Mi piace pensare che tu possa correre nei cieli…

Incominciano ad essere un pò  troppo frequenti queste frasi rivolte ai nostri amici che non ci sono più. Che il trailrunning possa diventare  una disciplina sportiva pericolosa non voglio neppure pensarlo, ma ahimè le tragedie sono sotto gli occhi di tutti.

Ecco alcuni esempi degli ultimi anni:

Forse per via dell’aumento degli appassionati, gli episodi di questo tipo si sono rivelati abbastanza frequenti. Di chi è la colpa ??

Difficile dirlo, come altrettanto difficile mettere alla sbarra questa disciplina e i suoi organizzatori. Si sono spese molte parole in merito alla sicurezza e responsabilità di questo tipo, dopo tutto è una disciplina che si sviluppa in montagna !

Gli organizzatori ovviamente cercano sempre di non mettere a repentaglio la vita dei concorrenti, ci mancherebbe altro, ma l’imprevisto come  sappiamo, è sempre dietro all’angolo.

Le fatalità accadono anche in altri sport, ma quando accadono nel mondo del trailrunning scattano immediatamente i commenti; “disciplina per pazzi” – “uno sport per ipoglicemici” – “questi non sono normali a correre sulle creste delle montagne” – “li hanno fatti partire con quelle condizioni meteo” ect ect

Ebbene si… nel trailrunning esistono dei rischi, non possiamo negarlo, eppure come tutti gli sport “pericolosi” attraggono parecchio, come l’alpinismo o l’arrapicata sportiva.

Se esiste anche la minima dose di adrenalina, a noi piace… piace un pò meno quando queste vicende ci toccano da vicino, ci spaventano, ci causano immensi dolori, fino a portare qualcuno a mollare tutto, a farsi trasportare da emozioni forti.

Anche in questo caso, il “mollare tutto” non è mai la soluzione migliore, forse neppure la più saggia. A volte mi capita di ascoltare commenti che portano molti trailers a pensare alla famiglia ai figli, se di questo “gioco” rischioso ne valga veramente la pena.

Forse, come in tutte le discipline di questo tipo che comportano un minimo di rischio, il buonsenso sarebbe la giusta misura. L’abbandono lo vedo sempre come un fallimento, un chiudersi in una campana di vetro, si possono fare le cose ma con moderazione.

Non occorre emulare i campioni di specialità, basta avere cognizione dei nostri limiti e della nostra fisicità, essere assolutamente informati dei rischi e delle tecniche e che il gioco abbia inizio.

Formazione ed informazione,  più si è consci di quello che si andrà a fare e minori saranno i rischi. Certo non si potranno eliminarli completamente, ma sicuramente si ridurranno notevolmente.

Quindi, sapersi gestire, essere ben equipaggiati e correre senza troppe preoccupazioni, fidatevi degli organizzatori ma sopratutto di voi stessi !

Buon Trail

(foto organizzazione “Trofeo Scaccabarozzi” )