Mimì aveva la pelle scura, tanto scura che guardandolo si poteva pensare solamente al sole. Il sole caldo della Sicilia. Era piccolo e mingherlino, sembrava disegnato con un carboncino. Aveva 16 anni e tanti capelli neri e ricci che ondeggiavano ad ogni suo movimento. Mimì sembrava fragile e lo incontravi sempre di corsa lungo il corso principale del Paese, avanti e indietro  anche su per i boschi, tra gli alberi. I suoi capelli ricci venivano avvistati sino in cima alla montagna più alta. Mimì era veloce in salita, veloce come il vento.

Lassù in cima a Monte Paglierino, in una casetta di montagna, viveva Zorbo, un coetaneo di Mimì. Lui era alto, forte e possente. Sembrava di due anni più grande. La sua pelle era bianca e ricordava tanto la luna quando è piena. Anche Zorbo correva tra i boschi, in particolare tra le pietre. Con quelle sue gambe robuste si buttava giù dai sentieri, tra pietre e radici, li saltava e scendeva forte e rapido come una valanga.

Un giorno Peppe Po, un vecchio allenatore di atletica oramai in pensione, che conosceva le doti sportive di entrambi i ragazzini, decise di farli incontrare per convincerli a sfidarsi in una gara di corsa. La gara doveva partire dal punto più basso del paese, lungo un sentiero di montagna, che si inerpicava fino alla cima più alta di Monte Paglierino. Da lì si doveva ridiscendere giù in paese, imboccare un lungo sentiero pieno di sali e scendi e ritornare al punto di partenza.

Peppe Po voleva capire, sapere chi poteva vincere tra i due. Chi? La velocità o la forza? Il fragile Mimì o il possente Zorbo?

Mimì e Zorbo all’inizio non volevano accettare la sfida, ma alla fine si fecero convincere dall’entusiasmo della gente del paese che già brulicava di chiacchiere e fantasticherie  su chi fosse il futuro vincitore… – “Mimì con il vento nei capelli” 

– “No, no sarà Zorbo con le sue gambe a tuonare la vittoria”  

La gara si sarebbe fatta di lì a due settimane.

I due ragazzi si allenarono senza mai incontrarsi. Ed il giorno della gara si trovarono alla partenza, fianco a fianco.

VIA!

Mimì partì a razzo… dissero che andava molto più veloce del vento, tanto veloce che riuscivano a distinguere solo la sua chioma riccia che ondeggiava su e giù al vento, il suo vento!

Zorbo, invece, partì con calma…non aveva fretta, sembrava tranquillo. Lui aspettava per sprigionare la sua forza!

Dalla cima di Monte Paglierino, lassù dal punto più alto, arrivarono le prime notizie:

  • “Mimì è in testa, è passato per primo, è un furetto. Vincerà lui è sicuro!”
  • “E’ passato anche Zorbo. E’ in ritardo di 5 minuti, ma sembra tranquillo. Si è fermato per stringere i lacci delle sue scarpe e si è buttato giù per il sentiero… a valangaaaaaa!”

Zorbo, la valanga, ha recuperato tutta la discesa. Rimontato tutto il ritardo di ben cinque minuti.

-“Adesso è Mimì in difficoltà, è troppo leggero in discesa. Zorbo vincerà. Sicuro!”  

Ma l’ultimo sentiero con salite e discese è un vero tormento per i due ragazzi. Ora è in vantaggio l’uno, ora l’altro.

Mimì recupera nelle salite… Zorbo lo supera in discesa

Si alternano senza fine…si superano senza fiato.

Mancano 500 metri. Si guardano negli occhi, si studiano… c’è tempo per un altro sorpasso, per “sverniciarsi” sull’ultimo cumulo di terra… ma i due si scrutano oltre gli occhi e si riconoscono.

Così diversi da sembrare uguali, uniti nella stessa passione. Non dicono una parola, solo uno sguardo.

Mimì e Zorbo arrivano al traguardo, lo tagliano fianco a fianco esattamente com’erano quando è stato dato il via.

Nessun vittorioso, nessun perdente. Ma il premio lo ritirano entrambi. Quel premio, nato tra la fatica ed il sudore, che si chiama condivisione, rispetto e amicizia. Quel premio che onora lo sport!

Li vedono ancora correre su e giù tra gli alberi e le pietre. Nei boschi.

fotoOpera di  Giovanni De Luca

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