Sì, lo so che avete pensato subito alla pubblicità degli assorbenti. Non quelli.

Ci sono quei giorni, quasi tutti per la verità, che in ufficio ti chiedi chi te lo faccia fare. Sei lì ad ascoltare clienti inascoltabili, sopportare colleghi insopportabili e tollerare superiori intollerabili. Loro non lo sospettano, ma sei un potenziale serial killer.

Poi ci sono altri giorni. La lancetta della sopportazione è molto vicina al livello “detonazione imminente”. Realizzi che non corri da troppo tempo, e nel sangue le endorfine non le troverebbe nemmeno un Dr. House in forma smagliante. Che oggi gli spaccheresti pure in due il bastone, a quel pallone gonfiato di Dr. House. Sei lì in ufficio con l’agenda davanti e ti rendi conto che l’indomani non ci sono appuntamenti fissati. Non ci puoi credere, ma è proprio così!

Così ci sono ancora altri giorni che prima dell’alba hai già lo zaino pronto e le scarpe calzate. Sei già felice solo per questo, ma sai che dopo sarà meglio.

Inizi con la salita. Perché si inizia sempre con la salita: non c’è scampo. Temperatura perfetta, brezza piacevole, luci che hanno dell’incredibile.

Albe. Tante sfumature di albe attraversando boschi e radure, voltando curve, aggirando versanti. Non fai nemmeno caso alla massa informe ed aggressiva di mosche e tafani nella quale sei ormai completamente avviluppato. Ma sì: venite a fare un giro anche voi!

E i colori? Certe mattine sono sbagliati. Sì. Sbagliati, non smaglianti. Sono colori falsati. Modificati col photoshop. A qualcuno dev’essere scappata la mano sulla barra della saturazione, che un azzurro così e un verde cosà non posson mica esser reali. E la terra? Quanti colori diversi ha la terra? E quanti odori. Forse anche più dei colori. Giuro non l’ho sniffata. Né la terra né altro.

L’erba fitta ti accarezza le gambe. Dove il sole non è ancora arrivato la rugiada inzuppa le scarpe e  bagna i polpacci. Sei marcio di sudore e c’è quell’unghia là che comincia a rompere. Si fa sentire anche quel problemino muscolare. Non importa quale, ma c’è sempre un problemino muscolare. E si fa sentire pure la stanchezza. Ma sei felice. Cazzo se sei felice. Sei felice e non esistono problemi. Sei dove vorresti essere. Come si dice? Quando la fatica deriva da una scelta, diventa privilegio. E quando un privilegio è gioia, di che altro abbiamo bisogno?

Nei manuali di meditazione zen tutti gli esercizi iniziano con “rilassarsi e accennare un sorriso…”. Ma tu ormai sei ben oltre lo zen. Altro che “accennare un sorriso”! Se pensi a dove ti trovi e a ciò che stai facendo inizi a ridere di gusto. Ridi di te, di quello che ti circonda. Ridi di tutto. E menomale che sei solo, altrimenti “gli altri” avrebbero conferma che sei proprio fuori.

Che poi, tutto sommato, chissenefrega cosa pensano gli altri.

Opera di  Gianluigi Mignacco

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