Un sentiero di 24 km, l’intero percorso del trail di Portofino, questa è la lunghezza raggiunta mettendo in fila tutti i bicchieri di plastica utilizzati in due anni di manifestazioni di Trail Running.

La stima è stata ottenuta considerando che in Italia, in un anno, si svolgono circa 170 Trail, ciascuno dei quali prevede in media tre ristori e la partecipazione di 200 corridori, per un totale di 102.000 bicchieri. Un numero sorprendente, ancora più significativo per il contesto al quale è relazionato, il Trail Running, disciplina annoverata tra le attività di promozione ecoturistiche rispettose dell’ambiente. I bicchieri di plastica rappresentano sicuramente una soluzione pratica: non devono essere lavati, sono comodi da trasportare anche in zone difficili da raggiungere e sono economici. Tuttavia, una volta che hanno svolto il loro compito, comportano problemi di smaltimento e conseguenti impatti ambientali.

La plastica è ormai diventata parte integrante della nostra vita. Grazie alla sua leggerezza, versatilità e basso costo si è diffusa rapidamente nei settori più disparati, dalla gastronomia all’informatica, favorendo idee e progetti innovativi. Ma purtroppo non è tutto oro quello che luccica. E’ proprio con l’avvento di questo materiale, che compare e si diffonde la “cultura dell’usa e getta” e con essa il problema dello smaltimento dei rifiuti. Delle 12 milioni di tonnellate che ogni anno, in Italia, confluiscono in discarica, circa la metà è costituito da materiali plastici. Situazione determinata certamente dalla loro grande diffusione, ma anche dalla bassa percentuale di riciclaggio, solo il 28%. La plastica, inoltre, per le sue caratteristiche intrinseche è un materiale molto longevo e pertanto poco biodegradabile. Una volta buttata può permanere nell’ambiente per periodi molto lunghi talvolta anche centinaia d’ anni.

Questi sono solo gli impatti più evidenti, ma ne esistono altri, forse meno conosciuti, legati in parte ad una gestione dei rifiuti carente e inefficace. Nei nostri mari è dispersa una quantità enorme di materiali plastici di cui più della metà provenienti dalla terra ferma. Nella regione settentrionale dell’Oceano Pacifico, è stato individuato accumulo di spazzatura, composto soprattutto da plastica, il “Pacific Trash Vortex”, un’isola galleggiante di dimensioni paragonabili alla penisola iberica. Questi rifiuti ogni anno provocano la morte, a seguito dell’ ingestione o per intrappolamento, di più di un milione di uccelli e centinaia di animali marini.

Ma non è tutto qui. Con il processo di fotodegradazione, la plastica viene frantumata in tanti piccoli pezzi di dimensioni inferiori al millimetro, le microplastiche, che si disperdono raggiungendo concentrazioni molto elevate, talvolta superiori a quelle del plancton. Queste particelle microscopiche hanno la proprietà di assorbire gli inquinanti presenti nell’ambiente, pertanto, ingerite dagli animali, le sostanze tossiche entrano nelle catene alimentari e attraverso le relazioni preda predatore arrivano a minacciare la nostra salute.

Oggi gli impatti ambientali determinati dallo smaltimento della plastica sono riconosciuti come un problema a livello globale. A luglio del 2013 l’Unione Europea ha redatto il libro verde “ Una strategia europea per i rifiuti di plastica nell’ambiente” al fine di valutare i rischi effettivi e individuare strategie comuni di intervento. Le soluzioni identificate prevedono la definizione di normative comunitarie per regolamentare produzione, smaltimento e riciclaggio e attività di comunicazione volte a promuovere comportamenti più sostenibili.

Anche nel campo del Trail Running, in coerenza con quella che è la filosofia di questo sport, ci si sta muovendo in questo senso. In molte gare é presente il logo “io non getto i miei rifiuti”, campagna promossa dall’associazione Spirito Trail, che agisce in 3 direzioni: sensibilizza atleti e organizzatori, incentiva la raccolta differenziata e promuove l’uso di bicchieri propri. Purtroppo, nonostante l’iniziativa, molto spesso ai punti di ristoro si possono comunque trovare bicchieri di plastica. D’altra parte, non si può negare da bere agli assetati. Il cambiamento deve pertanto cominciare proprio da noi corridori. Durante una gara portare un bicchiere o un altro contenitore, a noi, non costa niente, mentre l’ambiente ha tutto da guadagnare.