…amo l’Ultra Trail, ma come troppo spesso accade il nostro amore non viene quasi mai corrisposto, anzi la maggior parte delle volte ne veniamo respinti.

Il mio muro si chiama per l’appunto Ultra Trail, la cui pistola fumante porta l’acronimo di UTAT “Ultra Trail Atlas Toubkal”, questa è la breve storia della mia personale resa di fronte a Golia.

Giovedì 1 ottobre, ore 06,00 di mattina è ancora buio sulla spianata di Oukaimeden a 2610 mt sul livello dell’oceano, nel bel mezzo della catena dell’Atlantide Marocchino, le facce attorno a me sono un misto di preoccupata/felice/aspettativa, quello che si stende davanti a queste centinaia di concorrenti arrivati da quattro continenti è un mostro lungo 105 km e 6500D+ da domare….

Tanta, tanta roba direbbe qualcuno.

Mi guardo dentro, sei mesi di preparazione, duemila chilometri di allenamento di corsa in montagna, più di mille in mountain bike, ore e ore di nuoto, trekking, cura dell’alimentazione, preparazione dei materiali e altro ancora…con un solo obbiettivo in testa, domare il Drago, si perché se si guarda il profilo altimetrico, quello che si percepisce sembra essere proprio un grande, mostruoso Drago Cinese.

I miei soci, nonché mezzi angeli custodi Franco e Raffa sono qui dietro, ma da ora in poi poco è quello che possono fare, la loro strategia è anni luce dalla mia (questo per loro stessa ammissione).

Tutto perfetto, ho dormito poco e riposato anche meno, ma sono certo che sia così per tutti, tra venti ore o poco più sarò di nuovo da queste parti, di questo ne sono assolutamente convinto.

Via…partono come i razzi, ma non importa, più della metà sono concorrenti della versione Lite la Marathon del Toubkal “solo 43 km” e io ho una strategia talmente salda da apparire inattaccabile, come si dice, a prova di bomba.

Prime due ore molto controllate, il cardio riporta sempre 120/130, niente fuori giri, niente pazzie…pian piano quando la salita obbliga i più a una rispettosa camminata risucchio tanti dei fulmini di guerra che erano davanti.

Al km. 20 o giù di lì dopo il primo paese o ritenuto tale, vedo davanti un gruppo un po’ troppo folto di concorrenti, rapido calcolo e mi induco a pensare che sono molto più scarso di quello che credevo se così tanti running sono davanti a me, e invece no…erano solo un corposo gruppo con il pettorale blu della 45 km. che avevano sbagliato percorso.

Faccio il buon sammaritano e gli indico il loro tracciato, che si trova dall’altra parte del torrente, naturalmente il tutto in lingua mista.

Ho fatto la mia buona azione…il Dio del Trail me ne darà merito, proseguo.

Trentesimo chilometro, primo ristoro, qualcosa non gira nel verso giusto, da un paio di chilometri alterno momenti di gran caldo ad un qualcosa di simile a brividi freddi, è meglio non farci molto caso, dico a me stesso “non pretenderai mica di fare tutta questa strada senza nemmeno una piccola crisi…o un piccolo crollo, hai cinquant’anni compiuti dieci giorni fa, non ti chiami Olmo, cosa vuoi?”, smettila di compatirti riposati dieci minuti, ritemprati, e poi gambe in spalla e pedalare, tanto adesso per un po’ si va in discesa.

Per la cronaca puramente agonistica, uno sguardo al foglio dell’addetto al controllo, sono 27° in grande recupero sulla classifica…

Trentottesimo chilometro, da quattro chilometri non c’è più segno di civiltà come sono abituato a vedere, a parte le onnipresenti parabole sulle terrazze delle case Berbere, quelle fornite di qualche tipo di elettricità naturalmente, per il resto il viaggio nello spazio e nel tempo mi ha fatto precipitare giù nel basso Medio Evo.

…Qualcosa non va…qualcosa non sta andando nel verso giusto, non sento nessun dolore, ma mi rendo conto che nell’ultima ora ho bevuto poco e mangiato anche meno, ma i campanelli d’allarme non suonano o non li sento o penso di non sentirli….ma quando arrivano è già troppo tardi, ci siamo.

Questo è l’inizio della FINE…

…Ogni pellicola finisce con in classico THE END…la mia finisce con DISSENTERIA FULMINANTE…

Le prossime tre ore o i prossimi dodici chilometri come preferite, sono un autentico calvario che non descriverò per ovvi motivi.

Resetto il cervello, escludo la “Modalità Agonistico/Sportiva”, da questo momento sono in “Modalità cosa Cazzo Faccio” in mezzo al nulla a 2600 metri, sotto il sole cocente di metà pomeriggio, l’ultimo ristoro è dieci chilometri alle mie spalle, tra dieci chilometri c’è il “Checkpoint 4” che fa anche da cancello orario delle 18,30, attivo la “Modalità tracciatore di percorso (per la cronaca sono colui che ha ideato e tracciato il percorso della StrafeXpedition)” e mi dico “tranquillo prosegui mal che vada, se non ti passa vedrai che gli organizzatori sicuramente hanno messo il cancello orario in un punto accessibile per i mezzi per il rientro”.

Si..si deve essere sicuramente così…!

Il Briefing…? Mah, era in francese e inglese, e io non sono forte con le lingue, ignorante…!

Ma dai, non sono dei pazzi questi Francesi…butta giù sto schifo di IMODIUM e vai avanti.

Ore 16,00 più o meno…sono disidratato, affamato e stanco, non mangio e non bevo da tre ore o meglio tutto quello che tento di buttare dentro inevitabilmente esce in qualche modo pochi minuti dopo da qualche parte, da un po’ ci si è messo anche il vomito come se non bastasse, ma ecco il Checkpoint 4, sono salvo….non fosse per la maledetta “legge di Murphy” che nel mio caso recita quanto segue “Se le cose sembrano andare finalmente per il verso giusto, c’è qualcosa di cui non stai tenendo conto.”

Cos’è che non sto tenendo conto?

Ah ecco cos’era, mi ci vogliono due minuti per capirlo e dieci per realizzare che l’organizzazione Francese (perfetta tra l’altro) e montagne Marocchine sono un cocktail capace di annichilire chiunque, basta posizionare un cancello orario a ventidue chilometri dal primo luogo raggiungibile da un mezzo a motore su ruote ed è fatta…

Ora ho un serissimo problema…

Entro nella tenda, mi siedo a terra…”pensa Piero, fa lavorare il cervello, mi serve una nuova strategia, un nuovo piano, la gara è andata, il Toubkal non lo vedrò mai se non in foto, del resto è qua dietro, ma prima ho un muro di cinquecento metri di dislivello che in queste condizioni precarie non scavalcherò mai…e poi per cosa…pensa Piero, fa lavorare quel mezzo neurone che ti rimane”.

Vediamo, faccio un rapido check, ho una tenda sopra la testa, un materassino sotto il culo, una serie di indumenti sudati e bagnati addosso, una serie non completa di indumenti semi-umidi nello zaino (del resto la sacca con il cambio integrale è all’88° km…perfetto), acqua e cibo non sono un problema, sfamerei un esercito, ma prima devo risolvere la questione dissenteria altrimenti è tutto inutile, mi rimane una sola pastiglia di imodium, ma tra qualche ora dovrebbero arrivare Franco e Raffa, lei è una farmacia ambulante, devo solo aspettare, ah, si ho anche una gran stanchezza addosso e a questo punto poca adrenalina in corpo.

La famosa “legge di Murphy versione 2.0” fa la sua comparsa in pompa magna, informandomi che chi decide di fermarsi e ritirarsi deve rimanere al Checkpoint 4 fino a domattina, la partenza a ritroso è prevista alle ore 07,00 direzione “Setti-Fatma” dove ci attendono i mezzi per il rientro, tempo stimato circa 7 ore per percorrere 23 km….

Va bene che sembro un cadavere, ma 3 km/ora li faccio in infradito camminando all’indietro se sto bene, ma me ne sto zitto e faccio si con la testa, del resto ho ancora qualche problemuccio da risolvere, non me la sento di fare tanto lo sbruffone…mi alzo a fatica prendo l’ultimo fazzoletto di carta che mi rimane, lo divido in quattro pezzi e mi avvio ad una discreta distanza dalla tenda…cazzo che fine giornata di m…..!!!

Arrivano Franco e Raffa…

Franco non realizza subito il tutto e strabuzza gli occhi, Raffaella da Ultra Runner di grande esperienza oltre al fatto di essere una ex farmacista ha già capito tutto, dopo essersi sincerata delle condizioni in cui mi trovo, per pura cortesia mi chiede se voglio andare con loro, al loro passo, ma la sentenza è già stata scritta e depositata, non le resta altro da fare che donarmi metà delle sue pillole e farmi il pieno con dei buoni consigli, ci si rivede al traguardo domani verso “una qualche ora”…adesso li caccio fuori perché il cancello sta per chiudersi, hanno un’intera notte e un intero giorno di fatica davanti a loro.

Giovedì 22,30, nel bel mezzo del nulla sulle montagne dell’Atlantide, con in corpo mezza farmacia anti-dieretica, dopo 9 ore d’inferno tutto si ferma, sono più o meno asciutto, sfinito, sotto una coperta gentilmente offerta dai pastori Berberi che con i loro muli hanno provveduto a portare e montare il Checkpoint 4, ora siamo in 12 qui dentro, almeno l’effetto stalla è assicurato, mi rimangono 8 ore per rimettermi in piedi in maniera accettabile per ciò che mi aspetta all’indomani, perché da questo luogo o esco con le mie gambe o esco con le mie gambe.

Stanotte ho sognato, non ho la minima idea di cosa trattasse il sogno, ma sono sicuro di aver sognato, buon segno, quando mi capita vuol dire che sto recuperando, guardo l’orologio, avrò dormito almeno 20 ore…sono le tre e dieci, altre quattro ore qui dentro, senza più sonno diventano un eternità.

Va bene, mi ascolto internamente, sembra tutto in ordine, sul filo del rasoio, ma in assetto.

Ho una bottiglia d’acqua che per sicurezza ho tenuto al caldo, svuoto l’ultima busta di Sali Magnesio e Potassio, faccio una cosa da non manuale medico e prendo in via cautelativa l’ottava pillola di Imodium anche se è da sei ore che non evacuo, a quello penserò nei prossimi giorni, ora le priorità sono ben altre.

Venerdì 2 ottobre, ore 15,50 con Eleonora decidiamo di andare incontro a Raffa e Franco, sono a cinquecento metri dal traguardo, dopo 33 ore e 50 minuti non sono più delle gazzelle baldanzose, ma sono gli eroi del momento e faccio uno scatto avanti per filmare il loro arrivo…è finita, hanno cavalcato il Drago, sono tra i sessanta Finisher e li sto abbracciando.

EPILOGO 1.0: alla “legge di Murphy versione 3.0” l’ho messa in culo…assieme ai miei compagni occasionali in 5 ore siamo arrivati a Setti-Fatma, percorrendo 20 km a ritroso sul percorso di gara + gli ultimi 3 km in ammollo dentro il torrente Qued Ourika perché mi ero letteralmente rotto le palle di attraversarlo ogni cinquanta metri.

EPILOGO 2.0: in complessivo ho percorso più o meno 72 km e circa 3700 D+ in 16 ore effettive (esclusa la sosta al campo naturalmente), niente di che se penso al mio vero obbiettivo, ma i fallimenti servono per imparare certe lezioni che a cinquant’anni compiuti si deve capire (ignorante che non sono altro)…e ho capito che certi muri “a dispetto di molti Guru delle sfide impossibili”, per il sottoscritto non sono superabili, e se anche lo fossero dovrei spingermi talmente vicino al mio personalissimo baratro, da non poter godermi per sfinimento l’eventuale 3° tempo e le settimane successive, cosa che non baratterò mai per la parte comunque bassa del primo foglio della classifica.

EPILOGO 3.0: non basta una grande passione e nemmeno un grande amore, certe cose necessitano di FISICO, chi non c’è la resti a casa o ritorni alle Sky-Race…ononsimollauncazzo…

…Buona la seconda…!!!!

…O magari la terza….!!!!

Un grazie a Franco Morello, Raffaella Greco ed Eleonora Cappellari compagni di un’avventura.

 Opera di Rebeschini Piergiorgio

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