Andrea Fergola
 Andrea Fergola
Istruttore Tecnico Nazionale di Trailrunning, Presidente Ergus Trail Team ASD

Spesso mi son chiesto quale potrebbe essere il futuro del trailrunning, a quale destino andrà incontro… vedo nascere e crescere molte manifestazioni sportive, come se in un turbinio di emozioni si potesse convogliare tutta la forza in unico giorno, quello della gara.

Si spendono molte risorse economiche per rendere un evento unico e migliore di altri, una gara nella gara, un rincorrere l’edizione migliore di sempre.

Ad ogni fine evento, tutti a complimentarsi a ripromettersi che l’anno successivo saremo nuovamente presenti anche per migliorare il proprio personale.

Ma siamo sicuri che è questo quello che vogliamo per il nostro amato trail ?? Siamo sicuri che la “gara”possa essere sempre  l’occasione per definirsi dei veri trailer ??

Onestamente non credo che sia proprio così, anche perchè si ridurrebbe veramente a poco. Tutti a misurare le proprie performance sui siti internet, dove in maniera un pò indiscreta veniamo monitorati,  come se tutto il nostro valore atletico e umano fosse racchiuso in quello che puoi esprimere in gara. Essere valutati per aver partecipato ad una gara di oltre 100 km se hai corso nel deserto piuttosto che sulle distese ghiacciate dei poli, insomma il tuo curriculum atletico racchiuso in quei numeri.

Eppure negli ultimi anni, ci si sta rendendo conto che l’evoluzione naturale sta già avvenendo anche tra gli atleti di punta, forse per il tipo di disciplina sportiva, non amano essere troppo al centro dell’attenzione, infatti sono sempre più frequenti le imprese in solitaria dove l’uomo si misura con se stesso e con la natura che lo circonda.

Alcuni di voi potrebbero farmi notare che tutto ciò accade anche in gara, che le dinamiche sono identiche, ma sappiamo in cuor nostro che non è proprio così, a fianco a noi c’è sempre qualcuno da battere che ci fa andare più forte, che la gara è l’occasione per riscattare le nostre sconfitte quotidiane.

Altro approccio che sta crescendo sempre di più, è quello di radunare persone in quelli che ormai è moda chiamarli “trail camp” dove si condividono emozioni, si conoscono luoghi lontani dalle nostre abitudini in un approccio più umano e passatemi il termine “didattico”.

Sempre più spesso  strutture alberghiere promuovono un turismo sportivo, nei luoghi più belli d’Italia, sempre più spesso si incontrano persone che hanno abbandonato il vecchio scarpone per indossare scarpette da trail per essere più agili e veloci, sicuramente i più conservatori non amano ancora troppo questi nuovi turisti, ma li ammirano per le loro capacità atletiche.

Si promuove il trail sempre e comunque in ogni occasione lo permetta, molti di noi quasi nell’ombra e quotidianamente s’impegnano in nuove sfide, dove l’ultimo dei propri pensieri è la gara. Trovarli non è semplice perchè loro si mischiano tra la folla, forse un occhio attento può scorgerli per il loro abbigliamento che ha poco di classico ma molto di tecnico.. loro forse sono la vera anima del trail.

Mi piacerebbe pensare ad un futuro per il trail molto meno agonistico e più attaccato a quello che un tempo era la vera voglia di scoprire luoghi nuovi e limiti sconosciuti di noi stessi…. un utopia ??