Incredibilmente precisi, senza intoppi, dritti alla meta, 20 giorni avevano detto e così è stato.

In America è esplosa la Gregoretti-Zahab “mania”. Tutti impazziti per questa coppia di runner così colorita e soprattutto molto motivante.

Il 7 gennaio 2015 sono partiti in tre dalla costa dell’Atlantico, in Argentina, ricordate ? Dopo qualche giorno vi avevamo raccontato che purtroppo Ryan Grant, fortissimo triatleta membro della nazionale canadese, ha dovuto abbandonare l’impresa a causa di una forte infiammazione alle bandellette ileotibiali; Ryan, oltra ad aiutare la crew nella settimana di stop, è riuscito poi a correre di nuovo gli ultimi giorni. 

EXpNDeM - ImgurStefano Greoretti e Ray Zahab hanno proseguito fino al 26 gennaio coprendo in media 50 km al giorno, attraversando l’intero deserto della Patagonia da est a ovest fino a lambire le acque del Pacifico, per un totale di 1000 km e un dislivello positivo di 14.000 mt.

Hanno corso per almeno due settimane con temperature di 45 gradi e un vento fortissimo contro, bevendo 7 litri di acqua a testa giornalieri e il rischio continuo di disidratazione. Scenari sconfinati e molto simili, aridi, stepposi, assolati all’eccesso (come è noto in quella parte del pianeta il buco dell’ozono è molto più rarefatto, hanno riportato infatti qualche leggera ustione poi curata). L’ultima settimana invece hanno cominciato ad intravedere la magnifica Cordigliera delle Ande, che li ha poi condotti al confine con il Cile per concludere la corsa su una spiaggia del Pacifico.

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La loro giornata iniziava all’alba, colazione frugale e via con i primi 30/40 km, al pomeriggio il resto, dopo un altro pasto composto principalmente da riso, legumi olio e parecchio sale, per ovvi motivi. Una corsa non veloce (che poi dipende dai punti di vista…), agile e con un ritmo che potesse permettere una tale resistenza nei giorni.

I contatti umani con la gente del deserto sono stati rari ma molto intensi. Villaggi di pastori e agricoltori; eremiti; scuole fatiscenti ma piene di bambini con una semplicità ed allegria disarmante. Molti gauchos con al seguito mandrie di cavalli spettacolari. Tante immagini che grazie alla maestria del fotografo Jon Golden e degli altri operatori di National Geographic sono potute arrivare quasi in diretta fino a noi, e giornalmente alle tante scuole americane collegate alla spedizione per studiare e fare ricerca su un territorio ancora così primordiale.

 

PacificoArrivare a bagnarsi i piedi nell’acqua del Pacifico è stata un’emozione difficile da spiegare. Sicuramente occorreranno giorni per metabolizzare il tutto, per riprendere i kg persi e rendersi conto di quanto questo loro epico viaggio sia stato seguito con entusiasmo, con la voglia da parte di tanti di mettersi in gioco e spostare più “in là” la propria forza di volontà.

 

Raggiunto subito al telefono Stefano si è detto sì molto contento ma anche di non sentire la cosa come chissà quanto eccezionale, che la vera fatica è stare fermi alla scrivania o in fabbrica; in fondo non avevano altro pensiero che correre… Il telefono spento, nessuna distrazione, sempre all’aria aperta. Anzi, “peccato sia già finita”. Ma presto, molto presto, seguiranno altre sfide… E siamo certi ne sentiremo parlare.