’T.

      At this point, the only thing I can say, is that the direct and indirect (your comment is obviously directed my him) stalking of Jeorge is just enforcing and confirming what I wrote.

      Do you want to see the emails, mistakes he did and insults he wrote? No problem.
      Do you want to do it in private mail, or here in order to let the thousands readers of this article see what treatment they will receive subscribing to the race?

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