Vacanze di Natale 2013, giornata nuvolosa , non si sa che fare.
Accendo l’iPad , mi collego a internet , e in in un’oretta mi ritrovo pre iscritto all’UTMB, e in un momento di ordinaria follia Gretel ( mia moglie ) , alla OCC.
Mancano otto mesi , Gretel non ha mai corso in vita sua , ma le possibilità di essere sorteggiati sono scarse. Passa qualche mese: sorteggiati entrambi , così come tutti i nostri compagni d’avventura del BERGteam.
Da gennaio al 28 agosto, personalmente ho collezionato più infortuni che negli ultimi 47 anni di vita:
  • gennaio: frattura processo trasverso 6’dorsale
  • maggio: strappo bicipite femorale
  • giugno: contrattura piriforme per aver voluto accelerare i tempi di recupero.
Morale : in otto mesi 4 fermo!
Ma ormai siamo iscritti e i venti giorni che precedono le mitiche 4 gare del bianco , trascorsi a Gressoney , ci danno fiducia, e il 28 agosto siamo a Chamonix, carichi e determinati (un po’ meno mia moglie, che per la prima volta veste un pettorale di un’ultra!).
Giovedì mi ritrovo nelle insolite vesti di “assistente” alla OCC alla quale partecipano Davide, Laura e Gretel. Me lo ricorderò come uno dei giorni più logoranti ….altro che correre !, tuttavia la soddisfazione di aver potuto rendermi utile aiutando Laura a Vallorcine, e sostenendo Gretel fino alla fine, portandole entrambe a diventare finisher della loro prima Ultrarace, appaga tutto il sacrificio della giornata trascorsa tra un ristoro e l’altro.
Il giorno dopo è il mio turno, ma l’agonia è lunga perché si parte alle 17:30 , giusto per aspettare l’annunciato diluvio , che comincia alle 17 e continuerà per 8 ore.
Come in tutte le gare , le ore che precedono lo start vengono vissute come la vigilia degli esami universitari, ma appena arrivati sotto il gonfiabile nel centro di Chamonix  le migliaia di persone acclamanti e incuranti della pioggia, mi danno una carica adrenalinica, che in breve spazza via ogni ansia .
Sono in griglia uno, accanto a tantissimi amici, a campionissimi mondiali, accerchiati da cameraman, fotografi, giornalisti e sovrastati da droni e da un elicottero che sfida il maltempo per fare le riprese aeree della partenza . Pelle d’oca alta un centimetro!
I  primi 10 km in compagnia di Sergio ( il quale continua a suggerirmi di andare piano), sono da lacrime agli occhi, per la partecipazione del pubblico, caldissimo e numerosissimo: chapeau ai francesi, che evidentemente vivono questo sport, in maniera abissalmente diversa da noi.
Con passo regolare, e brevi soste ai ristori proseguiamo bagnati fradici, continuando a mettere e togliere giaccavento antipioggia termiche fino alle 2 di notte mantenendo una posizione intorno alla 150/200. Muscolarmente, ho solo un leggero risentimento al piriforme e al bicipite femorale infortunato, cosa preventivata, ma con le decine di km. che passano , sembra andare sempre meglio.
Il fiato va alla grande e l’allenamento in quota a Gressoney , da i suoi frutti.
Durante la notte, sempre appaiati, dopo il ristoro di Le Contamines, (dove sembra di essere arrivati alla cima Coppi di una tappa del Tour de France), in un prato fradicio , a duemila metri, una tenda, un bambino, una frontale, un ombrello, e più in la, la mamma e il fratellino, bagnati come dei pulcini che ci incitano con tifo assordante (incredibile!!!).
Raggiungiamo Diego e proseguiamo nella notte in tre.
Al 55’km.raggiungiamo anche Pablo, un po’ in crisi per problemi di respirazione dovuti all’altezza alla quale non è adeguatamente allenato.
In qualche modo , tutti e 4 raggiungiamo il ristoro di Courmayeur al 75’k, a notte inoltrata . Non piove più, ma  il fango ci ha provato muscolarmente un po’ tutti e piedi bagnati richiedono un “cambio pneumatici”. Un paio di piatti di pasta e si riparte .
Personalmente sto benissimo, e il ritmo infermale di Sergio sulla salita del Bonatti riesco a reggerlo bene, così arriviamo al rifugio quasi insieme, ma dietro di noi ci accorgiamo di aver fatto il vuoto.
Sergio parte subito, io aspetto Pablo,  ma dopo 5 min. , non scorgendolo in valle , decido di proseguire, anche perché il freddo si fa sentire.
È l’alba e una brezza lieve allieta il lungo traversone ai piedi di sua Maestà il Bianco, regalandoci scorci bellissimi.
Vedo sempre Sergio davanti a me, anche dopo aver superato Arnuva e il col Ferret, e mi sentì sempre benissimo.
Ormai abbiamo superato ampiamente i 100 km., e psicologicamente è “tanta roba”, siamo circa in 120’/130′ posizione , ma in forte recupero , per di più molte persone si stanno ritirando , distrutte dai km.e dalle condizioni meteo della notte….
…..ma sulla discesa del Col Ferret , mi si presenta una simpatica novità , una cosa che prima del 30 agosto non conoscevo : LA VESCICA . In breve tempo lungo la discesa diventano LE
, e proseguire è veramente roba da fachiri.
Trovo una fontana, dove in breve, allontanando i bambini che la circondavano giocando con l’acqua, mi butto con i piedi a bagno tra lo stupore degli stessi. L’idea era quella di lavarmi i piedi, asciugarli e mettere dei compeed che sono nello zaino da anni, non avendone mai avuto bisogno. La missione riesce solo per il primo step , poiché non avevo nulla con cui asciugarmi e i compeed erano inutilizzabili.
A Le Fouly in infermeria mi tengono 20 min. senza farmi nulla.
I km.successivi che mi porteranno a Champex-Lac sono sofferenza pura. Al ristoro mi aspetta Davide, che mi dirà poi di non avermi mai visto in quelle condizioni, molto dubbioso che potessi proseguire, soprattutto dopo aver visto le mie piante dei piedi in infermeria, dove sono necessari quasi 40 minuti , per mettermi a posto.
Decido quindi di proseguire (quando una gara dura 170 km. e ne hai percorsi 130, 40 km. appaiono non come una maratona, ma come il giro del rione). Mi aspettano ancora 3500mt.D+, ma ora posso appoggiare bene e correre normalmente, e alla fine della salita della Bovine, scorgo Ivan che mi aveva passato al pit stop.
Il lavoro sanitario di Champex-Lac è stato fantastico, ma tutto ciò potrebbe andar bene per intraprendere attività quotidiane, o brevi passeggiate , non per buttarsi giù da discese da capre. Così l’arrivo a Trient, diventa da lacrime agli occhi e quello successivo a Vallorcine, solo per esperti e ostinati masochisti. Sarebbe da lasciare perdere . 14 vesciche , sangue , pus ,…ma chi me lo fare????
A Davide all’ultimo ristoro serio a 28 km.dal traguardo, dico :” anche sulle ginocchia , ma io a Chamonix ci arrivo!” ( in 48 anni di ciclismo , Triathlon, podismo, Trail, non mi sono mai ritirato, neanche alle gare della parrocchia).
Così la salita verticale in notturna a Tête aux Vents e soprattutto la discesa (che solo un sadico organizzatore può mettere come ultimo ostacolo in una gara di 100 miglia, viste le condizioni del terreno e le difficoltà di trovare appoggi stabili ), diventano l’impresa della mia vita, in termini di abnegazione , tenacia , ostinazione … Tutto per un gilet verde e una spilletta! Bah….
Ernesto CiravegnaPoco dopo l’una di notte arrivo a Chamonix in un tripudio di folla e fotografi e gli amici esultanti , concludendo la mia UTMB tutto sommato in una onorevole 143′ posizione M, che non mi appaga come risultato , sapendo che potevo metterci almeno tre ore in meno , ma mi soddisfa per la stoica prova di tenacia , che mi consente di aver portato a termine anche le altre due gare del Bianco , due volte la CCC e una La TDS.
Oggi , dopo una settimana , ho ricominciato a camminare!