Non smetteremo mai di cercare e alla fine del nostro viaggio torneremo la da dove siamo partiti, e scopriremo quel posto per la prima voltaT.S.Eliot – Quattro quartetti

Credo di averne colto il significato di questi versi dopo una serie di stop per infortuni, quando, dopo essermi fermata,  ho scoperto nuove ed inattese vie proprio nel mio vecchio, consueto paesaggio. Un infortunio sportivo ci butta in una zona di panico, togliendoci da quella di sfida, in cui un trailer sta sempre bene. Perché un minimo problema fisico può diventare un gravissimo episodio e sbarrare, anche se temporaneamente, la strada delle gare e dei sogni, fino a chiuderci in un quotidiano fatto di altre cose e privo degli amici di sentiero.

Questo significa che l’infortunio attiva dentro di noi sentimenti intensi, spesso carichi dell’energia della rabbia oppure della paura. Entrambi hanno come effetto quello di portare ulteriore tensione e contrazione al corpo fisico, già teso e contratto, e di andare a ritardare il processo di guarigione.

In sintesi, la nostra mente è piena di emozioni e quasi perde il senso di ciò cui andrebbe dato valore.  Quindi, in questi momenti di difficoltà agiamo senza consapevolezza.   Inizialmente, quando c’è in ballo un infortunio, ci possono essere due reazioni:

  • Una reazione è abbandonare la competizione. Scatta la paura e la rassegnazione. Scarpette e zaino nell’armadio chiuso a chiave, distanza dagli amici che ci incoraggiano a pensare al futuro. In questo caso, domina un aspetto, la cosiddetta “mente negativa”, quella che si occupa della nostra sopravvivenza, il cui ruolo è proteggerci e tenerci fuori dal dolore. In questo caso, però, crea un muro che chiude il nostro sentiero.
  •  Un’altra reazione è entrare in una competizione interna, e la sfida diventa ignorare la parte malata e dare voce alla voglia di andare avanti. Domina l’aspetto detto “mente positiva”, quella che punta alla soddisfazione e crea entusiasmo. In questo caso vuole essere più forte della sfortuna, del muscolo lesionato o dell’osso fratturato. E quindi decide di non lasciare il sentiero anche nel rischio (talvolta la certezza) di non arrivare.

E poi c’è la possibilità di attivare la cosiddetta “mente neutra”: quella che in grado di cogliere il messaggio delle altre due menti, che valuta l’atteggiamento difensivo della mente negativa e/o l’atteggiamento di avanzata a oltranza della mente positiva.  E che riflette alla luce di qualcosa di più grande del momento di sofferenza, vuole vedere le cose per quello che sono, e sa prendere decisioni.  Nella mente non c’è un aspetto buono o uno cattivo, l’importante è non essere in balia ma mettere le tre menti in equilibrio e far si che la parte meditativa domini. E proprio in questi momenti  ci può essere uno spazio per la meditazione.

Nel Kundalini Yoga esiste un cosiddetto mantra di guarigione. Si tratta di RA MA DA SA – SA SE SO HANG.  Queste sillabe significano “Sole, luna, Terra, Infinito, totalità dell’infinito, fusione con l’infinito”, e sono un chiaro invito a collocarsi in un contesto più ampio, dove il problema del momento acquista un valore diverso. A livello neurologico, i suoni agiscono sugli emisferi cerebrali e danno equilibrio, mettendo la mente neutra in condizione di agire.

Come notate nelle foto, la meditazione vera e propria prevede di sedere comodi, a gambe incrociate oppure anche su una sedia, con la schiena dritta e ben rilassata. Le braccia prevedono i gomiti ai lati del corpo, gli avanbracci aperti, le mani parallele al terreno e rivolte verso l’alto. Gli occhi chiusi, che osservano il centro delle sopracciglia. Questa posizione si tiene per tutto il tempo in cui si vibra il mantra, ovvero si recitano a voce alta i suoni.

Vi lascio il link al mantra musicato, è un brano intenso e delicato, che si può anche sentire ad occhi chiusi e lasciarlo vibrare dentro,  anche semplicemente stando sdraiati. Un infortunio solitamente non è una scelta,  ma sicuramente l’uscita da un infortunio è una scelta. E può essere il modo di guardare con altri occhi lo stesso sentiero, lo stesso trail.

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Libel Siue CesariniLibel Sue Cesarini: Sociologa e counsellor, corsa e yoga sono alla base della sua filosofia di vita, soprattutto se legati alla montagna. Sta completando la formazione come istruttrice di Yoga Kundalin. https://www.facebook.com/yogakundalinicorsa

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