Da tempo lo stretching muscolare e’ considerato in ambiente medico sportivo ( soprattutto quello convenzionale) come la panacea di tutti i mali, in realta’ non e’ proprio cosi’.
Spesso mi e’ capitato di trattare pazienti che prima di fare stretching non avevano dolori e non avevano mai avuto infortuni e in seguito ad alcune sedute di allungamento hanno iniziato ad avere patologie di vario genere.
Occorre a questo punto fare un po’ di chiarezza, lo stretching inteso come rilassamento muscolare post attività e’ positivo, perché permette ai muscoli di ossigenarsi grazie a una miglior vascolarizzazione degli stessi ma prima di una qualsiasi attivita’ e’ dimostrato che questa tecnica, praticata indiscriminatamente non previene alcun tipo d’infortunio ma al contrario, comporta un danno alle cellule del tessuto muscolo-tendineo e connettivale.
Molti ricercatori hanno dimostrato che l’allungamento, prima di una esercitazione o di una gara, oltre ad innescare danni muscolari, diminuisce anche i parametri della forza, essenziale per quasi tutte le attivita’ sportive.
Prima di una qualsiasi prestazione che sia un allenamento o una gara occorre quindi praticare dello stretching attivo, movimenti blandi atti a riscaldare la zona che ci interessa e ad innalzare i battiti cardiaci, nel caso della corsa ideali sono gli affondi e lo squat a corpo libero, i sollevamenti sulle punte dei piedi e sui talloni, in modo da preparare i muscoli necessari ai movimenti a cui saranno sottoposti, dopo la performance gli stessi muscoli potranno essere allungati con cautela abbinando sempre una corretta respirazione.
In conclusione va ricordato che determinati segmenti muscolari ( soprattutto gli stabilizzatori) si contraggono per proteggere un’articolazione, cercare in tutti i modi di allungarli senza criterio puo’ essere davvero dannoso, specialmente se questi muscoli hanno dei punti trigger attivi, argomento che trattero’ piu’ avanti.

Nicola Ferraridi Nicola Ferrari fisioterapista