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Quest’anno come se non bastasse ci si è messo pure il meteo a complicare le cose, e non di poco.
Personalmente, ho vissuto la vigilia senza esser mai troppo convinto che tutto potesse filare via liscio senza intoppi, e mi riferisco a stop forzati o cambi di percorso. Le previsioni meteo si preannunciavano pessime, e tali si sono confermate. 

Io comunque, mi sono sempre sentito in mani sicure. Ho sempre avuto fiducia dell’organizzazione e nelle sue scelte, tanto da ritrovarmi poi a pensare ‘solo’ a far andare le gambe, che per il resto (vada come vada) sarebbe stata una loro decisione se farci avanzare o meno, e/o da che parte o colle passare. E la decisione presa, sarebbe stata giusta. Indiscutibile e imprescindibile, ma sempre giusta, per il nostro meglio.

Certo, nella mia testa il pensiero forte e ricorrente del giorno pre-gara era il seguente: cacchio, è mai possibile che questa perturbazione debba passare puntuale e precisa proprio in questo momento e guastare la maestosità di questo evento, vanificando centinaia di ore e interi giorni (e anche qualche notte) di allenamenti, sacrifici, sudore, sofferenze, rinunce, preparativi, e chi più ne ha più ne metta !

Molto difficile contrastare certi pensieri negativi, soprattutto quando le previsioni meteo acquistano inesorabilmente conferme mano a mano che si avvicina il momento della partenza…

Ma il ‘3,2,1, VIA’ e l’adrenalina di un evento come il Tor ti fanno dimenticare tutto in un istante. E il tempo inizia a scorrere via veloce, come le tue gambe, che cerchi di far andare a più non posso, ma allo stesso tempo di conservare il più possibile (che paradosso!). E una valanga di sensazioni ed emozioni iniziano ad arrivarti addosso sempre più rapidamente, alcune senza il minimo preavviso.

Dunque, un grossissimo respiro e via, comincia l’avventura.

Courmayeur in festa e gremita nonostante la giornataccia ti mette eccitazione e ti spinge su verso la prima salita, la prima pioggia, freddo pungente, prima discesa, primo fango, la Thuile e il suo fiume di gente nonostante il tempaccio, prime nuvole basse verso il Deffeyes mentre sul Passo Alto trovi anche un raggio di sole, un Crosaties che fino all’ultimo non si sapeva se avremmo fatto oppure no, e invece si, e dopo aver scollinato una seconda posizione inaspettata ti fa riflettere non poco (d’obbligo qualche schiaffo, non si sa se per rimprovero o per svegliarsi dal sogno) e si scende verso Valgrisenche con la sua prima base vita, altro fiume di gente che ti carica di energia sempre nuova, volontari ovunque, incitamenti in ogni dove, cibo e bevande calde, trovi la tua sacca che è già lì con te pronta a farsi il giro di un’intera regione, la prima notte buia li davanti che si avvicina, tempestosa, minacciosa e con i suoi temutissimi 3 colli da 3000 e passa metri, che affronti con un misto di sfrontatezza/coraggio/determinazione che quasi non ti accorgi (bugia) di passare ore di acquazzoni, tempeste di neve, folate di vento gelide, temperature quasi invernali, e ti ritrovi a Cogne in compagnia di Bohard e Le Saux ad un orario quanto mai improbabile, e allora via che si continua a giocare e il gioco inizia a farsi sempre più duro, la lunga discesa verso Donnas che come sempre ti fa dannare e imprecare per via di quello stomaco che prima di assestarsi vuole farti soffrire per bene, ma il calore della gente unitamente a quello del mezzogiorno di Donnas aiutano (quest’ultimo non da poi cosi fastidio come altri anni, forse ci voleva per riprendersi da quella notte maledetta), e dunque si arriva al giro di boa, piccola sosta e si riparte verso il tappone cattivo, i 2  francesi son già ripartiti da un po’ ma non interessa più di tanto, con la dovuta ‘calma’ si punta e si arriva al Coda alternando un po’ di alti e bassi, e ancora avanti sfruttando il più possibile quelle poche ore di luce rimaste ma che agevolano in un tratto cosi tecnico, e poi una lunga notte solitaria, non facile ma fortunatamente non tempestosa come la precedente, passando per l’incantevole Niel per poi giungere a Gressoney in compagnia del grande Dan Doherty (poi costretto al ritiro), qui primo vero tentativo di micro-sonno e poi nuovamente in marcia nel buio della notte, e finalmente di nuovo luce nel lungo attacco al Col Pinter, e i premi veri segnali di stanchezza iniziano a colpire unitamente ai fortissimi postumi del maltempo (si avanza a ritmo di colpi di tosse e le difficoltà respiratorie non risparmiano nessuno di noi!), ma d’altronde si sa che quest’anno gli ostacoli per terminare il giro saranno ancora maggiori, e allora avanti ancora, e dopo Saint-Jacques è la volta di Valtournenche con la sua attesa base vita, che una volta abbandonata ti proietta verso la tappa-Tor per eccellenza, e come se non bastasse si incontra di nuovo maltempo, ma ormai non ci si può più tirare indietro e cosi un’altra notte di pioggia, nebbia, vento contribuiranno a compromettere sempre di più un fisico stremato, ma Oyace in un modo e nell’altro arriva e li trovi un amico importante in più a sostenerti, e i suoi consigli sono linfa per quell’ultimo briciolo di risorse che ancora hai dentro, e così ti spingi prima su e poi giù dal Col Brison sotto un gelido diluvio, e proprio quando Ollomont col suo successivo Col Champillon ti fanno quasi raggiungere lo stato di game over, con tutta la grinta possibile ritrovi una forza impensabile che, passato Sain- Rhemy, ti spinge su verso il magico Malatrà respingendo prima l’attacco di Le Saux e poi addirittura avvicinandoti clamorosamente (a detta di tutte le persone incontrate verso Courmayeur) ad un Bohard sfinito ma ormai troppo distante, facendoti poi chiudere il cerchio micidiale con l’ingresso trionfale nel tanto atteso centro di Courmayeur tra due ali di folla esultanti, raggiungendo così le tante braccia aperte pronte ad aspettarti da tanto tempo.

Ora è tempo di rifiatare.

È tempo di ripensare a brividi ed emozioni di un viaggio tanto duro quanto difficile da dimenticare, per me come per le persone che mi son state vicino e che hanno contribuito a questo splendido risultato, e che per questo non smetterò mai di ringraziare

Gianluca Galeati

Racconto di Gianluca Galeati

Foto in evidenza di Courthoud