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YUKON ARCTIC ULTRA 2014

Una gara al limite della sopravvivenza, la più fredda e la più dura Ultra del mondo, affrontata con coraggio e determinazione in condizioni estreme: temperature talvolta proibitive con vento siderale del grande Nord, percorrendo distanze infinite su sentieri ghiacciati, trainando, legata in vita, una slitta contenete l’equipaggiamento necessario per mangiare, scaldarsi e dormire quel poco,  giusto per riprendersi dalla fatica incalzante.

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Whitehorse è una città  a nord ovest del Canada, situata vicino al fiume Yukon, ai confini dell’Alaska, punto di partenza della Yukon Artic Ultra. La maratona è suddivisa in più distanze: 100 miglia300 miglia430 miglia , ognuna delle quali prevede punti di ristoro precisi da raggiungere entro tempi stabiliti, pena la squalifica dalla competizione.

E’ previsto che tutti gli atleti partecipino qualche giorno prima ad un corso di formazione obbligatorio all’evento e questo per aiutare a sviluppare le competenze necessarie per affrontare l’ambiente freddo, alcuni pericoli che si potrebbero verificare durante il lungo percorso, testando l’attrezzatura idonea ed analizzando assieme agli organizzatori come sfidare timori e paure che potrebbero sopraggiungere in gara.

Affrontare questa sfida negli sconfinati paesaggi dell’inverno canadese, tra fiumi  e laghi ghiacciati, sole e neve, spettacolari giochi di luce dell’aurora boreale e deserti di ghiaccio senza fine, dove le temperature scendono di notte a -44° C,  viene da molti definita un’ impresa “ incredibile e molto dolorosa”.

Come direbbe Robert Pollhammer,  organizzatore della YAU, “ la  gente penserà che siete assolutamente folli se decidete di fare questo, ma  a mio modo di vedere le cose, le persone che non hanno mai affrontato tale sfida, sono molto più folli”.

Anche quest’anno, alla sua 11° edizione, YAU fa storia. Ancora una volta ha mostrato tutto ciò che questa manifestazione ha in serbo. E’ stata una grande gara e atleti come Gabriela Monti e Pietro Trabucchi hanno partecipato testando i loro limiti raggiungendo il traguardo di 300 miglia.

“ Non ci si può fermare a bivaccare, o sarebbe meglio farlo il meno possibile perché la temperatura scende talmente tanto di notte che è rischioso fermarsi a dormire”.

IMG_0047Ore e ore di cammino interminabili, con scenari splendidi ma sempre uguali, come quando si attraversa il fiume ghiacciato Yukon per 65 km, a temperature ben al di sotto dello 0, dove devi essere veloce  a prendere le cose dallo zaino perché se no tutto si indurisce, tutto si congela, e nonostante l’abbigliamento sia quello tecnico, resistente alle più basse temperature, il freddo riesce lo stesso a penetrare ogni strato. La mancanza di ore sonno ( 1 sola ora  in 24 ore di cammino) si aggiunge alle molteplici difficoltà del viaggio.

Non è permesso fermarsi a dormire ( 1 ora sola in 24 ore di viaggio), e la notte è lunga e snervante da trascorrere camminando, guardando con occhi sempre più spenti un punto di luce che illumina di poco il sentiero innevato e che a poco a poco ti ipnotizza richiamandoti ad un sonno impossibile e irrealizzabile.

Ma nonostante tutto questo, quello che maggiormente ha messo a dura prova PietroGabriela, è stata “ l’assenza di segnaletica, di una misura tra un checkpoint e l’altro”. Indicazioni molto approssimative che spesso davano loro l’illusione,  forse inventata dallo stesso desiderio di raggiungere un posto caldo,  di essere arrivati al traguardo e che invece, con amara e sconfortante delusione, scoprire essere ancora lontano. La fatica che si percepisce nell’attimo in cui si è consapevoli di quanta strada ancora si deve percorrere è “ tremenda e devastante”.

IMG_0061E in tutto questo la resilienza fa da protagonista, perché la vera sfida in questo tipo di gara è più mentale che fisica. Nonostante abbiano dovuto affrontare difficoltà e avversità, in condizioni estreme al limite della sopravvivenza, non hanno ceduto allo sconforto, hanno camminato ancora e ancora. Nessuna energia mentale è stata sprecata nel chiedersi se potevano andare avanti. Il vero traguardo raggiunto, è stato quello di loro stessi e non nella conclusione della gara e la misura del successo non è stato il tempo o la distanza. La questione di aver preparato al meglio le loro capacità, impostato obiettivi che richiedevano il limite assoluto di quelle capacità li ha portati all’incrollabile perseguimento di tali obbiettivi, superando l’oscurità, uscendone rinforzati e addirittura trasformati.

Condividere questa avventura con gli atleti e incontrare la gente del posto in alcuni dei luoghi più remoti e  primordiali, sarà un’esperienza che non si dimenticherà facilmente,  e lascerà dentro il desiderio di ritornare in questo meraviglioso deserto dal freddo estremo, dai silenzi assordanti, dai sonni rubati di nome Yukon Artic.

Film Yukon Arctic Ultra 2014 from monti gabriela on Vimeo.

(Articolo di Michela La Falce di trailrunning.it) 

Commenti (1)

  1. Carmelo Tirintino scrive:

    Compiere un’impresa del genere e’ il mio sogno, e non appena raccolgo le risorse necessarie ci provo con tutto me stesso
    ….complimenti, mi avete commosso tanto siete un orgoglio tutto italiano, grazie della condivisione, trasmettete tanta forza

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