La realtà è il cinque per cento della vita. L’uomo deve sognare per salvarsi. “. E’ una frase di Walter Bonatti, tratta da un’intervista rilasciata al Corriere della Sera[1]. L’alpinista parla della durezza di vivere il lavoro in fabbrica e dell’avere la passione profonda per la montagna, della voglia di imparare ad andare sulle pareti, e della spinta a conoscere il mondo.

Queste sue parole mi hanno suggerito l’immenso lavoro mentale che porta l’essere umano alle sue “imprese”, e al valore profondo di chi sceglie di votare la sua anima a qualcosa e di farlo per la vita. Perché una passione ha un aspetto spirituale, è una vocazione, e seguirla ci condiziona la vita, complicandola e abbellendola alla stesso tempo.

Nel leggere questa frase di Bonatti, ho subito pensato al motivo per cui ho scelto lo yoga e perchè ho scelto la corsa e la montagna. Perché non possiamo vivere solo pensando al corpo fisico, come se non avessimo anima e mente. Perché possiamo allenare i femorali e i dorsali, ma anche  il nostro spirito e il nostro pensiero hanno diritto ad avere momenti di cura e sostegno. E una gara di trail è sempre descritta come un’esperienza completa, che include le sensazioni, l’essere in un paesaggio, l’onorare la difficoltà tecnica di un percorso.

Prima di citare Bonatti, ho però presentato lo Yoga come tecnologia. Un modo inusuale di descriverlo. Tecnologia di solito la associamo a comunicazioni, elettronica, computer. Anche se il termine indica semplicemente un metodo che consente di raggiungere un determinato obiettivo, ad esempio telefonare.

Che tipo di tecnologia può essere lo yoga? “Una tecnologia per la consapevolezza”, come lo presenta  Yogi Bhajan,  il maestro storico dello Yoga Kundalini (“l’insegnante dell’era dell’acquario”) . Il significato del termine yoga è “unire”: la radice sanscrita è la stessa di giogo, l’asse che unisce i buoi mandandoli nella stessa direzione. Praticando lo yoga puntiamo all’unità di corpo e mente, ma anche a unire la nostra soggettività con un infinito interiore, con qualcosa di più grande che può darci energia e chiarezza. Pensiamo come un momento di stanchezza durante una gara è superato grazie alle parole di un compagno strada oppure grazie a un paesaggio illuminato dalla luna piena. La stanchezza passa perché attingiamo a qualcosa dentro di noi, che in quel momento non sapevamo neanche di avere.

Con lo yoga lavoriamo in modo globale su di noi, perché il punto di partenza è che ogni essere umano ha in sé una struttura triplice:

  • Il corpo fisico; è il veicolo che ci porta in gara. Gli prestiamo attenzioni con il cibo, con l’attrezzatura tecnica, ma spesso lo sottoponiamo a stress e fatica. E lo yoga può portarci a cogliere le cose migliori da fare per poter continuare a mettere kilometri e sentieri nel nostro futuro, grazie ad esercizi fisici con le posizioni, le asana, che rafforzano e allungano.
  • La mente: è la mappa del sentiero. Guida azioni ed emozioni, perché siamo quello che pensiamo. Quando un compagno di strada dice “non ce la faccio”, la risposta è un invito a non pensarlo, a pensare all’arrivo. Con la pratica yoga possiamo puntare a una mente lucida, che punta a uno sguardo allargato e si eleva al di là delle nostre paure e dei nostri limiti. Questo, ad esempio, grazie alle tecniche di respirazione, dove non andiamo solo a incamerare più ossigeno ma agiamo sulla mente: rallentando la respirazione e rendendola più profonda, l’effetto va a riguardare anche l’ansia, ad esempio.
  • L’anima. La componente spirituale è il nostro combustibile. Possiamo etichettarla come fede, come passione, come trasporto, sicuramente va al di là della dimensione religiosa in cui siamo abituati a chiuderla. E’ la componente profonda, imprescindibile, quella che ci lega agli altri. E’ quello che c’è oltre il famoso 5% di cui parla Bonatti.  Forse proprio chi va in montagna è allenato a cogliere questa dimensione, magari nella distanza che sembra invalicabile. La pratica yoga tocca questo livello e lo esalta, attraverso il piacere del suono, il lavoro con i mantra, che allarga il nostro orizzonte.

Nel momento in cui consideriamo lo yoga come una tecnologia, possiamo applicarla alla nostra vita e ai nostri valori, ai nostri traguardi. Perché la nostra epoca non è facile da vivere, e perché ci sono momenti di difficoltà, di paura, di scoraggiamento, come spesso accade a uno sportivo nel caso di un infortunio.

Con pratica regolare dello yoga possiamo trovare consapevolezza e quindi serenità anche in questi momenti, e, soprattutto,  scegliere di prevenirli.   Si puo’ affiancare il trail running con lo yoga, andando ad  apprendere le asana (le posizioni)  a  scoprire tecniche modalità di respirazione, e avvicinandosi all’idea di meditazione.  Una nuova strada, che ci permette andare più lontani.