Li avevamo lasciati durante la preparazione di questa grande sfida. Dopo una settimana passata a percorrere il Deserto della Patagonia, il team di Impossible 2 Possible continua imperterrito e in forma smagliante la sfida coast to coast, dall’oceano Atlantico, in Argentina, all’Oceano Pacifico, in Cile!

Ad oggi, circa 450 i km percorsi, con venti oltre i 60 km/h e temperature facilmente sopra i 40 gradi. La distanza e la fatica hanno lasciato il segno su un atleta fortissimo come Ryan Grant, del Canada, non certo a digiuno di imprese sportive. Complice una forte infiammazione di entrambe le bandellette ileotibiali, Ryan al momento è in riposo forzato, ma non è escluso che tra qualche giorno possa ricongiungersi a Stefano e Ray.

Ray Zahab e Stefano GregorettiGià, Stefano Gregoretti (il nostro romagnolo) e Ray Zahab, leggendario ultrarunner; se mi avessero parlato di un’impresa del genere anni fa, prima di conoscere Ray, l’avrei data come praticamente impossibile, una cosa da alieni, da macchine umane. Poi sentendo i suoi racconti, leggendo dei suoi record di traversata, mi sono detta che sì è possibile. Se un uomo riesce a correre nel deserto del Sahara (dal Senegal al mar Rosso) ininterrottamente per 111 giorni, coprendo 7500 km, per raccontarne una… allora sì tutto è possibile!

Sentendoli al telefono e raccogliendo le loro impressioni, non so se rimanere a bocca aperta della loro freschezza muscolare o sentirmi un bradipo sovrappeso pensando ai miei miseri 10 km appena fatti o ad un trail di 40 km che mi lascia sfinita per un paio di giorni.

Ad ogni modo, l’attenzione passa poi veloce alle immagini che ci stanno regalando; il fascino della Patagonia credo sia impareggiabile, con tramonti e scorci da togliere il fiato, contrasti che lasciano incantati tra la terra polverosa della steppa e cieli da fiaba che sembrano tinti da un mago.

Non lo so da dove possano attingere tanta energia e volontà, so però che lo spirito con cui corrono è tra i più invidiabili e sportivi nel vero senso della parola. Non hanno la frenesia della competizione, non hanno balisaggi ad interrompere la vista.

Panorami PatagoniaNé calche festanti ad incitarli a fine tappa o a fine traversata. Corrono per correre, sfidano il vento in faccia che anziché fermarli sembra dargli più carica, incontrano la gente locale gustandosi le tradizioni e la loro filosofia da eremita o da popolo primitivo, talvolta. In poche parole mi viene da definirli privilegiati!

Sì, perché in queste loro corse nei posti meno popolati al mondo, tornano alle origini, che tanto bene possono fare non solo a loro stessi ma a coloro che incontreranno al ritorno. Non dimentichiamo mai infatti cosa c’è dietro a questi loro viaggi, un organizzazione, i2P, che grazie a questi pazzi runners acquista visibilità e istruzione!

Le centinaia di scuole collegate all’evento, hanno modo di studiare i territori percorsi e di preparare, con l’emulazione, giovani corridori che a loro volta partiranno con grinta da vendere.

A maggio prossimo il team dei giovani selezionati sarà in Europa, direzione Grecia! Ad attenderli una maratona al giorno per una settimana, così come prevede il format; sicuramente trovare materiale di studio in Grecia, non sarà un problema.

Pasotre PatagoniaTornando alla nostra coppia d’assi, ancora tanta strada ad attenderli. Ancora un bel po’ di deserto e poi finalmente la Cordigliera delle Ande… Oltre a sostenerli da lontano, staremo a vedere queste gambe d’acciaio come se la caveranno quando stanchezza, intemperie e dislivelli saranno pane quotidiano.

 

Alla settimana prossima!