Eccoci qua…oggi doveva essere il giorno in cui avrei raccontato la mia prima 90 km, e invece mi tocca raccontatare mezza 90 chilometri….perché il viaggio è finito prima del previsto, al 45° km…un viaggio a metà che lascia un po’ di amaro in bocca ma anche delle consapevolezze in più…alla fine bisogna trarre il meglio anche dalle sconfitte e farne tesoro, anche quelle arricchiscono il nostro bagaglio.
Il viaggio si è interrotto, questo è vero, ma è iniziato e per quel che è durato ha comunque lasciato il segno…

Ore 2.45 di sabato mattina…drinnn! Suona la sveglia dopo una notte di dormi-veglia nel retro di un furgone dentro al sacco a pelo….apro la porta, metto la testa fuori e vedo il cielo stellato….wow che bello! Sarà una bellissima giornata! Colazione…alle 3.00 di mattina è un po’ strano ma s’ ha da fare…zaino pronto…vestiti….pettorale…scarpe e quel filo di tensione pre-partenza che non manca mai…ma tanto appena si parte passa tutto. Il tempo vola…sono ormai quasi le 4.00, tra poco si parte…davanti a me 90 km su e giù per le montagne, 5880 metri di dislivello positivo sulla carta, in realtà saranno 6200 m d+ e 93 i km effettivi, numeri da paura…ma il mio personale approccio e dividere in pezzi, ognuno è un obiettivo, fa meno impressione…mentalmente mi aiuta.
Pochi secondi ancora…..3….2…..1……
Via!!! Si parte! Siamo quasi 300 trailers che partono da Monginevro per affrontare una dura gara….un lungo viaggio. Le frontali sono accese…nel primo tratto di asfalto non servono, ci sono le luci ma tra poco inizierà lo sterrato, quello di avvicinamento alla salita per lo Chaberton, e in poco tempo eccoci all’inizio…è un sentiero conosciuto, ma non l’ho mai fatto di notte e il colpo d’occhio guardando in alto è davvero suggestivo, una serpentina di frontali si muovono veloci verso l’alto, sopra di noi il cielo stellato, siamo un piccolo esercito luminoso in movimento, l’aria del mattino e fresca quanto basta per salire bene…il tempo sembra scorrere veloce e in poco tempo ecco il colle e lassù la vetta, questa salita la conosco bene…l’ho fatta da poco ed è piuttosto ripida ma oggi sembra che sto decisamente meglio e non la trovo faticosa…mentre salgo ci sono i primi che già scendono a rotta di collo…volano! Non corrono! Un po’ li invidio…quanto vorrei riuscire a correre così in discesa! Ma meglio non distrarsi…io devo ancora arrivare su…e siamo solo all’inizio, quindi andale! Gambe in spalla e muoversi! Ormai è quasi giorno e dopo un attimo eccola l’alba….ma perché non ho tenuto il telefono a portata di mano? Questa volta mi accontento dell’immagine che ho stampata in testa…l’alba è sempre un emozione, sa di rinascita e di novità, è il nuovo giorno che inizia dove tutto può succedere, sta solo a noi dargli la giusta direzione! Queste immagini valgono tutta la fatica ed il sudore…la rendono più sopportabile e quasi bella, chiunque faccia trail e ami la montagna sa bene di cosa parlo. Mentre salgo senti una musica…ma da dove viene? Guardando su vedo una sagoma nella luce del mattino ed è quella la fonte della musica: un uomo che si è portato su la fisarmonica, quella grande e che pesa un sacco, quella che suonava mio fratello che ho conosciuto appena, il mio angelo custode, suona per noi, suona anche per me, strana coincidenza, non riesco a spiegare cosa significa per me, ora che lo scrivo è ancora più emozionante! È in questo scenario da favola che arrivo su e sono talmente sfasata che non passo al controllo e vengo richiamata dai volontari perché sennò non risulterei passata, scusate…mi sono un po’distratta! Ma è ora di tornare in sé, c’è la discesa che mi aspetta…e il primo pezzo è bello ripido quindi via…si scende, faccio il tratto fino al colle con dei nuovi amici….uno di loro ha qualche problema al ginocchio e scende con calma…arrivati al colle la discesa diventa più facile e riesco a correre meglio e allora vado….che bella la discesa! Mi piace un sacco! Dovrei solo migliorarla un po’…è bello vedere il sentiero che scorre veloce sotto i tuoi piedi…saltellare tra le pietre…quando stai bene questa è la parte divertente! E ora mi sto divertendo….ma tra poco finisce….eccola la salita, quella di avvicinamento per attacare il colle di Desert, un primo tratto nel bosco, poi nei prati e alla fine eccola lì, un colpo d’occhio  strepitoso! Un sentiero che si arrampica  sulle pietre bianche dominato dalle guglie circostanti e lassù il colle di Desert, è la prima volta che faccio questa salita ed è davvero bellissima, quelle che piacciono a me, la pietraia bianca…la pendenza giusta, il paesaggio spettacolare che ti aiuta nella fatica, e infatti è così, non so quanto ci metto ma il tempo vola, come sempre quando quel che mi circonda mi piace così tanto mi perdo e perdo un po’ la cognizione del tempo. Ed ecco che sono in cima…c’è un volontario che mi dice che ora è tutta discesa fino al primo ristoro, mancano 6 km e la prima tappa è fatta, il primo cancello è alle 9.30 quindi meglio andare…io faccio parte del gruppo delle retrovie, non certo dei migliori e devo tenere conto dei cancelli che sono quelli di una sky…stretti stretti…e io non sono un razzo! La discesa nel primo tratto non è bellissima ma poi diventa più corribile e riesco ad aumentare l’andatura…ed eccolo là il ristoro! I primi 22 km sono fatti….due salite dure e due discesone….adesso una meritata pausa e rifornimento acqua perché sul percorso non se ne trova molta e quindi si parte stra-carichi! Pronti…via….inizia la seconda tappa: destinazione la Valle Stretta….45° km di gara…metà del percorso, se arrivo bene là forse me la cavo…sarà ancora dura ma ce la posso fare! Questi erano i miei pensieri mentre corro verso l’imbocco della salita per il Col des Acles…poi all’improvviso qualcosa mi riporta alla realtà, una fitta al ginocchio e subito dopo inizio a sentire un po’di fastidio al tendine della gamba destra….magari passa…magari è solo perché mi sono fermata un pochino…a volte mi capita appena riparto di essere un po’ inchiodata…non c’è da allarmarsi subito. Poi inizia la salita…il passo non è già più  quello di prima…ho paura a forzare e rallento anche se in salita sembra andare meglio….ma il tarlo del doloretto che forse si ripresenta appena inizierà la discesa si è già insinuato….e mi toglie un po’ di tranquillità. In mezzo ai pensieri arrivo in cima….un tratto in falso piano, un saluto ai volontari e la discesa inizia….e puntuale dopo i primi due passi la fitta al ginocchio….smetto di correre….mi raggiunge una ragazza e mi chiede se va tutto bene e le dico di no….mi fa male il ginocchio e anche il tendine…la sua espessione parla da sé e vuol dire “mo son cavoli amari”! E sono cavoli amari si! Voglio correre…la discesa è bella….corribile quelle che di solito farei libera e allegra senza tenere e invece cammino e pure male….ogni tanto provo a correre ma non riesco come vorrei e il dolore non passa….aumenta….sparisce il buon umore….inizia a venire meno l’ottimismo e prende forma un’idea che non vorrei proprio prendere in considerazione…fermarmi perché così non va bene…mi faccio solo del male e non mi diverto neanche un po’ quasi non mi accorgo di dove sto passando….solo il passaggio sotto il Torrion di Barrabba mi distrae e per un attimo mi dimentico di tutto….è davvero suggestivo! È d’obbligo fare una foto, passarci sotto è fantastico! So già che tornerò presto a vedere cosa c’è alla fine di quel sentiero che vedo lassù che pare entrar dentro al Torrion. Ma il tasto pause scatta subito e la musica riprende….e non é una bella melodia…. c’è una vocina che si fa sentire e che dice: ” mia cara ragazza….il tuo viaggio sta per finire….e la meta è cambiata…si chiama Valle stretta”. Eh si…..manca ancora parecchia strada e ci sto mettendo una vita….il tempo non passa come prima che volava, ora i minuti divento eterni….i km sembrano raddoppiare….ma quando non va è così, il tempo si dilata e tutto diventa più simile ad un’agonia. In un tempo interminabile arrivo al Colle di Thures…e poi c’è la discesa che tanto mi piace e che ho fatto con le amiche volando…con loro che mi dicevano “cavolo se vai in discesa! Questa ci sarà nella gara mi sa che ti diverti!” E invece no….non mi diverto affatto, è  lì  sotto i miei piedi ed io non riesco a correre come farei di solito….corricchio male e tutta sbilenca, per non sforzare da una parte mi viene male pure dall’altra….un disastro insomma! Poi finalmente, tra i pini, vedo il rifugio 3° alpini….sono arrivata….una parte di me dice “adesso ti fermi un po’ e ti riprendi…mangi e poi magari ti passa, sei ancora dentro al cancello anche se x poco…puoi farcela!”, l’altra parte, quella più concreta invece dice “ma dove vai? È fino ad ora che smadonni….non riesci a correre e cammini pure male….ti mancano 45 Km con in mezzo salita e discesa dal Tahbor e tutto quello che viene dopo! Sarebbe già duro se stai bene ma così è da idioti!” È fra tutti questi pensieri che mi sento chiamare….è una voce amica…è Patrizia che mi sta aspettando poco sopra il rifugio…la vedo e giù a piangere, mi fermo e le dico che ho male, non sono stanca ma mi fa male anche a camminare, mi guarda e mi dice fermati…è troppo dura se stai così. Come darle torto….lo so anche io ma non voglio ancora ammetterlo. Arrivo al rifugio e c’è anche Sergio….anche lui mi guarda e mi dice “ascolta me, fermati non puoi fare altro, e durissima da qui in poi, se stai così già qui è da pazzi proseguire”.
Lo sono un po’ matta….è un dato di fatto, ma non così tanto da mettermi nei guai io e mettere in difficoltà pure gli organizzatori perché poi non sono più in grado di continuare e sono imbucata chissà dove….quindi basta così per oggi, via il pettorale, archiviamo il sogno di tagliare anche questo traguardo, ma è giusto così, non posso fare altrimenti. Pago forse la mia inesoerienza, errori fatti prima, mancato recupero e forse poco riposo, il non aver ascoltato chi mi ha detto “riposati!” Stai bene ma prima o poi il corpo ti presenta il conto. E infatti lo ha presentato proprio quando non volevo accadesse….ma ci sta anche questo, esperienza, lezione, errori da cui imparare e un’altro pezzo da aggiungere nel  bagaglio delle esperienze che inizia ad essere pesante ma c’è ancora tanto spazio da riempire….e quando sarà pieno questo ne prendo uno vuoto, lo apro e inizio a riempirlo ancora. Questa è la mia visione della vita, fare più esperienze possibile e non smettere mai di imparare da ogni cosa che mi succede per crescere sempre di più e diventare migliore, perché chi sarò domani è sicuramente meglio di quel che sono oggi e sono stata ieri, ogni cosa è importante ed è bella, quel che conta è saperla guardare dalla giusta prospettiva. E poi ho vissuto anche oggi delle belle emozioni…una su tutte è un immagine che rimarrà per sempre nella mia mente perché ha un significato particolare per me…ieri mi sei sembrato più vicino, per una frazione di secondo credevo che fossi tu…sembrava davvero un’angelo quell’uomo che suonava la fisarmonica in vetta allo Chaberton con il sole che sorgeva. Momenti così valgono tutto….e svaniscono i rimpiati, lasciano spazio alle emozioni, quelle vere e uniche! Anche questa volta mia cara montagna mi hai fatto un gran regalo…mi stupisci sempre, e ti dico per l’ennesima volta GRAZIE!!!

Opera di Nadia Venturini 

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