Sembra strano, ma devo ancora rendermi conto della portata dell’avventura che ho vissuto. Devo ancora metabolizzare le cifre di questo viaggio: 4300 km, 6 nazioni attraversate, 84 giorni avventurosi, moltissime notti in tenda nei boschi e pochissime in un letto offerto, 9 paia di scarpe utilizzate, più di 50 km di media giornaliera e molti animali selvatici incontrati.

Questo viaggio, si è rivelato una grande avventura. Ho trovato molte risposte, ho avuto delle conferme su alcune mie idee, ed altre sono state screditate e rivalutate. Ho attraversato momenti molto intensi. Alcuni carichi di felicità e gioia, ed altri con i quali ho dovuto fare i conti con dolore e sfortuna. Ho sempre affrontato ogni metro con il sorriso e con la passione per la corsa.

Attraversare 6 nazioni e poi voltarsi indietro per osservare il proprio percorso, ti fa capire quanta strada si può fare quando a spingerti è una motivazione ben radicata. Durante il viaggio ho dovuto affrontare delle difficoltà: rotture del carretto, strade trafficate, mancanza di cibo o acqua, meteo avverso ecc.. . Ma sono sempre stato felice di aver intrapreso questo percorso, senza ripensamenti. La felicità che sapevano regalarmi un tramonto mozzafiato, uno scorcio di un lago incontaminato, uno sguardo di una renna sbucata all’improvviso, un cioccolatino offerto da un’anziana signora o, un messaggio della mia fidanzata ricevuto in un triste momento, cancellavano in un secondo tutte le fatiche accumulate quel giorno!

Ho conosciuto persone fantastiche e visto luoghi degni di essere citati nelle fiabe più splendide. Sono stato accolto nelle case, chi mi ha dato un letto, chi una doccia o un pasto caldo. Mi sono trovato a ridere a squarciagola, ripensando a qualche scherzo con gli amici, o a piangere come un bambino quando ripensavo all’amore che avevo lasciato a casa.

Non mi sento di dire di aver trovato delle risposte, di essere stato felice o di non aver fatto fatica. Credo infatti che ogni esperienza vada vissuta a pieno in ogni sua sfaccettatura. Sono convinto che tutti debbano affrontare una simile avventura in solitaria. Lo sforzo fisico quotidiano, abbinato alla solitudine e alla natura incontaminata mi hanno regalato emozioni indescrivibili; che a loro volta hanno generato pensieri e sensazioni profonde. Mi sento quindi di dire che ho veramente VISSUTO per 84 giorni.

PRESENTAZIONE

Abito a Galliera Veneta, piccolo paese nella periferia della provincia di Padova. Sono nato il 15 giugno 1989 e ho sempre adorato lo sport, la natura e le moto.

Per quanto riguarda la natura, oltre a bazzicare in zone montane, nel 2009 sono diventato un agrotecnico per poi conseguire un percorso triennale di laurea alla facoltà di Agraria di Padova.

Nello specifico il corso era “tecnologie forestali ed ambientali”. Per quanto concerne la mia seconda passione, lo sport, ho giocato a calcio per ben 14 anni; fino a quando nel 2012 la mia vita è cambiata.

Nell’estate del 2012, più precisamente nel mese di luglio, un venerdì sera portai a casa la mia prima moto “seria”, un’honda transalp 700xlv. Con la mente sognavo già il primo viaggio attraverso i passi alpini. Il sogno ad occhi aperti durò poco però, perché vennero a prendermi proprio quella sera per disputare un classico torneo estivo di calcio a 7.

Durante quella partita subii un forte colpo alla coscia sinistra, ma continuai a giocare comunque per tutta la partita. Dopo la doccia non riuscii nemmeno ad arrivare alla macchina nel parcheggio.

Andai diretto in ospedale e, dopo un bendaggio contenitivo e una notte in bianco ci ritornai per essere ricoverato. Il quadricipite femorale aveva una grossa lacerazione e il muscolo era zuppo di sangue, tanto da creare caos anche nelle immagini della risonanza.

Rimasi li per una decina di giorni e poi, una volta entrato in sala operatoria pronto per l’anestesia, uno dei medici mi salvò dai ferri cercando di far riassorbire l’emorragia in maniera naturale.

Tornai a casa, mi presentai alla presentazione della nuova squadra in stampelle e, dopo la riabilitazione ricominciai a camminare desideroso di raggiungere i miei compagni al campo di calcio.

Nel frattempo, a settembre, salii finalmente in moto per un breve giro tra le colline di Valdobbiadene; durante il ritorno una macchina fece inversione senza controllare lo specchietto e mi prese in pieno sbalzandomi in un vigneto.

Arrivò l’ambulanza che mi portò subito all’ospedale di Conegliano. Da li cominciò il vero calvario. Bilancio: legamenti della caviglia destra lesionati, colpo di frusta, trauma cranico, contusioni ed abrasioni varie… ma soprattutto, moto distrutta!!!

Da li 6 mesi tutti in salita tra riabilitazione, perdita del lavoro e sconforto. Fino a quando un fuoco di vita si riaccese e mi balenò in mente un’idea quantomeno bizzarra per un ragazzo in stampelle…fare il giro d’Italia di corsa, in solitaria.

Genitori e fidanzata mi presero per pazzo inizialmente, giustificando le mie farneticazioni con il trauma cranico dell’incidente. Mi documentai su chi potesse aiutarmi nella preparazione e scovai Simone Bortolotti (Gardatrainer) che aveva allenato e accompagnato niente popò di meno che Alex Bellini alla LA-NY footrace!

Da li seguirono incontri, test e piani di allenamento. Simone credeva veramente nella mia motivazione e mi appoggiò da subito. Mi avvertì però che un altro suo atleta (Marco Chinazzo, poi diventato un mio carissimo amico!) stava già facendo il giro d’Italia; quindi dirottò la mia esigenza di avventura in un primo “banco di prova”, un po’ per saziare la mia sete di km e un po’ per vedere se avevo del motore o se dovevo lasciar perdere e darmi all’ippica.

Sconsolato che Marco avesse rubato il mio sogno ma euforico per questa nuova avventura sportiva, mi gettai a capofitto negli allenamenti. Dopo un primo test molto deludente (anche se Simone non lo ammise al momento!) iniziai ad ingranare, visto che il mio coach mi aveva iscritto alla prima gara della mia vita assieme ad un suo gruppo di atleti…il MAGRAID 100Km nella steppa.

Continua nella prossima puntata …

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