Diciamocelo: è capitato praticamente a tutti di uscire di casa almeno una volta prima di un’escursione, una corsa, una gita sentendosi alle spalle le raccomandazioni della cara nonna e le fatidiche tre parole: vestiti a cipolla!

Si perché organizzare il proprio guardaroba per strati, da quello termico a contatto con la pelle a quello impermeabile esterno, è in effetti la scelta più saggia, soprattutto se si parla di utilizzi dinamici in ambienti con condizioni meteo instabili o soggetti a variare, magari con l’altitudine raggiunta nel corso della propria uscita. Scelta saggia anche dal punto di vista della temperatura corporea che, com’è normale che sia, si alza mano a mano che l’attività si intensifica…e di conseguenza qualche strato può mano a mano essere riposto nello zaino.

Così, un po’ perché tutti alla nonna vogliamo bene e cerchiamo di seguirne i preziosi consigli, un po’ per evidenti ragioni di mercato e, in buona parte anche per fattori di tecnologie sviluppatesi negli anni sull’abbigliamento tecnico, anche in ambito running, le aziende hanno strutturato le proprie collezioni con sistemi più o meno evoluti di stratificazione. Sul mercato esistono ormai diversi tipi di nomenclature e differenziazioni ma in buona sostanza gli strati in questione possono suddividersi all’incirca tra queste 5 tipologie:

  •  Base layer o next to skin o primo strato: è quello a contatto diretto con la pelle e in quanto tale deve essere antibatterico, devo contribuire a portare il sudore verso l’esterno del corpo e possibilmente (fondamentale) deve asciugarsi rapidamente in modo da lasciarci liberi di correre senza incorrere in improvvisi cali di temperatura con l’alzarsi del vento. Canotte, t-shirt, magliette a maniche lunghe. Una volta la chiamavano dolcevita, di dolce non aveva proprio niente e era tutto fuorchè anti-batterica. Per fortuna sono stati fatti passi da gigante. Provare per credere.
  • Mid layers o strato intermedio: è di fatto il secondo strato che, nell’aggiungere termicità al primo deve comunque svolgere la sua funzione senza compromettere la traspirabilità del sistema.
  • Soft shell o strato ibrido: è lo strato dove si inizia a fare sul serio contro gli agenti atmosferici: siamo ancora ben al di là dei gusci impermeabili a prova di proiettile  grandine, ma già qui oltre a comfort e termicità (chi non ricorda il calore di un “pile” anni ’80 dopo una corsa nei primi giorni d’inverno?) possiamo incontrare i primi trattamenti idrorepellenti finalizzati a ad una prima protezione da pioggia e vento. Niente di waterproof, ma se la primavera porta solo qualche pioggia leggera, è l’ideale averlo con se nello zaino.
  • strato isolante o termico: giacche in piuma, imbottiture in Primaloft, combinazioni termiche ibride: è grazie a questa tipologia di prodotti che potrete partire per una corsa in notturna a meno dieci gradi, o a rimanere in temperatura una volta completato un vertical in pieno autunno. Parole chiave termicità ed isolamento. Praticalmente delle scaldine a portata di mano.
  • Hard shell o outershell o gusci: lo scudo definitivo contro gli agenti atmosferici. Requisito fondamentale: impermeabilità. Per restare sempre all’asciutto anche in caso di forti piogge o nevicate. Sostanzialmente lo strato che toglie qualsiasi alibi allo starsene a casa anzichè correre in libertà sotto le piogge torrenziali autunnali. E con buona pace di Brando Lee, può davvero piovere per sempre.

Certo, a volte non è facile orientarsi tra le numerose proposte delle aziende sul mercato, specialmente se si è in cerca di capi versatili in grado di fare un po’ di tutto (magari anche benino, ma probabilmente niente in maniera davvero eccelsa), ma è allora che il consiglio della nonna torna più utile: vestiti a cipolla e non pensarci più. Avrai sempre lo strato più adatto per ogni situazione atmosferica. Lo dice lei che ai suoi tempi non poteva permettersi più di tanti cenci per coprirsi. Vuoi che non ci sia da credergli?

 

  • Luca-MichLuca Mich – resp. Marketing/Comunicazione La Sportiva S.p.a.