Tre due uno …partiti…ma chi, per dove, e soprattutto perché… sono le 8:03 di domenica 6 luglio sono insieme a tanti ultratrailers, ai nastri di partenza di un viaggio di 57 km e 3000 metri di dislivello e non so cosa ci faccio qui, neanche come mai sono così tranquillo e rilassato, quello che mi aspetta lo immagino, ma ho voglia di provarlo, sono un curiosone e i tanti racconti, le tante foto, le tante emozioni delle ultra mi hanno sempre affascinato e incuriosito, volevo sentire, toccare assaporare anche io le sensazioni di un viaggio, ed eccoci qui.

L’avventura è iniziata qualche tempo prima, mi passa tra le mani il volantino di questa gara, non ero mai stato in questa zona, il monte Petrore, il Monte Paolino e il Monte Farinello non li avevo mai saliti, ma avevo letto qualche relazione e prima o poi dovevo farci un salto, questa era l’occasione giusta, in una sola giornata li avrei visti da sotto, da sopra, ci avrei girato intorno e li avrei cavalcati.

Pianifico di allungare un po’ i chilometri ed il dislivello, il tempo come sempre è poco, alla fine arrivo a tre settimane dalla gara a fare un 42 km con 2000d+, in mezzo una vacanza al mare e un viaggio di lavoro non aiutano, così come non aiutano quei quasi 1000 metri di dislivello in salita messi proprio gli ultimi 10 km della gara, quelli sì che mi intimoriscono, vado non vado? mi iscrivo? desisto? Cerco un po’ di scuse per rimandare, dovrei andare da solo, il momento non è adatto, il mal di schiena… niente le scuse non reggono, è iscritto Paolo, lo sento, è fatta, iscrizione inviata, mancano 4 giorni e…si parte.

Gli aggiornamenti degli organizzatori sono continui, dai 54 km iniziali con 2700 metri di dislivello ci comunicano prima che si è passati a 54 con 2800 e poi a 57 con 3000 d+ …ma oramai!!!

L’evento è talmente importante che coincide con la venuta del Papa nella mia terra :-), oltre al percorso di gara devo studiare anche il percorso per evitare i blocchi stradali, ma alla fine alle 17:30 siamo arrivati…a Paolo si è aggregato Antonio, siamo in tre, prendiamo i pettorali incontriamo i primi trailers, una birra fresca, un suggerimento su dove andare a cena e saliamo in montagna dove ci aspettano al rifugio per la notte… ci aspettano due fantastici ragazzi, paghiamo, ci mostrano le camerate… e vai, non si dorme sicuro !!! siamo tutti vicini vicini, 5 letti a castello in uno stanzone e 5 in un altro tutti vicini vicini, che vuoi che qualcuno non russerà? …è il minimo, ma ci penseremo poi, adesso abbiamo fame, è il momento di una bella cena, quattro risate, passeggiata digestiva e via a nanna. La notte meglio non raccontarla, tanto sapete già com’è andata, io alla fine ho pure dormito un po’ e mi sento “riposato”, è il momento di preparare tutto, in stanza c’è silenzio, si respira un’aria un po’ tesa, penso sia normale, la giornata è bella, ma sarà calda, il percorso lungo, io sono tranquillo, sorridente e rilassato, praticamente un incosciente.

Antonio è già pronto ad aspettarci e freme per andare a fare colazione, Paolo recupera le ultime cose e andiamo…colazione, zaini sulle spalle, foto di rito…tre, due, uno… inizia l’avventura, piano piano il serpentone lascia i pochi metri di bitume e inizia a salire nei boschi, io mi inizio a guardare intorno, dopo una prima salita impegnativa il percorso ci porta su belle vallate, grandi radure, piacevoli saliscendi; in lontananza si vedono i primi che procedono a passo sostenuto, gli altri seguono sparsi qua e là, l’aria è ancora fresca, i continui saliscendi piacevoli, passano i primi chilometri, ritrovo Paolo, facciamo una parte insieme poi lui allunga, alterniamo tratti di corsa a tratti di camminata, i primi ristori, le prime chiacchiere, le prime cadute ed i primi ritiri, la prima salita dura, sul monte Petrore, dove ci attendono diversi volontari, è bello sentire il loro incitamento, il panorama è bello, ma l’occhio va al percorso, dalle indicazioni che ho si dovrebbe arrivare fin laggiù per poi risalire di là e poi riscendere giù e risali…minchia!!! mi son stancato solo a vederlo, meglio non pensarci, siamo solo al 16° km… mi butto in discesa col sorriso e la cautela, ogni tanto raggiungo qualcuno, mi aggrego scambiamo 4 chiacchiere, ci supportiamo a vicenda, riinizia un altro lungo tratto di salita soft ma continua, si mischiano le carte, qualcuno passa avanti, altri rallentano, incrociamo i volontari, li ringraziamo, ci incitano, ci offrono da bere e da mangiare, son contenti ed orgogliosi di sentire che ci piace il percorso e la loro terra.

Il gruppetto con cui ero allunga, mi ritrovo solo, piacevolmente immerso nei boschi che pian piano ci condurranno al Monte Paolino, proseguo a passo svelto, ho voglia di sedermi un po’, ma il 30° km è quasi arrivato, il ristoro prima dell’ennesima salita sta arrivando, qui giù non c’è da sbagliarsi, il percorso è segnato bene, arrivo al ristoro, un altro ragazzo è seduto sconsolato, ritirato, era tra i primi e tra le altre giocava in casa, ci teneva ed era dispiaciuto, mi racconta il percorso, mi conferma i punti che avevo visto essere i più complicati, mi siedo anche io per rifiatare, acqua, frutta secca (alla fine a ste ultra si magna come ad un matrimonio), non so perché uno dei volontari ci tiene particolarmente affinché non beva solo acqua, ma anche dei Sali, vorrebbe mettermeli nel camel bag, ma a me non va, poi me lo porge, lo rifiuto, mentre parlo mi ritrovo sto bicchiere tra le mani lo butto giù e riparto, poche centinaia di metri e trovo un incrocio in una radura, la freccia dice a destra, ma non ci sono segnali visibili, mi fermo, non so dove andare,  mi vedo arrivare di fronte un ragazzo… “si va di là, io son sceso per 40 minuti da questa parte, ma ho sbagliato, mi ritiro”…provo a farlo desistere, …”dai saliamo insieme”…niente, ha deciso, lo capisco, io procedo, inizia uno strappo durissimo, con pendenze importanti, per fortuna nel bosco, salgo come un treno, arrivo in cresta, trovo dei volontari del soccorso mi fermo a parlare con loro, osservo il meraviglioso paesaggio e chiedo un po’ di indicazioni sui toponimi, li saluto e riparto, la strada è ancora lunga, ma dopo poco si induriscono i quadricipiti, principi di crampi…nooo, non mi sento stanco, né affaticato… salgo a fatica, ho difficoltà, provo ad alleggerire le gambe, devo fermarmi un po’, riparto, rallento, soffro, non so perché ma sono ancora confidente, penso sia una carenza o eccesso di Sali o acqua o gel bho, dovrò approfondire, ma adesso non è il momento, continuiamo, tanto comunque da qui in qualche modo devo scendere, raggiungo il Paolino, pian piano inizio la discesa, un tratto duro devo farlo pianissimo, le pendenze per fortuna mollano e le gambe ringraziano, arriva il Farinello, mantengo un passo decente in discesa, sena forzare, le gambe devono riposare, ma va meglio, è la scusa buona per godermi questo meraviglioso panorama, continuo a bere tanto, sembra vada meglio, la discesa comunque non era molto corribile,  arrivo al ristoro del 38°, ne mancano ancora 20, ritrovo il ragazzo che si è ritirato al 20°, sta meglio, ma il ginocchio gli fa male, parliamo per un po’, ritrovo anche gli straordinari volontari che ci hanno dedicato una loro giornata libera, chiedo info sulla discesa, “è dura, ghiaione, ripida, fate attenzione, andate piano, camminate nei tratti più pericolosi”…ok è ora di andare, un breve tratto di asfalto ci conduce all’imbocco della strada che porta ad un bellissimo Santuario, un posto meraviglioso, molto particolare, scendendo e facendoci largo tra i pellegrini si osservano tante croci che fiancheggiano la strada, riesco a leggerne una, sembrerebbe siano caduti di guerra, il posto è molto suggestivo, siamo sotto un costone di roccia esagerato, mi piace, continuo con il mio passo lento e preoccupato alternato ad una corsa lenta ma costante, iniziano un po’ di tornanti su ghiaia, le gambe borbottano, riprendo a camminare, oramai sono solo da un po’, e non mi dispiace affatto, mi sto godendo appieno la natura, la cultura e le persone che vivono questi posti.

Raggiungo un compagno di viaggio, scambiamo un po’ di impressioni, ha problemi di vesciche, allungo, questo tratto è pieno di acqua, ruscelli, piccole cascate, bellissimo, piano piano raggiungo l’ultimo abitato, sono le 4 del pomeriggio, sono 8 ore che girovaghiamo per monti, mi accolgono il Carabiniere del paese e un signore dell’organizzazione, gentilissimi, come le donne che hanno preparato il ristoro, hanno lasciato le bevande a rinfrescare nella fontana, la piazza è completamente al sole, prendo una bottiglia e mi sposto all’ombra, c’è un anziano del paese seduto sulla panchina, mi chiama “vieniti a sedere, chi te lo fa fare”, mi butto all’ombra della panchina e iniziamo a parlare, mi chiede da dove vengo, da dove siamo partiti, gli spiego un po’ e mi guarda perplesso, si avvicina anche il Carabiniere, è anche un runner, mi guarda come fossi un alieno, io intanto mangio un po’ di uvetta, banane, mandorle, loro vorrebbero chiacchierare ancora un po’, io prenderei volentieri anche una bella birra, ma bisogna ripartire, mancano 12 chilometri e soprattutto 1000 metri di dislivello, ma ci penseremo dopo… ancora 2 km circa di discesa mi riportano all’ultimo bivio prima di lasciare il paese, la strada incomincia a salire, ma per ora dolcemente, fra un po’ mi aspettano due strappi duri, il primo un mezzo km verticale, il secondo…vediamo come ci arrivo.

E’ caldo, troppo caldo, la strada che sale dolcemente tra le campagne non è più dolce, si impenna bruscamente, come previsto, cambio il passo, trovo un buon ritmo, la gamba va, incontro altri ruscelletti, mi bagno la testa e proseguo, sono arrivato fin qui, grossi problemi non ci sono, voglio arrivare, mi sento bene (è un parolone, ma pensavo di arrivarci molto peggio).

D’un tratto vedo un compagno seduto con le mani in testa fermo al centro del ripido sentiero guardo bene, mi avvicino, chiedo se va tutto ok…”Paolo… che ci fai qui” …”Ste ho sbagliato strada, ho allungato di là un paio di chilometri, tosto tutta salita, son tornato indietro, non ce la faccio, non so se riesco ad arrivare”…”Paolo… tranquillo, riposiamoci, mangia qualcosa, bevi rinfrescati e ripartiamo, proviamo a vedere come va e decidiamo” …”no ma tu vai”… “dove vado, e poi a fare che, prenditi tutto il tempo che vuoi, mi farebbe piacere arrivare insieme”… Ci proviamo, riproviamo, ci fermiamo a riposare, ripartiamo, acqua fresca in testa, qualcosa da mangiare, ci rifermiamo, ragioniamo… è durissima, la strada è ancora tanta, non va… è arrivato il momento di prendere la decisione più difficile, accettare, serenamente che, per questa volta, la montagna è stata più forte di noi (in verità lo è sempre), e non ci concede di tornare all’arrivo, fa parte del gioco, del viaggio interiore, del rapporto con il nostro corpo, la nostra mente e la nostra anima, questo è il trail, queste le ultra, ma bisogna sempre tenere bene in mente che la vita è anche e soprattutto altro… è il momento di salutarci, ci raggiunge una trailer, Paolo ha deciso, “Ci vediamo all’arrivo” …ok, è la decisione giusta, io mi accodo e provo a riprendere il ritmo, ne approfittiamo per rompere quel silenzio e quella solitudine che in alcuni momenti non sono piacevoli, superiamo insieme il primo strappo duro, io però riinizio a sentire le gambe dure, rallento, saluto e torno ad un passo consono alle mie condizioni attuali, incontriamo gli ultimi volontari sul percorso, ci dicono che mancano ancora 5 chilometri, bisogna portare pazienza, ora voglio solo arrivare, ma è ancora presto, sarà tutta salita.

Le pendenze continuano inesorabili e purtroppo riprendono anche i crampi, mi accompagneranno fino al traguardo, siamo immersi nel bosco, man mano che saliamo le querce lasciano il posto ai faggi, la luce sta calando, anche il caldo, l’ambiente è super, se solo mi facessero meno male, mi fermo 3 volte, pause da 4-5 minuti, è inutile ripartire dopo un secondo, bevo tanto, mi alimento e riparto, finalmente la terza volta è quella buona, il dolore si attenua e riesco a procedere ad un passo decente, mi superano in tanti, tutti mi chiedono se va tutto bene, tutti sono stanchi, ma l’arrivo si avvicina sempre più, finalmente riesco ad aggregarmi al compagno di avventura più importante, quello con cui abbiamo fatto l’ultimo e più difficile tratto fino all’arrivo, non ci conosciamo, lui ha sbagliato percorso e si è ritrovato a dover recuperare tempo, energie e testa per proseguire e provare ad arrivare, parliamo dei nostri progetti, i prossimi viaggi, iniziamo a percorrere le radure che piano piano, con il silenzio e la serenità dei boschi all’imbrunire, ci portano a vedere e tagliare il traguardo, sempre con il sorriso e questa volta con una gran bella soddisfazione.

Opera di Stefano Marino

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