E’ ormai ampiamente dimostrato che correre regolarmente fa bene alla salute, aiuta la circolazione, fa perdere peso e stimola il buon umore.

Unica regola da osservare è quella di non esagerare e seguire alcuni semplici consigli pratici. Studi  hanno dimostrato che la corsa fa bene al cuore, migliora l’efficienza cardiaca e circolatoria grazie all’immissione in circolo, sotto sforzo, di sostanze vaso dilatanti.

Queste sostanze svolgono la loro azione sui muscoli e sulle arterie: i vasi arteriosi, grazie all’azione di vasodilatazione, aumentano di calibro e mantengono questa dilatazione anche con il cessare dell’attività fisica. Il sangue circolante, quindi, incontra meno resistenze nei vasi e tutto ciò favorisce l’abbassamento della pressione arteriosa riducendo il rischio di malattie cardiovascolari e diminuendo anche i valori del colesterolo nel sangue.

Un podista, per la ripetitività del gesto atletico, sia in allenamento che in gara, sottopone a sollecitazione le proprie strutture osteomuscolari esponendosi al rischio di produrre nel tempo patologie da sovraccarico funzionale. Oltre a questo rischio, l’atleta, soprattutto se inesperto o poco allenato, può eseguire il gesto atletico in maniera corretta o in condizioni non ottimali creando i presupposti per danneggiare il proprio organismo. Le lesioni acute, invece, riconoscono un momento meccanico preciso (cadute o colpi diretti) che produce lesioni immediate dolorose e che impongono la sospensione dell’attività. Le lesioni possono essere quindi di due tipi:

– da sovraccarico funzionale (sollecitazione articolare abnorme e/o eccessivamente ripetuta)

– traumatiche

Con la mia professione di tecnico ortopedico, sono preparato per trattare il corpo come un’unica entità, al contrario del focalizzare semplicemente il trauma. Lavoro per identificare la vera causa del problema. È mio intento, nella maggior parte dei casi, sviluppare un programma di riabilitazione con l’ausilio di un’equipe composta da medici sportivi e terapisti.

L’ottanta per cento dei traumi del corridore sono dovuti ad errori di allenamento, il resto ad infortunistica. La vulnerabilità del piede e dell’arto inferiore del corridore risulta evidente se si considerano questi numeri: 800 battute del piede ogni 1600 metri di corsa, da 3 a 8 volte il peso del corpo la forza trasmessa alle estremità ad ogni falcata.

Ogni maratona cittadina, ogni allenamento domenicale, sono tonnellate di carico e spinta su ciascuna articolazione degli arti inferiori. Nello Studio Castellani, di Torino, sede nella quale esercito la mia attività, adoperiamo l’elastomero Noene nei nostri plantari ortopedici su misura da due anni, soprattutto negli sportivi, essendo questo materiale vibro-assorbente composto da microcellule cristalline (fa parte della grande famiglia del caucciù) e possedendo delle peculiarità che lo distinguono da tutti gli altri materiali della stessa “famiglia”: leggerezza, elasticità, longevità.

L’elasticità del Noene® permette di assorbire e disperdere l’energia negativa derivante dalle onde di shock, distribuendo al meglio i carichi su tutta la regione del piede in modo omogeneo senza traumatizzarlo.  Ho notato attraverso studi baropodometrici (eseguiti nel mio studio con strumentazioni tecniche di indagine posturale biomeccanica, quali pedane di pressione baropodometriche\stabilometriche e sistemi di scansione Cad-cam) che soggetti che correvano con il loro plantare su misura, impreziosito da questo elastomero da 2 o 4 mm a seconda del peso dell’assistito, riuscivano a distribuire meglio di altri shock e vibrazioni dannose per il corpo umano e l’intero apparato locomotore.

La filosofia Noene® abbraccia completamente il mio pensiero di corsa “sicura” a livello articolare. Consiglio ai miei pazienti, con loro grande soddisfazione, dopo averle indossate per chilometri, calzature da running con un assetto neutro o, addirittura, le mie preferite scarpe da corsa con la suola composta da materiali molto rigidi (non ammortizzante) nella parte posteriore esterna (prima zona d’impatto).

Sono contrario a suole composte da aria e gel (cosiddette ammortizzanti, a meno che questi elementi siano contenuti in piccolissimi compartimenti) che, a mio avviso, accentuano, perlomeno in una corsa, la mal posizione del piede. Un runner pronatore, per esempio, tende a correre con l’arco plantare che cede verso l’interno accentuando il suo difetto utilizzando una suola morbida.

Unico modo per limitare i danni all’articolazione del ginocchio e del malleolo laterale a livello della tibio-tarsica sarà eseguire falcate con la estremità del piede extra ruotata a scapito, poi, di infiammazioni alla regione addomino-pubo-crurale (pubalgie). Queste suole sono le principali generatrici del famoso “effetto molla”, spesso citato nella letteratura sulla biomeccanica.

Ciò che caratterizza questi materiali è che decuplicano l’effetto dannoso delle onde shock anziché contenerlo, provocando la serie di problematiche evidenziate in precedenza. L’elastomero Noene® è eccezionale già a 2 mm in quanto già sufficientemente spesso per ammortizzare il ritorno delle onde shock dovuto all’interazione piedi/scarpe/suolo neutralizzando l’onda di shock, vera energia negativa che percorre lo scheletro durante la corsa su suoli duri. Sicuramente correre è salute, ma è bene non sottovalutare gli eventuali disturbi e dolori.

PRIMA CASISTICA: TRAUMI A CARICO DELLA CAVIGLIA

L’articolazione tibio-tarsica è un’ articolazione assai esposta al rischio di lesioni acute al complesso legamentoso sia interno (mediale) che esterno (laterale) specialmente in soggetti con piede molto cavo e retropiede supinato.

L’articolazione è composta dal complesso tibio-peroneale entro cui bascula, nei movimenti di flesso estensione e rotazione del piede, l’astragalo. La stabilità e la congruità articolare di queste ossa durante l’esecuzione del movimento è assicurata dall’integrità di questi complessi legamentosi. La distorsione di caviglia produce un danno legamentoso, più o meno complesso a seconda del numero di legamenti coinvolti, la cui estensione e gravità viene quantificata in tre gradi. In seguito al trauma compare una marcata tumefazione della regione malleolare colpita, accompagnata da vivo dolore che spesso impedisce l’appoggio del piede a terra. Nelle distorsioni di I grado spesso basta il riposo articolare, integrato da terapia anti-infiammatoria, seguito da cicli di terapia fisica (ionoforesi, laser) e fisiocinesiterapia.

La ripresa dell’attività sportiva sarà consentita a quadro clinico risolto e con un appropriato appoggio plantare indotto da un plantare su misura arricchito dal Noene® che fungerà da anti-infiammatorio dei tessuti che hanno sofferto. Nelle lesioni di II grado in cui la compromissione dell’integrità legamentosa è più grave rispetto al precedente è opportuno procedere ad immobilizzazione per 4 settimane, a cui seguirà un intenso programma riabilitativo. Le lesioni di III grado, ovvero la rottura completa del legamento, prevedono la terapia chirurgica seguita da periodo di immobilizzazione.

Scopri di più sulle solette e i plantari Noene® visitando la sezione “Perché utilizzare Noene®?”

Link sito Noene:

Mattia CastellaniAUTORE: Mattia Castellani

COMPETENZE: Dottore specializzato in Tecniche Ortopediche

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