Nessuno conosce questa gara per un semplice motivo: questa gara non esiste. Ed è proprio così che io mi sento, è questo il mio modo di vivere, è questo che sono: un trailer che non esiste.

“He’s a real nowhere man, sitting in his nowhere land

Making all his nowhere plan for nobody”. (Lennon-McCartney)

Piove e c’è nebbia. Guardo fuori, piove. Ripenso a quel giorno. Chissà come mi è venuta un’idea del genere. Eppure tutto andò nel migliore dei modi. Da una battuta lanciata così per caso parlando del più e del meno nacque un’avventura, una di quelle che lasciano un segno dentro di te, e che ti ricorderai per sempre.

Il mio amico Federico, insieme ad Alex e Stefano, organizza da alcuni anni la 6 ORE in Mountain Bike a Bernezzo (CN). Un paio di anni fa gli dissi: “Senti quest’anno potrei partire 6 ore prima dei bikers, correre fino alle 12:00, entrare in piazza e dare il via alla gara…” lui mi rispose: “E perché no!” Un mese dopo mi ritrovai non troppo convinto ad affrontare l’ennesima sfida: una sfida contro il tempo, contro me stesso e contro una società fatta di troppe comodità, una società in cui ormai l’uomo sembra essere dipendente dalla macchina. Ma non io. Io quel sabato mattina di due anni fa partii da casa mia alle 5:00 deciso a dimostrare l’esatto contrario. Non ero solo, perché sapevo che qua e là per il mondo c’èra altra gente che la pensava come me.

Bernezzo (CN) 14 settembre 2013 – 5:44

È buio sulla piazza principale del paese. Una leggera brezza danza silenziosa tra gli striscioni che legano le transenne. Un piccolo furgone si avvicina lentamente, si ferma, si spegne: il mio amico e compagno di squadra Fausto mi ha fatto una sorpresa e mi ricorda ancora una volta che anche se nella vita bisogna contare solo sulle proprie forze, tuttavia un piccolo aiuto sempre gradito può giungere quando meno ce lo aspettiamo e poi “I matti non vanno mai lasciati andare da soli!”.

ORE 5:58 – VIA! Alla presenza di Federico, unico testimone dell’avvenimento, poco prima che il campanile della Chiesa annunci la nuova ora partiamo per affrontare i 6400m del tracciato. Il dislivello non è eccessivo: poco più di 180m a giro, ma la varietà del terreno, le pendenze incostanti, le rampe improvvise, i sassi, le radici e gli innumerevoli cambi di direzione metteranno a dura prova le mie gambe e la mia volontà.

ORE 6:38 – PRIMO GIRO. Due piccole luci ravvivano per pochi secondi una piazza dove il nostro amico come una silenziosa formica notturna continua a lavorare senza sosta mentre il nostro passaggio altrettanto silenzioso si perde nel nuovo giorno che nasce. In pochi minuti il paesaggio cambia magicamente intorno a noi, il cielo si tinge d’azzurro, le verdi foglie dei frutteti profumati schiariscono, le case si illuminano di una luce viva e intensa e le nostre misere lampade si spengono.

ORE 7:17 – SECONDO GIRO…………………………….

ORE 7:55 – TERZO GIRO. Il mio amico mi saluta. La sua compagnia è stata preziosa. I primi tre giri non esistono più, è come se partissi adesso, solo contro un unico avversario che non esiste.

ORE 8:29 – QUARTO GIRO. È stato il più veloce di tutti. La piazza ora ha preso vita: il solito viavai del sabato mattina. Fausto sta facendo colazione al bar, ma trova ancora il tempo per spendere una parola di incitamento per me; a dir la verità mi ha gridato: “Ueh! Stai rallentando!” ma non importa; quelle parole scherzose per me valgono più di un bicchiere d’acqua nel deserto.

ORE 9:05 – QUINTO GIRO. La corsa non è altro che l’eterna sfida contro un avversario in apparenza invincibile. Lui è sempre un passo avanti a me, è sempre più allenato di me. Lui non esiste. È un nemico implacabile che non si accontenta di vincere, mi dichiara guerra dal momento in cui inizio a correre, una guerra psicologica e sfiancante, dove non ci sono glorie e onori, ma solo la volontà di andare avanti, sapendo che la linea del traguardo sarà solo l’inizio di una breve tregua prima della prossima battaglia e sapendo già fin d’ora che arriverà il giorno in cui perderò e in cui non potrò mai più vincere, ma non importa, vale sempre la pena di continuare a lottare perché quel giorno saprò di avere dato il massimo e le mie piccole vittorie saranno più grandi di qualsiasi sconfitta. Ma quel giorno non è ancora arrivato: oggi vincerò ancora io (o almeno spero!).

ORE 9:40 – SESTO GIRO. Il percorso comincia a prendere vita. I cronometristi installano i loro marchingegni per la lettura dei chip, alcuni organizzatori stanno sistemando gli ultimi coni e le fettucce per delimitare il tracciato e nella zona di partenza/arrivo fanno la loro comparsa le prime mountain bike. Li guardo e trovo un pensiero felice: “tra poco toccherà a loro, quindi io sto per finire e anche se mancano ancora più di due ore, per me è importante, perché tra un giro avrò superato le 4 ore di corsa e a quel punto sono sicuro che non mi fermerà più nessuno.”

ORE 10:15 – SETTIMO GIRO. Qualcuno mi guarda come per dire: “Ma guarda quello!”, qualcun altro mi incita e mi incoraggia, Federico addirittura annuncia il mio passaggio al microfono, qualcun altro mi guarda e basta. Perché non mi sono scelto una gara normale come fanno tutti? Perché io non sono una persona normale. Io non sono come gli altri. Mi piace trascendere l’essenza delle cose, guardare e pensare oltre, trovare nuove sfide al di là della sfida. Per me una gara non parte sotto lo striscione e non finisce sulla linea del traguardo, c’è sempre qualcosa prima e dopo. Quante volte mi faccio 7, 8, 10 Km per andare a fare una gara e altrettanti per tornare a casa, a volte corro più forte dopo che in gara, non c’è un motivo particolare, mi piace correre tutto qui. Beh! A dire la verità mi piace anche sentire quelli che mi dicono: “Sto qui parte da casa, torna a casa e non riesco a batterlo!”.

ORE 10:52 – OTTAVO GIRO. Ora so che ce la farò. Il sole ormai è alto e il caldo comincia a farsi sentire, ma questo è un problema degli altri, a me mancano solo un paio giri, non avrò tempo per patire il caldo, è una cosa che non m’interessa. Sotto al gazebo dove è allestito il mio ristoro personale trovo Elena e Davide; è per loro che sono nato ed è grazie a loro che ho scelto di vivere. Penso che un giorno racconteranno ai loro amici: “una volta mio papà si è messo a correre per 6 ore da solo come…. non era neanche una gara….. lo guardavano tutti…. Non è mai stato normale….” E questi replicheranno: “…………………..”

ORE 11:30 – NONO GIRO. Gli ultimi 6,4 Km mi hanno dato fiducia, cominciano le fasi di riscaldamento e finalmente non sono più solo. Anche se questo è stato un giro più lento dei precedenti per lasciare giustamente passare le bici sul percorso, la loro compagnia mi ha distratto per un po’ e nonostante adesso sia molto stanco, nulla ormai può impedire alle mie gambe esauste di portarmi fino al traguardo, quel traguardo maledetto che mi sta aspettando da più di cinque ore. Più di una volta ho pensato: “Ma chi me l’ha fatto fare!” più di una volta mi sono detto: “Hai già fatto anche troppo, puoi ritenerti soddisfatto, fermati e riposati, tanto non cambia niente.” ed ogni volta ho avuto la forza di rispondermi: “Ancora un giro, uno soltanto e poi vedremo………”

ORE 12:02 – DECIMO GIRO. Tutti stanno aspettando me. Per una volta anche una persona qualunque può sentirsi importante senza essere un campione. Sono in leggero ritardo e a un chilometro dalla fine sono costretto a fare un taglio kamikaze tra erbacce e ortiche. Qualcuno mi viene incontro in bici, è Fausto che, fresco e riposato dopo una bella colazione, è tornato per il gran finale: “Sbrigati! Non li tengono più!” Entrando nella piazza del paese, mi tolgo la maglietta (lo so avrei dovuto fare il modello!); è il mio momento, un momento che sto aspettando da 6 ore e finalmente è arrivato, tutta la fatica acquista ora un senso e la sofferenza diventa energia. Incitato da Federico al microfono percorro i 300m di prologo incalzato da un centinaio di bikers scatenati che mi danno appena il tempo di scansarmi e si avventano sule loro MTB tirate a lucido per l’occasione.

ORE 12:02 – LA FINE, L’INIZIO. La mia avventura termina qui. La loro avventura comincia qui. Nel giro di pochi minuti 200 copertoni tassellati cancelleranno dai sentieri di Bernezzo ognuna delle 63.000 impronte che ho lasciato questa mattina; di questa avventura non resterà nessuna traccia ed è giusto così, perche io sono un trailer che non esiste ed ho appena concluso una gara che non esiste, ma……

….ma forse qualcuno mi ha visto, qualcuno mi ha accompagnato, qualcuno ha fatto il tifo, qualcuno racconterà….

…..forse, anche stavolta una piccola traccia è rimasta, una leggera impronta lasciata per sbaglio fuori dal sentiero e che nessuno mai più calpesterà, un sottile filo di Arianna che io ho srotolato pazientemente tra i boschi di Bernezzo per ben 10 volte e che resterà lì per sempre invisibile, perché nessuno potrà mai tagliarlo.

Opera do Matteo Renda

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