E’ passato un altro anno, sono di nuovo qui, volgo lo sguardo in alto e tu sei ancora li, maestoso come sempre, qualche pezzetto in meno che è cascato di recente, ma si sa questa è la tua natura.

Questa volta sono solo ad affrontarti, tutto è pronto, inforco le racchette e inizio il cammino, come al solito essendo domenica ci sono tante persone che salgono, tanti volti da salutare ma che un istante dopo svaniscono tra le rocce.

L’aria è fresca ma non come al solito, il caldo di questi giorni si fa sentire anche qui, mi fermo mi alleggerisco e proseguo il cammino, la Sella del Monte Aquila è vicina ma non accelero il passo, del resto la giornata è appena iniziata e sarà molto lunga.

Le gambe leggermente doloranti dalla gara di ieri, le braccia che spingono le racchette con forza per alleviare e distribuire la fatica, presa la normale per il Corno Grande raggiungo due persone con cui avevo scambiato due parole poco tempo prima, saliamo assieme fino al bivio delle creste, poi li saluto e proseguo lungo il mio sentiero.

Ed ecco qua, proprio la prima volta, durante la mia prima uscita in montagna, il tratto dove mi ero piantato, le gambe che si erano indurite e che non ne volevano sapere di andare avanti, una brutta sconfitta, ma ne è passato di tempo oramai e di escursioni in montagna.

Passo deciso e sguardo sereno, eccoci al punto divertente, la Sella del Brecciaio, la salita si fa più arcigna e sbuca in un ammasso di rocce da aggirare e da utilizzare nella successiva discesa che culmina con un bel salto di 5-6 m accompagnato da una fune in acciaio, dopo qualche esitazione scendo giù ed ecco che si apre davanti a me la valle con in primo piano il Rifugio Franchetti.

L’appuntamento alle ore 10:30 è alla Sella dei due Corni, mi dirigo li, salgo leggermente e una volta arrivato mi fermo e decido che è giunto il momento di fare un bello spuntino, il panorama è eccezionale, uno scenario che si può soltanto vivere, il silenzio viene rotto solo da qualche flebile parola udita di lontano, per anni ho guardato questa montagna dall’autostrada, senza nemmeno poter immaginare l’emozione di respirare aria pura a più di 2500 m di quota

Visto il largo anticipo con cui sono arrivato e una nuvola che copre il sole, scendo al Rifugio Franchetti, la scelta è azzeccata infatti di li a poco il telefono squilla, è il mio amico, vengo informato di problemi fisici che impediscono la traversata del Ventricini, decido quindi di raggiungere la compagnia scendendo fino alla base della Seggiovia.

Passo svelto e disinvolto in discesa, ancora una volta tanti volti che incrocio, tante persone che con la testa all’insù cercano di scorgere il rosso del rifugio, dopo 30 min arrivo davanti alla madonnina, mi metto a prendere il sole in attesa dell’arrivo dei miei amici, nel frattempo scambio due chiacchiere con una persona che nota la mia visiera targata IM.

Opera di Alessandro Todde

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